
Un ideologico e sacrilego dibattito sulla liberazione dalle fonti fossili
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Crisi energetica, stretto di Hormuz, guerra per petrolio. Lo scenario prospettato da Grammenos Mastrojeni e Antonello Pasini in “Effetto serra, effetto guerra” si sta facendo realtà sotto i nostri occhi e sulla nostra pelle. Improvvisamente temi che sembravano lontani in termini sia di tempo che di spazio dal nostro quotidiano diventano preoccupazione giornaliera, articoli in prima pagina, chiacchiera da bar.
E si apre quindi un dibattito urgente e necessario, ma inquinato, secondo Gianluca Ruggieri, Presidente della cooperativa di energia rinnovabile ènostra, che ha quindi pensato di contribuire a migliorare attraverso il libro “Le energie del Mondo” (edito da Laterza). Una “Lonely Planet dell’energia”, un libro che con meticolosa chiarezza e assoluto rigore mette i puntini sulle i di un’informazione necessaria per orientarsi nel mondo.
Perché l’energia non è più un tema da addetti ai lavori, da ingegneri nerd. Ha sempre più a che vedere con il nostro vivere quotidiano, i rischi, l’economia, le crisi geopolitiche, le guerre, la visione di futuro.
Sembra una contraddizione: ho appena detto che il libro è rigoroso e meticoloso eppure questo articolo si intitola “un dibattito ideologico e sacrilego”. Ebbene sì. Con Gianluca Ruggieri, Emilio Gottardo (responsabile energia di Legambiente FVG) e Marco Slavich (coordinatore assemblea ambiente Adesso Trieste) abbiamo messo ben in chiaro il perché il dibattito sull’energia è, e deve essere, fortemente ideologico. Perché ha a che fare con l’idea di mondo che abbiamo e a come vogliamo contribuire a costruirla. Dobbiamo protestare contro il fotovoltaico a terra e le pale eoliche? Il biogas è il futuro? La valle dell’idrogeno che vogliono fare in regione ci salverà? E il nucleare? A queste e altre domande si trova risposta nel libro e – un po’ – nel dibattito che abbiamo tenuto durante una delle tappe di Territori in Movimento, la scuola di politica senza poltrone.
E perché sacrilego? Perché ne abbiamo parlato il 25 aprile. Data importante, data difficile, in cui molti pensano si debba parlare solo di Liberazione partigiana.
Ma il 25 aprile non è solo una ricorrenza da celebrare, bensì un’occasione per interrogarci su cosa significhi oggi la parola liberazione. Perché le fonti fossili non sono solo un problema ambientale: sono anche uno dei nodi centrali delle tensioni geopolitiche contemporanee. La dipendenza da petrolio e gas ci lega a regimi autoritari, alimenta guerre e invasioni, tensioni internazionali che hanno al centro il controllo delle risorse energetiche. In questo senso, scegliere di uscire dalle fonti fossili significa attualizzare i valori della Resistenza: vuol dire non essere esposti a ricatti che limitano la nostra autonomia politica, non dipendere da sistemi che negano diritti e libertà, e costruire alternative fondate su comunità, partecipazione e giustizia. Le energie rinnovabili e le comunità energetiche non sono solo soluzioni tecniche, ma strumenti concreti di democrazia e autodeterminazione. Liberarsi dalle fonti fossili, oggi, è una forma di resistenza contemporanea: un modo per difendere i nostri valori e immaginare un futuro più libero ed equo.
Come ricorda lo stesso Ruggieri: «Qualsiasi scelta energetica è anche una scelta politica».
Qui il video dell’incontro:
Giulia Massolino, dottorata in ingegneria dell’energia e dell’ambiente, con master in comunicazione della scienza, economia blu sostenibile e studi di futuro. Da sempre attiva nell’associazionismo, dopo esser stata Consigliera comunale con Adesso Trieste, di cui è co-fondatrice, è attualmente eletta in Regione con il Patto per l’Autonomia.
- Giulia Massolino
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