Passa al contenuto principale
Foto convegno aree protette

Trent’anni di Parchi e Riserve regionali


Ascolta l’audio

Domenica 24 maggio presso il Palazzo comunale di Venzone si è svolto il Parkfest 2026 promosso dal Parco regionale delle Prealpi Giulie, nel corso del quale è stato organizzato, con il Servizio biodiversità della Regione, un convegno in occasione del trentennale della legge istitutiva dei Parchi e delle Riserve naturali regionali. E’ intervenuto anche il dott. Franco Musi, all’epoca direttore dell’Azienda regionale dei Parchi e delle Foreste, Riportiamo ampi stralci del suo intervento.

 

Nel 2006 e nel 2016 abbiamo già avuto il piacere di celebrare prima il decennale e poi il ventennale della legge regionale 42/1996 istitutiva delle aree naturali protette, con due convegni ospitati nel salone della Provincia di Udine. Nel frattempo la Provincia è stata soppressa ma fortunatamente invece ci ritroviamo ancora a festeggiare il trentesimo di quella legge.

Le due precedenti occasioni sono state utili sedi per analizzare lo stato di attuazione della legge, la sua efficacia, i risultati prodotti, il consenso generale e sociale raggiunto, ma anche una riflessione sulle parti della legge rimaste incompiute, quelle non particolarmente significative, e la necessità di modifiche e miglioramenti. La maggior parte di quegli spunti e suggerimenti non è stata colta e quindi molto brevemente ci permetteremo di reiterarli alla fine di questo intervento. 

Prima però ritengo utile fissare qualche punto cardinale che ha tracciato il percorso culturale, scientifico e infine legislativo che ha portato alla emanazione della legge regionale 42/1996 (ma anche in generale della legge italiana sulle aree protette).

convegno parchi e aree protette. franco musi

Dai “Parchi di carta”…

Come è arcinoto la nostra Regione nelle proprie competenze affidate dallo Statuto Speciale del 1963 ha ottenuto forti poteri autonomi nel governo del territorio per cui, dopo un grande lavoro preparatorio, fu adottato il PURG contenente vasti territori da “governare” quali Parchi Naturali (ben 14) e/o Ambiti di Tutela Ambientale. Un obiettivo veramente encomiabile ma troppo ambizioso (quasi il 30%del territorio regionale). Ma il difetto principale stava proprio nella concezione urbanistica di quel sistema, che possiamo riassumere, semplificando, in due gravi problemi strutturali: il primo proprio la cosiddetta “urbanistica a cascata” per cui ogni Comune era autorizzato ad operare in piena autonomia rispetto agli altri (adeguando o meno  il proprio Piano Regolatore) e il secondo motivo la totale avulsione della disciplina urbanistica rispetto alle materie da pianificare e regolare in un’area naturale protetta, dove invece si deve discutere di flora e vegetazione, boschi e selvicoltura, pascoli e allevamento, fauna e animali selvatici, geologia, geomorfologia, idrologia ecc. ecc. Anche una apposita legge regionale (la n.11/1983) non ebbe alcun effetto positivo (nonostante discreti finanziamenti) proprio per il difetto di fondo di enfatizzare l’impostazione urbanistica e non considerare i problemi gestionali citati, insieme al fatto fondativo di qualsiasi area protetta che consiste in un atto istitutivo, un perimetro, una persistenza nel tempo. Il risultato complessivo della legge regionale 11/1983 è stato efficacemente riassunto nell’espressione di aver fondato dei “Parchi di carta”.

Il 1991 può essere considerato l’anno di svolta, prima culturale e poi politica, riguardo al tema della Conservazione della Natura, con la Convenzione di Rio sulla biodiversità e in Italia con l’emanazione della Legge quadro n.394/1991 sulle Aree Naturali Protette sia Statali che Regionali. Già nel 1992 inoltre, l’Unione Europea approva la Direttiva cosiddetta Habitat 92/43 che prefigura un sistema europeo di aree naturali tutelate denominato Rete Natura 2000 recepita nel 1997 dallo Stato Italiano.

 sistema regionale lr 42 1996

… ai Parchi per legge

Il quadro di riferimento è quindi cambiato e la Regione si è trovata costretta a riconfigurare tutto il proprio assetto legislativo in materia di conservazione della natura in modo molto diverso dalla linea morbida ed elastica del modello urbanistico, dando invece certezze istitutive, una legge e non una delibera, con in allegato un territorio perimetrato, un Ente gestore delineato nella composizione e nelle competenze. Di fronte a una situazione così concreta, i portatori di interessi opposti che fino ad allora avevano manifestato blandamente la propria contrarietà ai Parchi del PURG si sono decisamente espressi, spesso anche in modalità piuttosto agitate.

Si è così aperto un periodo di aperto e diffuso conflitto sociale, culturale e politico sul numero e sulle dimensioni delle aree da tutelare in regione.

Il progetto dei 14 Parchi del PURG è perciò ben presto imploso e il pragmatismo con la forza degli equilibri politici ha condizionato la concreta possibilità di istituire solamente 2 Parchi Naturali e 10 Riserve Naturali Regionali, però realmente funzionanti al posto delle precedenti decine di “Parchi e Ambiti di carta”. Certamente doloroso è il vuoto di zone vaste come le Alpi Carniche e Giulie, la Pianura e le Risorgive, la gran parte della Laguna. 

Ad essi si sono poi aggiunti gradualmente i 40 Biotopi Naturali, di limitata estensione, ma fondamentali per la tutela di ecosistemi fragili e in pericolo di estinzione.

carta-natura-2000

Un decisivo passo avanti

Quello che da molti ambientalisti all’epoca è stata considerata una sconfitta deve invece essere valutata, anche proprio alla luce di questi 30 anni di attività, il miglior risultato ottenibile alle condizioni date: i Parchi e le Riserve Naturali godono di ottima salute, non hanno provocato nessuna delle tragedie pronosticate dai detrattori (fra cui purtroppo anche qualche pubblico amministratore) e hanno saputo svolgere i compiti loro assegnati, dalla finalità conservativa alla custodia e valorizzazione sociale e culturale dei territori. Nel frattempo anche la Rete Natura 2000 è stata attuata nella nostra Regione con un consistente numero di Zone di Protezione Speciale e Zone di Speciale Conservazione nelle quali si applicano le norme e i piani di gestione previsti dalle Direttive Europee di riferimento.

Tuttavia non è il caso di dormire sugli allori: sono stati molti i tentativi di modificare la normativa sia regionale che statale in materia di conservazione della natura, ed è cronaca attuale una proposta di modifica della legge 157/1992 sulla tutela della fauna che vorrebbe estendere l’attività venatoria anche nelle aree protette.

E’ però necessario ripetere qualche riflessione già svolta nelle occasioni precedenti e che possiamo ridurre per sintesi ad un tema da tempo molto sentito, che è quello della semplificazione normativa, mirata però ad una maggiore efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa, alla più chiara applicazione della legge, dei regolamenti e a rendere sicuro il comportamento dei cittadini e delle istituzioni. Per esempio, in considerazione del fatto che all’interno del territorio dei 2 Parchi e delle 12 Riserve non vi sono centri abitati o infrastrutture, si potrebbe ridurre l’onere normativo al solo Regolamento e alla Pianificazione di settore, eliminando il Piano di conservazione e sviluppo, riducendo così la fase “urbanistica” al puro recepimento del perimetro dell’area protetta.

Semplificare e gestire il ripristino della Natura

Un altro argomento di riflessione riguarda il Piano Paesaggistico Regionale. Questo è il caso per cui le migliori intenzioni possono produrre effetti negativi: una sovrapposizione di norme di tutela sullo stesso oggetto non è detto che garantisca una maggiore protezione, anzi è frutto di confusione e disorienta il cittadino. Per esempio un ipotetico prato nella pianura friulana potrebbe contemporaneamente essere interno a una Riserva o Biotopo ex l.r. 42/96, essere Prato stabile ex l.r.9/2005, essere Zona “Galasso”ex Dlgs42/04, essere in regime vincolato da PAC/PSR, essere Zona F per il Piano Comunale, avere vincoli sulla bonifica idraulica. Il groviglio normativo, lungi dal produrre più tutela finisce per creare solo confusione. 

Abbiamo tentato di far notare nel convegno del 2016 l’irrazionalità della pianificazione paesaggistica sulle aree naturali protette dimostrando nei fatti che essa nulla aggiunge di concreto e che nelle aree naturali la disciplina scientifica che serve è quella della biologia della conservazione, il dato scientifico, la programmazione e la progettazione mirata a specifici obiettivi naturalistici. L’Unione Europea ha emanato nell’agosto 2024 il “Nature Restoration Regolation” o Legge per il ripristino della Natura. La Regione Friuli – Venezia Giulia può vantarsi di avere svolto già da molti anni straordinarie esperienze in questo settore, in particolare nella Riserva naturale della Foce dell’Isonzo e anche nei Biotopi della zona delle Risorgive Friulane. 

E’ sperabile che la Regione, assicurando i necessari sostegni economici, finanziari e istituzionali alle sue aree protette, possa affrontare questa importante impresa in perfetta coerenza con la missione che queste aree devono svolgere: la conservazione della natura e la sua possibile espansione.

+ posts

Già Direttore dell'Azienda regionale dei Parchi e delle Foreste Friuli-Venezia Giulia

Iscriviti alla newsletter de Il Passo Giusto per ricevere gli aggiornamenti