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Gemona dall'alto, fotografia concessa da Pense&Maravee
Gemona dall’alto, fotografia concessa da Pense&Maravee

Maggio 1976 – Maggio 2026: una riflessione sulla società e sulla politica


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In occasione delle celebrazioni del 6 maggio 1976 pubblichiamo tre diversi commenti che riguardano le cerimonie ufficiali in alcuni dei loro aspetti, i modelli di comunicazione scelti da organizzatori e dalle massime rappresentanze istituzionali intervenute.

Quello che segue è il passaggio finale dell’intervento svolto davanti al Consiglio comunale di Udine l’11 maggio da Diego Carpenedo, già consigliere regionale e senatore, partecipe anche professionalmente alla ricostruzione del Friuli terremotato. Una sintetica riflessione sul passato e sul presente, sul “modello Friuli” non riproducibile.

 

Molta acqua è passata sotto i ponti negli anni che ci separano dal 1976. La società è cambiata, ha perso in coesione. È divenuta liquida, come diceva Baumann. Alcuni valori che indirizzarono verso una ricostruzione solidale e fortemente partecipata non appartengono più allo spirito del tempo. 

Il generoso intervento dello Stato, che finanziò l’opera di ricostruzione praticamente a piè di lista, non può essere riproposto a causa della situazione della finanza pubblica, dei limiti imposti al deficit. 

La sospensione della tradizionale dialettica politica per fronteggiare uniti situazioni di emergenza farebbe sobbalzare sulla sedia molti tra i leaders politici di oggi. E c’è di più, molto di più e riguarda la cultura politica. 

Il processo dialettico descritto da Hegel che ha ispirato le democrazie parlamentari è composto da tesi, antitesi e sintesi. Oggi, tuttavia, maggioranza e opposizione non attivano più l’intero percorso, si bloccano su tesi e antitesi, mentre la sintesi scompare. Il processo dialettico si arresta prima di generarla. 

Nelle democrazie parlamentari classiche il conflitto era riconosciuto come legittimo ma era finalizzato alla decisione. Oggi invece è diventato identitario, la politica è permanentemente elettorale, social e media premiano la polarizzazione non la mediazione. In un simile contesto la sintesi non è soltanto difficile, risulta penalizzata. 

Probabilmente viviamo una fase storica nella quale la complessità del mondo ha superato la capacità cognitiva di una logica binaria, una fase che dà luogo a forme di democrazia a bassa intensità, in grado di funzionare come sistema ma non come esperienza collettiva. 

Dicevo che molta acqua è passata sotto i ponti e tuttavia una qualità del rapporto che si instaurò 50 anni fa tra lo Stato e la Regione Friuli-Venezia Giulia rimane attuale, ed è l’idea di autonomia come risorsa. Teniamola presente perché la democrazia si nutre di sussidiarietà.

Diego Carpenedo
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Ingegnere libero professionista da giovane e poi consigliere regionale e senatore della Repubblica. Autore della pubblicazione “La strada di Monte Croce Carnico”. 

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