
Monte Croce Carnico, finire una storia infinita
Questo testo è stato presentato nella conferenza stampa tenutasi a Udine il 18 maggio scorso. L’autore, ingegnere stradale, riepiloga motivi e vantaggi per cui, se non altro per il costante rifiuto carinziano dell’ipotesi di un tunnel, sia possibile da subito decidere per una nuova viabilità in destra orografica.
Nella mia veste di progettista stradale e di frequentatore assiduo delle nostre montagne nel 2019 sono stato coinvolto dall’ing. Giovanni Puntel, appassionato proponente, in tempi non sospetti e ben prima della frana del 2023, a elaborare e proporre una soluzione che potesse superare le insicurezze legate all’attuale strada di accesso al passo.
Ricordando che qualsiasi intervento sul territorio, e in particolare una strada di montagna, ha un suo impatto ambientale, ci si era posti dapprima l’immancabile domanda se fosse opportuno scegliere “l’opzione zero”, ovvero il non far nulla, o fare invece qualcosa per migliorare la situazione allora e ancor oggi presente.
La risposta è stata che era doveroso fare qualcosa, soprattutto per garantire un collegamento sicuro e continuativo tra le comunità transfrontaliere, considerato come l’elemento di fondamentale rilevanza nella questione in essere e principale motivazione per l’ing. Puntel fin dalla sua infanzia.
L’ing. Puntel ha in effetti sempre sostenuto la soluzione della galleria, un progetto pensato per il futuro e in grado di facilitare l’integrazione e lo sviluppo anche economico della zona ma, viste le difficoltà e le delusioni sofferte al riguardo negli ultimi 50 anni, ha valutato come soluzione più facilmente affrontabile quella della strada di cui dirò. La strada aveva il grande vantaggio di costare molto meno della galleria e di non dover interfacciarsi, se non per cortesia, con il governo austriaco.
Nell’ambito del “fare qualcosa”, le soluzioni possibili erano molte, tutte con i loro punti a favore e quelli a sfavore. Al momento, le soluzioni rimaste in gioco, la strada esterna da noi proposta e la galleria mediana, mi sembrano entrambe valide e la mia speranza è che, a distanza di 7 anni dalla nostra proposta e di tanti, tanti anni dall’inizio del tentativo di risolvere la questione, si scelga definitivamente qualcosa e la si porti avanti con la determinazione e la convinzione che una tale iniziativa richiede.
Questa è la prima accorata richiesta alla nostra amministrazione regionale, in primis. Onore al merito per l’impegno dell’assessore Amirante e al fatto che la regione stia portando avanti con una certa decisione, almeno così sembra, la soluzione della galleria.

In quanto alla nostra soluzione del 2019, una strada tutta in destra orografica del rio Collinetta, soluzione poi traslata nello studio di fattibilità richiestoci dalla regione nel 2024, sappiate che era stata pensata quale soluzione in grado di ottimizzare le varie esigenze presenti: un compromesso fra la richiesta prioritaria di collegamento tra le comunità transfrontaliere, fra le esigenze ambientali, quelle di trasporto turistico e commerciale, quelle economiche, quelle costruttive, sia come difficoltà di costruzione che di tempistiche e, non da ultime, quelle manutentive.
La nostra soluzione aveva il vantaggio di costare relativamente poco (nei nostri computi del 2024 era risultata costare “fuori tutto” 112 M€), rispetto a un costo circa triplo della soluzione in galleria, e aveva l’altro grande vantaggio di mantenere la fruibilità turistica e cicloturistica del versante italiano del passo, cosa non realizzabile con la soluzione in galleria.
Ci sembra ancora una soluzione molto valida, e pertanto sono qui oggi a riproporla alla vostra attenzione, almeno per completezza di informazione vostra e dei vostri lettori e nella disgraziata ipotesi che la soluzione in galleria si disperda in un nulla di fatto anche questa volta.
Mi permetto di aggiungere che, in relazione alla soluzione progettuale dello studio di fattibilità, basata su specifiche richieste della normativa nazionale e dell’ANAS, la strada aveva una carreggiata larga 9,5 m e una pendenza limitata al 8%.

Siccome la strada che dal passo scende in Austria ha una larghezza di circa 6 m, e siccome penso sia decisamente irragionevole l’idea che essa possa venir allargata in futuro, mi chiedo se non abbia senso che anche sul lato italiano si proceda alla costruzione di una strada delle medesime dimensioni, permettendo anche pendenze massima fine al 10,5%. Tale scelta, in particolare, permettere di semplificare notevolmente il tracciato.
La modifica che vi sto proponendo, in deroga alle normative attuali, risulterebbe estremamente significativa: in montagna, ridurre di due o tre metri la larghezza di carreggiata significa diminuire drasticamente l’impatto ambientale, i costi e le difficoltà costruttive, già di per sé elevate in ambiente montano. Tale modifica renderebbe dunque ancor più appetibile la soluzione di strada a cielo aperto.
Concludo soffermandomi un attimo sulla recente notizia relativa alla costruzione di una strada forestale, più o meno sovrapponibile al tracciato della strada da noi proposta: ben venga tale soluzione, se fatta con procedura d’urgenza. Tale strada potrebbe costituire un by pass d’emergenza, e sottolineo solo d’emergenza, qualora l’attuale strada dovesse di nuovo essere interrotta da cause naturali. Ritengo che tale strada forestale sia una soluzione “di minima” su cui non ci può essere trattativa di sorte. Se fossi nei panni dell’amministrazione regionale eviterei di farmi trovare impreparato di fronte al ripetersi di un evento come quello della frana del 2023, con relativa chiusura del transito internazionale.
Tale strada forestale, inoltre, potrebbe costituire una realizzazione anticipatrice di quella finale della strada in destra orografica del rio Collinetta, divenendo per essa una sorta di strada di cantiere e permettendo di indagare nel dettaglio tutte le difficoltà a cui si va incontro nel realizzare la strada da noi proposta che, ancora mi auguro, possa divenire la soluzione finale del problema di accesso al passo di Monte Croce Carnico.

