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galleria muggia
Foto di Federico Zadnich

A Muggia si vuole raddoppiare la galleria invece di innovare la mobilità


Il progetto di raddoppio della galleria Sauro di Muggia è al centro di un acceso dibattito, con critiche che mettono in evidenza le molteplici incognite e le mancanze di un piano che, sebbene presentato come soluzione migliorativa, sembra generare più dubbi che certezze. Le critiche evidenziano la mancanza di trasparenza e di analisi approfondite sulla viabilità e sull’impatto ambientale. Il Sindaco le respinge come strumentalizzazioni politiche, ma, ancora una volta, i cittadini rivendicano il diritto a un dibattito trasparente. 

Il progetto

Il progetto di far diventare la galleria (attivata nel 1961) a doppio senso di marcia è stato presentato a settembre 2023 dal sindaco Polidori, l’assessora Steffè, e l’assessore regionale Roberti, che l’hanno inizialmente descritta come uno strategico collegamento con la Slovenia e la Croazia (e si parla della via principale del centro cittadino!).  Polidori dichiarava l’opera fondamentale per il futuro della città, e Roberti affermava che nonostante l’impatto elevato sulla comunità interventi come questo si rendono necessari in quanto garantiscono al territorio futuri benefici perduranti nel tempo, e ha fatto riferimento a “un centro storico con peculiarità uniche in regione e con grandi potenzialità turistiche, oltre che una delle porte d’ingresso per la Slovenia e la Croazia”. 

Poi ne hanno giustificato l’esigenza con “i rallentamenti alla viabilità e il traffico congestionato” determinato dal transito a senso unico alternato semaforizzato  e le condizioni ammalorate della struttura esistente. Il costo stimato dell’opera supera i 20 milioni di euro, parte dei quali coperti con fondi regionali, plausibilmente destinato ad aumentare in corso d’opera, come avviene nella gran maggioranza dei casi. Così come si può presupporre aumenteranno i tempi di realizzazione, stimati in 21 mesi (ricordiamo che la Galleria di Montebello è stata chiusa per 420 giorni a fronte dei 40 prospettati), durante i quali la viabilità sarebbe interamente deviata lungo strette e pendenti strade residenziali, provocando disagi e problemi di accessibilità anche ai mezzi di soccorso che il sindaco ha minimizzato definendoli semplici “fastidi momentanei”.

Le criticità

La manutenzione straordinaria del tunnel è chiaramente necessaria per motivi di sicurezza, ma il raddoppio invece non porterebbe alcun beneficio alla viabilità di Muggia. Nel progetto stesso, la riduzione del tempo di attraversamento del centro cittadino è stimata in 14 secondi in inverno e 5 secondi e mezzo in estate. Questa irrisoria riduzione nei tempi si otterrebbe, però, non tanto con il raddoppio, bensì eliminando alcuni attraversamenti pedonali e semaforizzandoli e, soprattutto, eliminando il semaforo che attualmente comporta il senso unico alternato in galleria. Questo semaforo era stato introdotto in via provvisoria nel 1999, per consentire ai mezzi pesanti di arrivare al cantiere per Porto San Rocco (l’ennesima speculazione edilizia travestita da altro che la dice lunga su chi ci amministra), e sarebbe quindi facilmente rimovibile a costo zero. 

Così come sarebbe a costo zero la pedonalizzazione temporanea del Mandracchio (stagionale, oraria, o nei festivi), così come viene fatto in decine di comuni e nella stessa Muggia durante il carnevale. Una soluzione che si potrebbe anche testare con delle sperimentazioni, come suggerisce il Codice degli Appalti, prima di imbarcarsi in opere costose dalle quali non si può tornare indietro.

Si prevede l’abbattimento di un edificio del centro storico; del tutto insufficienti sono le necessarie valutazioni ambientali preliminari sul rumore e sulle vibrazioni indotte nelle zone circostanti; non viene garantita la tutela delle strutture che si trovano al di sopra o in prossimità del nuovo tracciato della galleria. L’amministrazione comunale ha più volte rimandato queste valutazioni, e promesso garanzie comunali senza mai adottare un solo atto concreto. Ma al di là degli edifici coinvolti e delle persone che abitano nei dintorni, il raddoppio della galleria avrebbe conseguenze devastanti sulla qualità dello spazio pubblico: l’opera è di per sè un attrattore di traffico che su via Roma aumenterebbe fortemente, tagliando in due la città e costruendo una barriera tra la parte residenziale e gli attrattori scolastici, culturali e sportivi, e rendendo il centro rumoroso, sgradevole e insicuro, mentre gli attraversamenti pedonali ridotti in numero e tutti semaforizzati sarebbero un freno alla pedonalità. Per non parlare della sicurezza idrogeologica: negli ultimi anni in diverse occasioni gli eventi climatici estremi hanno evidenziato la fragilità del territorio muggesano e della struttura viabilistica, che necessitano di un importante impegno economico e strategico.  

Progetti simili erano stati accantonati in passato proprio per le evidenti criticità: il raddoppio della galleria appare un’opera sproporzionata rispetto agli irrilevanti benefici e ai costi che la piccola comunità di Muggia dovrà sostenere.

Il ricorso al TAR

Due cittadini con legittimo interesse, Piero Metullio e Sergio Norbedo, hanno presentato ricorso al TAR chiedendo la verifica delle procedure e delle modalità seguite dall’amministrazione comunale di Muggia nell’iter di approvazione del progetto di allargamento della galleria. Il ricorso prende in esame il progetto nel suo complesso, sul piano squisitamente tecnico-amministrativo, sia per quanto riguarda l’iter progettuale, decisionale e autorizzativo, i presupposti e gli obiettivi dell’opera, le contraddizioni, le alternative negate, la pesante ricaduta sul territorio e sulla viabilità cittadina, l’impatto sull’ambiente sopra e sotto suolo, e la sproporzione tra alti costi e incerti benefici. Auspichiamo di poter presto dare aggiornamenti positivi, così come per le sentenze relative al progetto dell’ovovia di Trieste.

Una questione di visione e condivisione

Al di là delle questioni meramente tecniche, si tratta dell’ennesimo caso in cui i principi di trasparenza e partecipazione nelle decisioni che riguardano la cosa pubblica vengono completamente ignorati. Alle preoccupazioni della cittadinanza, legittime e concrete, non è mai stata data risposta, e il sindaco ha invece screditato il dissenso derubricandolo a strumentalizzazione politica. Il sindaco non manca mai di richiamare il suo programma elettorale, sottolineando di essere stato democraticamente eletto con il 48,73% dei voti. A parte la follia di una legge elettorale che assegna ad una coalizione con poco più del 20% dei voti degli aventi diritto il 60% dei componenti del consiglio comunale, in quanto primo cittadino dovrebbe rappresentare anche chi non lo ha votato. Il suo programma prometteva un “dialogo costante con la cittadinanza”, che non può ridursi a mere apparizioni sui social o sulla stampa, e “l’ascolto dei problemi della comunità”, ma evidentemente solo quando questi sono in linea con la sua visione. Il criterio della trasparenza, fondamentale per un progetto di forte impatto come il raddoppio della galleria, è stato totalmente disatteso. Il coinvolgimento dei cittadini, pur previsto “nei limiti consentiti dalla legge”, appare insufficiente, lasciando spazio a dubbi e preoccupazioni. Lo spirito di servizio, che dovrebbe caratterizzare l’azione amministrativa, spesso si traduce in un protagonismo mediatico piuttosto che in una reale attenzione ai problemi quotidiani.

Ma il problema principale è quello della visione sul futuro del territorio. Basterebbe imitare quanto avviene a pochi chilometri di distanza, oltre la frontiera, per capire quale sia la direzione da intraprendere. La Slovenia ha rivoluzionato l’aspetto della costa tra Koper/Capodistria e Izola/Isola, rendendola a misura di persona: in qualunque momento dell’anno, centinaia di persone camminano, corrono, vanno in pattini o in bicicletta (o spingono una sedia a ruote) nella larghissima ciclopedonale. Una rivoluzione nata con sperimentazioni e partecipazione, come si potrebbe fare già domani nella piccola cittadina di Muggia. Allo stesso modo, Pirano, romantica cittadina di stampo veneziano paragonabile anch’essa a Muggia, ha pedonalizzato interamente il centro storico, bloccando le automobili al suo esterno con grandi parcheggi scambiatori e navette per il centro. Una visione di mobilità sostenibile, che si traduce in qualità di vita, dovrebbe spingere a valutare tutte le opzioni possibili, ripensando la viabilità apportando interventi correttivi tali da disincentivare l’uso dell’automobile. 

Nel caso della città di Muggia c’è già un progetto, la possibilità, ad imitazione delle realtà istriane citate, di creare un parcheggio di cintura multipiano presso l’ampio piazzale dell’ex Cantiere Alto Adriatico che sostituisca gli stalli presenti in ogni via oggi adibiti alla sosta lunga, collegato a tutto il centro da una linea urbana circolare di trasporto pubblico con autobus di nuova generazione, a basso tasso inquinante e di ridotte dimensioni e peso, con una frequenza calibrata a seconda delle stagioni in ragione della numerosità dell’utenza (il che risolverebbe anche l’evidente sottoutilizzo delle linee  di trasporto pubblico 7, 27, 31 e 32).

Finché avremo amministratori che pensano ancora con una mentalità anni ’60 e che non accettano alcun tipo di confronto di idee su un futuro diverso e migliore, che metta al centro il benessere della cittadinanza e la tutela dell’ambiente, i nostri territori continueranno a essere devastati da opere inutili, impattanti e insostenibili, a spese della collettività, che sarà molto costoso e faticoso, in un futuro, rimuovere.

 

Foto di Federico Zadnich
Jacopo Rothenaisler
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Già amministratore pubblico ed esperto in mobilità ed economia circolare

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