
Le Costituzioni dei vinti. Germania, Giappone, Italia
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Com’è accaduto che Italia, Germania e Giappone, i tre paesi dittatoriali che scatenarono la Seconda guerra mondiale, il più grande e luttuoso conflitto armato della storia, sono transitati in poco tempo dai fascismi alla democrazia con costituzioni liberaldemocratiche? La domanda è poco diffusa perché molti percepiscono la democrazia come uno stato di natura. Il 2 giugno 2026, ottantesimo anniversario del Referendum che scelse Repubblica anziché Monarchia ma anche dell’elezione dell’Assemblea costituente che scrisse ed approvò la Costituzione della Repubblica, è occasione propizia per rispondere al quesito: com’è accaduto?
Banale e tragico: la democrazia è tornata in Italia e Germania e si è affermata in Giappone perché i tre paesi che scatenarono il conflitto persero quella guerra, subirono lutti immensi e la resa incondizionata. Dobbiamo sapere e ricordare: la liberaldemocrazia che dal 1945 regge i tre paesi è frutto della guerra che sconfisse i fascismi tant’è che le tre costituzioni hanno con la guerra un rapporto inscindibile e fondativo. Tuttavia, la genesi e i contenuti delle tre leggi fondamentali divergono per più ragioni.
La più significativa è che l’Italia, diversamente da Germania e Giappone di cui parleremo, la Costituzione se l’è scritta da sé, non fu dettata dagli Alleati vincitori. L’Italia ha potuto scrivere la sua Costituzione in autonomia perché, in primo luogo, una parte grande degli italiani seppe prendere le distanze dal Fascismo e molti lo fecero combattendolo in armi: fu la Resistenza, fenomeno politico e nazionale che contribuì non poco allo sforzo bellico degli angloamericani e testimoniò la reale presenza di energie democratiche nella società italiana. In altri termini, gli Alleati avevano motivo di fiducia nella capacità del popolo italiano di incamminarsi autonomamente verso la democrazia.
Vi era anche l’altro risvolto; la Resistenza, con il Comitato di Liberazione Nazionale in cui collaboravano democristiani, comunisti, socialisti, azionisti aveva una forza politica – e militare – tanto autorevole da poter affermare, anche nel rapporto con gli Alleati, la scelta di una Costituzione repubblicana scritta in piena sovranità. A maggior ragione dopo il Referendum del 2 giugno. La democrazia italiana è figlia della guerra. L’autonomia costituzionale è figlia di antifascismo e Resistenza.

Una storia costituzionale senza storia
La vicenda giapponese è presto detta; la Costituzione la scrissero i giuristi di Harvard e fu il generale Douglas MacArthur ad imporla parola per parola cedendo solo nel riconoscere con calcolata lungimiranza il ruolo dell’Imperatore, seppure assai ridimensionato: non più divinità ma solo simbolo dello Stato e dell’unità del popolo nel quale risiede la sovranità. Per la prima volta sovranità popolare. Fu una procedura sbrigativa e senza dibattiti, infatti la Costituzione di MacArthur entrò in vigore già nel maggio del 1947.
La Germania è più complessa, qui parliamo solo di quella con capitale Bonn e la cui statualità rinasce con la ricostituzione dei Länder e dei comuni tra il 1945 e il 1947 ma senza elezioni, i tedeschi non votano e ai milioni di profughi dall’Est viene persino vietata la semplice partecipazione politica. Ministri presidenti dei Länder e borgomastri sono nominati dagli occupanti che non si fidano della Germania e dei tedeschi. I Länder di Grande Assia, Württemberg-Baden e Baviera sono istituiti dal Proclama n. 2 del 19 settembre 1945 del generale Dwight David Eisenhower; il futuro Presidente degli Stati Uniti ebbe un ruolo cruciale nel processo costituente della Germania.

Un percorso costituzionale controllato
Negli altri territori la rinascita fu governata analogamente da francesi e britannici che ebbero anche molta cura nello smembrare la Prussia sopprimendone pure il nome. Nel giugno del 1948 si tiene a Londra la Conferenza dei sei alleati – USA, UK, Francia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo – che stabiliscono i contenuti fondamentali della costituzione tedesca. Fra di essi un forte federalismo con il quale spezzettare il potere della democrazia germanica in aggiunta alla separazione decisa con i russi a Potsdam nel 1945. Da quel voluto frazionamento del potere nascono Länder con vere e proprie costituzioni, ministri della giustizia, dell’interno, giudici e polizie autonomi e separati da Bonn. I tedeschi ci mettono anche del proprio, diversamente dai giapponesi, facendo tesoro della drammatica esperienza di Weimar la cui Costituzione rispecchiava fratture e contraddizioni di quella società; si pensi che il primo articolo recitava così: “Il Reich tedesco è una repubblica.”.
La drammatica esperienza di Weimar spinge ad escludere che il Presidente della Repubblica possa essere eletto dal popolo la cui sovranità deve avere limiti; a stabilire con l’articolo 67, Il konstruktive Misstrauensvotum che noi traduciamo con sfiducia costruttiva, che il Bundestag non può dimissionare un governo se non eleggendone uno nuovo; ad organizzare una democrazia parlamentare fondata sui partiti politici ma limitandone l’influenza (anche con l’art. 67) di modo tale che nessuno dei poteri possa prevalere; a bandire l’istituto dei referendum popolari – altro modo per circoscrivere la sovranità popolare – rammentando quanto essi siano stati utili per portare il Nazionalsocialismo al potere. Il referendum popolare è previsto unicamente nel caso si cambi il nome o la perimetrazione di un Land. Il costituzionalismo della Bundesrepublik non si espresse attraverso una assemblea costituente eletta ma con la mediazione politica tra i ministri presidenti dei Länder che erano nominati dagli alleati sulla base di una bilanciata scelta tra cristiano democratici, socialdemocratici e liberali.
Poi i ministri presidente ed altri amministratori dei Länder si riunirono a Bonn dal 1° settembre 1948 in un consesso di 65 membri che chiamarono Assemblea parlamentare e approvarono la costituzione l’otto maggio del 1949. È significativo che per la promulgazione avvenuta il 23 maggio sia stata necessaria la ratifica dei governi militari alleati del giorno 12. A Londra nel ’48 gli Alleati proposero che si chiamasse Costituzione, Verfassung, ma i 65 di Bonn obiettarono volendo che si chiamasse solo Grundgesetz, Legge fondamentale. Fu l’unica impuntatura dei tedeschi, motivata dal desiderio di considerare quel testo una formulazione provvisoria in attesa della riunificazione, una volta riunita la Germania tutti i cittadini avrebbero scritto la Verfassung definitiva. Gli Alleati assecondarono la chimera perché nessuno poteva immaginare la caduta del Muro e il crollo dell’URSS. Poi accadde l’impensabile e i tedeschi dell’Ovest guidati da Helmut Kohl riunificarono la Germania sotto l’ombrello della Legge fondamentale del 1949 ben guardandosi dall’avviare un processo costituente con i fratelli dell’Est. È la ragione per la quale la costituzione tedesca continua a chiamarsi Grundgesetz anziché Verfassung.
Ho raccontato per sommi capi perché e come l’Italia sia l’unico dei tre sconfitti ad aver scritto la Costituzione in autonomia. Voglio tornare sul rapporto tra le tre democrazie e la guerra rammentando il debito immenso che abbiamo con coloro che in quella guerra combatterono per la causa giusta. La democrazia non fu e non è uno spontaneo frutto della natura.
Nasce a Charleroi (Belgio) da genitori sacilesi emigrati. Il padre è minatore sin dal 1946 e poi operaio nell’acciaieria La Providence. Era l’Italia che emigrava per l’Europa del carbone e dell’acciaio da cui sarebbero nate poi le istituzioni comunitarie. Viene registrato all’anagrafe belga come Wick Sonego, francofono di madrelingua, arrivato in Italia il tribunale gli cambia d’ufficio il nome in Lodovico perché sussisteva la norma fascista che vietava i nomi stranieri. Inizia le prime esperienze politiche a Pordenone, da liceale, iscrivendosi al Partito comunista nella stagione di Enrico Berlinguer e del referendum sul divorzio. Nelle fila del Pci fa il consigliere e l’assessore comunale a Sacile, il consigliere provinciale e nel 1988 viene eletto consigliere regionale per tre mandati. Svolge la funzione di assessore regionale con i presidenti Travanut, Cecotti, Cruder e dal 2003, per cinque anni come esterno, anche con il presidente Illy. Le materie di cui si occupa sono: pianificazione territoriale, economia, trasporti e infrastrutture. Nel 2013 viene eletto Senatore della Repubblica continuando ad occuparsi di infrastrutture, trasporti e comunicazioni sino al termine del mandato nel 2018. Percorre tutta l’evoluzione Pci-Pds-Ds-Pd contribuendo a fondare il Pd del Friuli Venezia Giulia che alle regionali del 2008, il giorno della duplice sconfitta regionale e nazionale del centrosinistra, ottiene il 30% e 169.000 voti assoluti. Nel 2017, da senatore, partecipa alla scissione dal Pd che fa nascere Articolo 1 in polemica con Matteo Renzi, rientra nel Pd nel 2020.


