
Il welfare energetico-climatico, una rete di Rifugi Energetici. La transizione ecologica è anche questione di giustizia sociale
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Siamo dentro una crisi profonda che non è più possibile scomporre in compartimenti stagni. L’emergenza climatica e l’esplosione delle disuguaglianze sociali sono due facce della stessa medaglia: la crisi socio-ecologica. Rispondere a questa complessità richiede un cambio radicale di paradigma, lo stesso che da anni promuove il Forum Disuguaglianze e Diversità. Non esiste transizione ecologica possibile se questa non viene percepita, vissuta e agita come uno strumento di emancipazione sociale e di redistribuzione della ricchezza, del potere e delle opportunità. Fino a oggi, purtroppo, le politiche ambientali e quelle sociali hanno viaggiato su binari paralleli. È giunto il momento di fonderle in un unico, dirompente progetto politico: il welfare energetico-climatico.
Il punto di partenza è il riconoscimento di un fallimento strutturale. Le politiche basate esclusivamente su incentivi di mercato o su “bonus” emergenziali e temporanei si sono dimostrate drammaticamente insufficienti. I bonus una tantum alleviano il sintomo della povertà energetica per qualche mese, ma lasciano intatta la malattia: l’inefficienza strutturale delle abitazioni delle fasce più deboli, la dipendenza dalle fluttuazioni dei prezzi dei combustibili fossili e l’esclusione dei cittadini dai processi decisionali ed energetici. Chi è povero spende proporzionalmente di più per riscaldarsi o rinfrescarsi, vive nelle case meno isolate ed è il primo a subire gli effetti devastanti delle ondate di calore anomale o delle alluvioni. Il welfare energetico-climatico ribalta questa logica, trasformando l’accesso all’energia pulita e l’adattamento ai cambiamenti climatici in diritti sociali universali. Significa pianificare investimenti pubblici strutturali che partano dai territori e dalle persone più vulnerabili, garantendo la riqualificazione profonda del patrimonio edilizio pubblico e sociale e l’accesso democratico alle fonti rinnovabili.
Una rete di “rifugi climatici”
In questa cornice si inserisce una proposta concreta, territoriale e comunitaria: l’istituzione e la diffusione dei “Rifugi Climatici”. Cosa sono? Non dobbiamo pensarli come semplici centri di accoglienza d’emergenza durante le ondate di calore estive o le gelate invernali, ma come presidi di prossimità, nodi di una nuova infrastruttura sociale e ambientale integrata nei quartieri, in particolare in quelli periferici o nelle aree interne. Il Rifugio Climatico, anche nella proposta dello Spi CGIL – è uno spazio pubblico o collettivo rifunzionalizzato — una scuola, un centro civico, una biblioteca, un hub di quartiere, un centro anziani — che viene sottoposto a un’opera di efficientamento energetico radicale, bioclimatico e di de impermeabilizzazione dei suoli circostanti, alimentato interamente da fonti rinnovabili, spesso configurandosi come il cuore di una Comunità Energetica Rinnovabile e Solidale (CERS).
Le funzioni di un Rifugio Climatico sono molteplici e strettamente connesse al protagonismo delle comunità locali. In primo luogo, è uno spazio di resilienza climatica urbana: un luogo termicamente sicuro e accessibile a tutti, dove trovare sollievo dagli estremi climatici senza gravare sulle bollette domestiche. In secondo luogo, è un centro di produzione e redistribuzione di energia pulita ed economica, capace di abbattere i costi per le famiglie del quartiere in condizione di vulnerabilità, sottraendole al ricatto della povertà energetica. Ma il Rifugio Climatico è, soprattutto, un luogo di cittadinanza attiva e di capacitazione. Al suo interno operano “sportelli sociali dell’energia” dove i cittadini ricevono orientamento contro le trappole del mercato libero, educazione al consumo consapevole e supporto per accedere ai bandi di efficientamento. Diventa così un incubatore di solidarietà, un luogo dove si ricostruisce il tessuto comunitario polverizzato dall’isolamento sociale.

Un welfare partecipato, un investimento sociale
Per realizzare tutto questo, è evidente che non basta la tecnologia; serve una profonda innovazione istituzionale. Le amministrazioni pubbliche devono smettere di agire per silos. Il welfare energetico-climatico impone la collaborazione stretta tra assessorati all’ambiente, alle politiche sociali, all’urbanistica e alla salute. Soprattutto, richiede l’applicazione di metodi di co-progettazione e co-programmazione con il terzo settore, i sindacati, le associazioni ambientaliste e le comunità locali, secondo quel principio di “conoscenza situata” e di partecipazione dal basso che il Forum Disuguaglianze e Diversità ha sempre indicato come l’unica via per evitare che la transizione sia calata dall’alto e, quindi, rifiutata. I Rifugi Climatici devono essere pensati con i residenti, non per i residenti, mappando i bisogni specifici di ogni micro-area.
Il finanziamento di questa nuova infrastruttura sociale e ambientale non è un costo, ma un investimento ad altissimo rendimento. Ogni euro speso nel welfare energetico-climatico e nei rifugi energetici riduce la spesa sanitaria legata alle malattie da stress termico e da inquinamento, abbatte la spesa sociale per i sussidi emergenziali, crea occupazione locale non delocalizzabile nella filiera della bioedilizia e delle rinnovabili, e accelera il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. Risorse che possono e devono essere recuperate attraverso una seria riforma fiscale ecologica, che tassi gli extraprofitti delle grandi aziende fossili e le grandi ricchezze climalteranti, redistribuendo i proventi sui territori.
La transizione ecologica non è un pranzo di gala, ma non può essere una tassa sulla povertà. Se le forze progressiste ed ecologiste non capiscono che la lotta al mutamento climatico deve coincidere con la liberazione dal bisogno e con il riscatto sociale delle classi popolari, la transizione verrà travolta dal risentimento e dal populismo fossile. Il welfare energetico-climatico e la rete dei Rifugi Climatici sono la nostra risposta concreta: un’utopia pragmatica che dimostra come sia possibile curare il Pianeta partendo dalla cura delle persone e dei loro diritti. È tempo di unire l’agenda sociale e l’agenda ambientale in un’unica, grande vertenza politica per il futuro.
Qui un suggerimento: https://www.ideaginger.it/progetti/rifugio-climatico-socio-culturale-un-luogo-climatizzato-per-affrontare-insieme-l-emergenza-caldo.html
Ecologista, già presidente nazionale di Legambiente e vicepresidente della Commissione ambiente della Camera, è ora presidente di Nuove Ri-Generazioni e coordinatrice per ASVIS del gruppo su città e comunità sostenibili. Collabora con il Dipartimento Contrattazione e Benessere dello Spi CGIL e fa parte del Forum Disuguaglianze e Diversità. Sociologa, esperta nei temi della sostenibilità e dell’organizzazione dei servizi territoriali, è autrice di numerose pubblicazioni su sostenibilità del turismo, qualità territoriale degli ambienti urbani, transizione energetica.


