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crisi climatica

Ciao, sono la crisi climatica, e sono caldissima


Qualche decina di anni fa chi cercava di far aprire gli occhi sulle problematiche del cambiamento climatico veniva visto come un uccellaccio del malaugurio, e tutti pensavano che si stesse esagerando. Da una decina di anni il fatto che il cambiamento climatico esista è un messaggio che è stato abbastanza sdoganato, ma (a parte i negazionismi riguardo alla correlazione con l’azione umana) veniva visto comunque come qualcosa di lontano da noi, nel tempo e nello spazio. Poi, piano piano, il concetto ha cominciato a farsi strada: le prove si accumulavano, i ghiacci si scioglievano, le stagioni impazzivano, e anche il dibattito pubblico ha iniziato a riconoscere che sì, il cambiamento climatico esiste davvero.

Ma per molto tempo – anche dopo averne riconosciuto l’esistenza – è stato trattato come qualcosa di distante. Lontano nel tempo, lontano nello spazio. Una minaccia remota, da documentario. Qualcosa che riguarda gli orsi polari, l’Amazzonia o le isole del Pacifico.

E poi, all’improvviso, la crisi ha bussato alla porta. Anzi no: l’ha sfondata: “Ciao, sono la crisi climatica, e sono venuta a presentare il conto.”

Improvvisamente la crisi climatica è qui per davvero, vicina nel tempo e nello spazio al punto di poterla toccare con mano. Si presenta con diverse facce: negli scorsi anni sui nostri territori ha avuto la faccia della grandine, della tempesta Vaia, degli incendi, del caldo estremo. Il Friuli – Venezia Giulia secondo CIRO – il database di Italy for Climate è oggi la regione più colpita dagli eventi estremi in Italia, con 50,7 eventi estremi ogni 1000 km² nel 2023, contro i 19 della Lombardia e del Veneto, che seguono al secondo e terzo posto.

Improvvisamente si sente parlare di eventi estremi ovunque (e spesso a sproposito soprattutto, ahimè, da chi ci governa). E in giugno abbiamo affrontato un’ondata di calore devastante che pare urlarci in faccia che non è una questione da radical chic: è sopravvivenza, è vita o morte, è salute pubblica. È giustizia climatica.

Nessuno vuole vivere in un forno: costruiamo una città più fresca e più verde

Partiamo da questa premessa: se lo scorso giugno non è stato per niente divertente, questa estate è la più fresca di quelle che ci aspettano. Il che ci impone di correre ai ripari con misure strutturali che ormai sono tragicamente urgenti. Certo, nessuno di noi ha voglia di vivere in un forno, ma non si tratta di un tema di comfort. Recenti analisi stimano che il cambiamento climatico abbia triplicato le morti a causa del caldo, e a Milano avrebbe provocato oltre 300 morti in più durante la recente ondata di calore.

Certo, paragonandoci a Milano in Friuli Venezia Giulia ci siamo sempre sentiti più fortunati, tra mare e montagna. E invece il recente studio di CNR e ISPRA vede Trieste terza in Italia per isole di calore, dopo il triste primato della mortalità per mancanza di verde di prossimità certificato nel 2021 dal Barcelona Institute for Global Health.

In questo contesto alcune associazioni locali si sono attivate per avanzare alcune proposte all’amministrazione comunale di Trieste. Trieste Bella, Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste, WWF FVG, Lipu Trieste, ISDE-Medici per l’Ambiente FVG hanno organizzato una conferenza stampa lanciando una lettera aperta che chiede al Comune di mitigare l’effetto delle isole di calore aggiungendo verde urbano nelle piazze e rimuovendo il cemento. La lettera si può firmare a questo link.

Alcune proposte fatte alla Giunta regionale

C’è davvero da essere felici che la società civile nelle sue forme organizzate reclami con forza il suo diritto a vivere in una città sana, amministrata da chi metta al centro la salute e il benessere di chi la abita. Da tempo ne parliamo anche in Consiglio regionale, portando avanti proposte sul tema. In particolare, nell’ultima finanziaria era stato accolto un ordine del giorno (già presentato in precedenza) sul depaving, la rimozione dell’asfalto per fare spazio a fondi drenanti e che assorbano meno calore. Parigi lo fa già da tempo, e sarebbe ora di accelerare. Per questo nella prossima finanziaria proponiamo di finanziare interventi di depaving nei centri urbani. Allo stesso tempo, proponiamo un finanziamento ai vivai regionali per portare avanti progetti di rinverdimento delle città. Ma anche, e per noi è un tema cruciale, insistiamo sull’acqua pubblica: distributori gratuiti di acqua sfusa, microfiltrata e raffrescata, in tutti i luoghi soggetti ad affollamento o attesa: stazioni, ospedali, piazze. Queste misure, insieme, costituiscono naturalmente i “rifugi climatici”, che non si possono considerare, come spesso accade, come luoghi chiusi climatizzati, se non addirittura spazi di consumo.

Ci auguriamo che la Giunta regionale abbia sofferto il caldo quanto noi e quindi sia sensibile al tema e ci pensi seriamente. Ma serve anche un cambio di paradigma collettivo. Da un lato dobbiamo lavorare sulla mitigazione e sulla riduzione del danno: se questa è la realtà del nuovo clima con +1,5°C di riscaldamento globale, trattandosi di dinamiche non lineari le conseguenze di superare le soglie di 3 o 4 gradi a fine secolo sono inimmaginabili. Dall’altra parte, serve spingere gli amministratori ad adattare velocemente i nostri territori. A partire da più verde, e gestito meglio. Ripetendo tutte insieme: un albero non è brutto e non rovina l’architettura né le prospettive. Le nostre città devono essere prima di tutto vivibili e a misura di persona.

Buona crisi climatica a tutte!

largo santos
In entrambe le fotografie largo Santos da due punti di vista
largo santos
In entrambe le fotografie largo Santos da due punti di vista
Giulia Massolino
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Giulia Massolino, dottorata in ingegneria dell’energia e dell’ambiente, con master in comunicazione della scienza, economia blu sostenibile e studi di futuro. Da sempre attiva nell’associazionismo, dopo esser stata Consigliera comunale con Adesso Trieste, di cui è co-fondatrice, è attualmente eletta in Regione con il Patto per l’Autonomia.

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