
Si vis pacem, para pacem: la necessità di costruire vie di pace in un mondo che punta al riarmo.
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“Se vuoi la pace, prepara la guerra”. Retorica romana sopravvissuta – purtroppo – ai secoli, sembra essere ancora oggi l’idea che guida l’agire degli stati sullo scacchiere internazionale.
Nel primo semestre del 2025 infatti, l’Unione Europea ha redatto una serie di documenti, tra cui il White Paper for European Defence-Readiness 2030, “il quale riconosce che l’attuale quadro normativo dell’Unione – concepito per tempi di pace – deve essere modificato per consentire un rapido sviluppo e dispiegamento delle capacità [belliche]” e stabilisce gli obiettivi da raggiungere entro il 2030.
In questo quadro si colloca la proposta del Defence Readiness Omnibus, nel quale vengono presentate misure che contribuiranno a semplificare le norme per accelerare il potenziamento non solo delle infrastrutture di difesa, ma anche dell’industria bellica. Si propone inoltre di inserire quest’ultima all’interno dei criteri di investimento sostenibile, riqualificando la produzione di armamenti come un fattore di “resilienza e sostenibilità sociale”.
L’aspetto centrale di questa semplificazione è l’agevolazione nell’esportazione di armi, in particolar modo attraverso lo strumento delle Licenze di Trasferimento Generali.
Appare evidente come tale modifica rischi di compromettere la tracciabilità dei materiali bellici, privando di fatto le autorità nazionali della capacità di verificarne la destinazione finale. Aspetto che si pone in problematico contrasto con i principi di carte costituzionali – come quella italiana che all’Articolo 11 sancisce il ripudio della guerra – e con le normative nazionali (come la Legge 185/90) che richiedono un controllo rigoroso e trasparente sui flussi di armi.

Proprio questo ha spinto la rete europea ENAAT (European Network Against Arms Trade) a scrivere una lettera aperta indirizzata alle istituzioni dell’Unione Europea, richiedendo di non indebolire i controlli sull’esportazione degli armamenti, scelta politica che viene giustificata come necessaria semplificazione burocratica. Il documento è stato sottoscritto da 25 organizzazioni della società civile europea, tra cui la Rete Italiana Pace e Disarmo, il cui coordinatore Francesco Vignarca ci ha rilasciato le seguenti dichiarazioni.
Facciamo parte non solo dell’ENAAT, ma anche di tantissime altre campagne internazionali perché riteniamo fondamentale che nella dimensione di un mondo globalizzato vengano prese decisioni non solo a livello nazionale, ma anche internazionale, per poter creare un’alternativa reale, sensata, concreta e positiva. Il Defence Readiness Omnibus è esempio di come un cambiamento che può sembrare lontano, burocratico e unicamente tecnico, sia capace invece di trasformare in ogni paese le dinamiche e le possibilità con cui vengono gestite le spese militari e quindi incida direttamente su ciò che possiamo fare.
Mi viene in mente la frase attribuita a Gandhi: “Pensa globalmente, agisci localmente”. Queste due dimensioni sono assolutamente interrelazionate. Proprio per questo abbiamo aderito a campagne internazionali non solo sul tema della militarizzazione dell’Unione Europea e dell’export di armi, ma anche sulle armi nucleari (facciamo parte della campagna internazionale Premio Nobel 2017 che ha ottenuto un trattato internazionale a riguardo) e sul tema delle nuove tecnologie: i killer robot, le armi autonome e l’intelligenza artificiale nel dominio militare.
A tal proposito, risulta interessante l’Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, che potrebbe dare ancora più visibilità al dibattito sull’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito militare. Tema non trascurabile alla luce del fatto che, nel White Paper for European Defence, l’Intelligenza Artificiale viene inserita ufficialmente tra le sette aree tecnologiche prioritarie su cui concentrare gli investimenti per colmare i deficit strategici dell’Unione Europea.
L’Enciclica di Papa Leone XIV può avere certamente un impatto positivo. Innanzitutto, porta l’attenzione sulla necessità di disarmare l’intelligenza artificiale perché non venga utilizzata come strumento di oppressione, militarizzazione o sostegno ai percorsi di guerra, ma diventi strumento utile alla costruzione del benessere. Questo tuttavia è solo un tassello di un pensiero più ampio che prosegue in continuità con quello di Papa Francesco. Nella nuova enciclica c’è un richiamo strutturale a quanto detto e fatto negli ultimi 10-15 anni e una visione sistemica globale, la stessa dei movimenti per la pace e per il disarmo, con la volontà di costruire una pace positiva che deve essere politica, collettiva e sistemica.
Non è un caso che proprio a maggio del 2025, circa un anno fa, il Papa abbia ricevuto i movimenti sociali per la pace. Un incontro nato in continuità con “Arena di Pace 2024” a Verona, durante la quale Francesco ci ha spinti a lavorare per la nonviolenza e a darne esempio. In questa occasione è stato ribaltato il dogma del “si vis pacem, para bellum” affermando che “se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace”.
E’ la pace la scelta credibile
Risulta inevitabile chiedersi come rendere la pace una scelta credibile, un percorso da costruire e non la meta che forse si raggiunge alla fine di una guerra; viviamo immersi in narrazioni di violenza al punto da esserne assuefatti e non riuscire a distinguere lucidamente quanto scivolosa sia la strada che stiamo prendendo. Cosa ostacola l’affermarsi della pace come una scelta possibile, una via praticabile e non una meta utopica?
La pace, le istanze pacifiste e di disarmo – mi risponde Vignarca – vengono appositamente dipinte come qualcosa di utopico, insensato, puerile, naïf, proprio perché in realtà sono il contrario. Tutto il progresso umano, le cose positive che oggi vediamo nella nostra vita e nelle nostre società, sono state raggiunte grazie a percorsi e scelte di pace. Il riarmo è solo una banalizzazione hollywoodiana, in cui i buoni vincono e i cattivi perdono, le nostre armi sono quelle della pace e della libertà, le armi dell’avversario sono quelle della tirannia. Guerre, riarmo e militarizzazione vengono dipinti come accettabili grazie alla retorica del “se vuoi la pace, prepara la guerra” che sta alla base di moltissime politiche dei gruppi dominanti. A dispetto di questa idea la guerra non è affatto sparita, anzi è aumentata e sono aumentate anche le vittime civili nei conflitti. La spesa militare mondiale è più che raddoppiata in 25 anni – il Defence Readiness Omnibus prevede fino a 800 miliardi di euro di investimenti nel settore della difesa – ma non abbiamo un mondo più in pace o più sicuro. Le armi, tuttavia, continuano ad essere dipinte come una risposta concreta, positiva, capace di portare a buoni risultati, per farci ingoiare la pillola amara delle spese militari che sottraggono risorse a pace, welfare, sanità, ambiente, lavoro… al progresso vero.
È necessario allora presentare, e noi lo stiamo facendo, alternative concrete per smentire alla base l’idea che il riarmo sia una cosa impossibile da rifiutare. La pace non arriva perché, personalmente, ci comportiamo bene e facciamo delle cose giuste, ma perché quei comportamenti, quelle scelte personali, vanno a iscriversi e a costruirsi in un movimento, in una direzione collettiva che è rafforzata da un’analisi, da un’idea che fa capire come la pace sia qualcosa di concreto, che avanza i diritti per tutte e per tutti. Che non distrugge, come fanno militarizzazione e guerra, ma ci permette di migliorare.
Come scriveva Luis Sepulveda ormai più di 20 anni fa: “Un vecchio fantasma si aggira per l’Europa, ma non è quello del comunismo: è il fantasma del coraggio civico che deve uscire di nuovo in strada per spazzare via definitivamente tutta questa immondizia”. Non possiamo dimenticarci che la scelta della pace abita le nostre mani, riverbera nelle nostre parole.
*Defence Readiness Omnibus
Laureata in Scienze dell'Educazione e della Formazione presso l'Università degli Studi di Padova, attualmente iscritta al corso di laurea magistrale in Consulenza pedagogica e coordinamento di servizi formativi dell'Università degli Studi di Perugia.


