
L’ex Ospedale Civile di Gorizia un progetto in cerca di risposte
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A Gorizia, fino al 2008, era operativo l’ospedale civile di Gorizia situato in via Vittorio Veneto, quasi al confine con la Slovenia e difronte al complesso dell’ex Ospedale Psichiatrico Provinciale oggi intitolato a Franco Basaglia e dove è iniziata la rivoluzione della psichiatria italiana e mondiale.
A lato, sulla sinistra il vecchio sanatorio di Gorizia, oggi quasi terminato nella ristrutturazione e che sarà adibito a ospedale di comunità.
Qualche cenno storico. L’inizio della costruzione è iniziato tra le due guerre e sospesa durante il conflitto, terminato nel 1957 e nel 1960 si conclude il trasferimento di tutti gli ammalati. Nel 2008 viene deciso il trasferimento delle attività sanitarie nell’attuale ospedale di via Fatebenefratelli.
I progetti di riuso dell’area.
Per anni l’area è rimasta sostanzialmente dimenticata dagli uomini, forse anche da Dio, ma sicuramente e soprattutto dagli amministratori, condotta che inevitabilmente ha portato ad un decadimento delle strutture e alla diminuzione del valore e l’aumento dei finanziamenti necessari a un eventuale recupero.
Nel 2020, l’amministrazione comunale, oggi ancora in carica, annuncia l’idea di voler adibire la struttura a carcere europeo, addirittura transfrontaliero.
Dura molto poco l’entusiasmo per questa idea con levata di scudi da ogni parte, opposizione, cittadinanza e anche all’interno della stessa maggioranza non mancano le perplessità e viene presto dimenticato.
Nel 2023 viene quindi presentata l’idea di un Campus di concezione moderna, idea nata da un concorso indetto dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e affidato all’Ente di Decentramento Regionale vinto da RECS ARCHITECTS srl di Parma; questo progetto vede un corridoio centrale dal quale partono le costruzioni con le aule.
Immediatamente si sono alzate le obiezioni che si riferivano al fatto che l’area è a vocazione sanitaria ed è circondata da strutture sanitarie come il nuovo ospedale di comunità ed il complesso del parco Basaglia che ospita il Centro di Salute Mentale, la Casa della Salute della Madre e del Bambino, gli ambulatori dei medici di medicina generale e degli ASAP.
E poi La distanza dagli hub di collegamento per chi raggiunge le scuole superiori dalla provincia. La viabilità prevista attraverso la stretta via Toscolano.
Anche il nome altisonante “Campus” rimanda l’immaginario delle persone alle scuole americane dove gli alunni risiedono lontano da casa, ma che in realtà non è minimamente previsto, quindi chiamiamola semplicemente “una scuola”.
Le scuole, delle quali è previsto il trasferimento, l’Istituto Tecnico Galilei Fermi Pacassi ed il Liceo Slataper, sono strutture appena ristrutturate e rimodernate e ignoto resta il loro destino; alle domande sul tema le risposte non arrivano.
Si tratta di un’area immensa, di 12 ettari, che comprende l’edificio principale a forma di croce di Lorena e una serie di edifici complementari oggi quasi completamente demoliti e un’area verde con alberi importanti, prati e camminamenti di collegamento.
Una demolizione problematica, un affidamento contestato
Dell’area esterna oggi si vedono solo le macerie e i cumuli di rifiuti accatastati in attesa di essere poi smaltiti, ancora in piedi invece il corpo principale seppur spogliato all’interno di tutti gli infissi e degli impianti tecnologici.
Ignota la sorte dei rifiuti pericolosi come l’amianto e le FAV (fibre artificiali vetrose), non si sa se siano già state avviate alla discarica o se siano ancora conservate in cantiere; se così fosse avremmo una bomba ecologica e sanitaria a qualche metro dal confine da una parte e dal nuovo ospedale di comunità che entrerà in funzione tra qualche mese, e a poche centinaia di metri dal centro città.
Le demolizioni, fino ad ora, hanno provocato almeno tre eventi di dispersione importante quantitativamente di polveri avvenuti durante la demolizione della chiesetta, della palazzina ex infettivi e della guardiola.
La prima ha preso la direzione del parco Basaglia e della strada che lo costeggia con le abitazioni investite dalla polvere.
La seconda, più nascosta, sul fondo della via Toscolano
L’ultima ha creato un caso dai contorni internazionali. Gli abitanti sloveni di Šempeter pri Gorici che abitano e hanno gli orti proprio al di là della rete che segna il confine con l’Italia e con l’ospedale hanno avvisato le proprie autorità comunali e protestato per la dispersione che ha coperto le superfici delle loro abitazioni, gli orti e le loro auto senza che siano stati avvisati per tempo dell’opportunità di coprire orti e automobili e di chiudere le finestre. Esattamente come nelle altre due occasioni, nonostante le prescrizioni e sostenendo che il sistema di demolizione con pinza idraulica e nebulizzazione di acqua non genera polvere.,
Al momento il cantiere è stato fermato per effetto di una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale che ha accolto il ricorso dell’impresa seconda arrivata, ed esclusa dall’affidamento a causa di vizi sul computo dei costi per il personale da parte della ditta incaricata della demolizione con un ribasso del 50,9604%.
Usiamo il tempo della sospensione lavori per ripensare i progetti
Ora dovrà insediarsi il nuovo soggetto ma per farlo l’iter non sarà immediato, si dovrà fare una verifica dello stato di avanzamento per poter poi continuare.
Ritengo che questo tempo dovrebbe essere utilizzato dai cittadini per chiedere ai propri rappresentanti che almeno l’edificio principale venga sottoposto a riuso, che i progetti delle scuole da trasferire siano rivisti o meglio abbandonati, che per la struttura sia studiata una destinazione diversa.
Personalmente ci vedrei bene una struttura che promuova lo studio delle malattie legate all’età avanzata, l’istituzione di una struttura universitaria che porti a studiare giovani da altre parti d’Europa, il miglioramento della qualità di vita nella nostra ultima fase.
Il volume del corpo principale potrebbe accogliere anche gli studenti assicurando la residenzialità durante il periodo di studio.
La città di Gorizia è quella con la popolazione più anziana della regione, potrebbe essere davvero un laboratorio di studio. Per farlo si dovrebbero portare in città studenti di specializzazione che potrebbe anche risollevare le sorti di uno spopolamento che continua da anni sempre con lo stesso trend negativo.
Sulle aree ora liberate dagli edifici demoliti potrebbero sorgere miniappartamenti da destinare a cohousing per persone anziane ma con a disposizione aree comuni di condivisione.
La valorizzazione e la conservazione del verde sarebbe poi la perfetta cornice.
Questa rivista nel suo numero 40 del 1 agosto 2025 ha anche pubblicato il podcast curato da Marilisa Bombi con una interessante intervista all’architetto Romano Schnabl, promotore e portavoce del comitato no demolizione del quale mi onoro di far parte e che consiglio di andare ad ascoltare a complemento d’informazione.


Nato a marzo del 1970, triestino trapiantato a Gorizia da tanti anni, sempre attivo nel volontariato e nelle battaglie civiche in opposizione alle politiche dello sfruttamento senza criterio del territorio e delle risorse pubbliche e contro i rigurgiti di politiche anticostituzionali.


