
Bollette e Geopolitica: perché la transizione non può più attendere
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La scorsa settimana, il webinar “Come si forma il prezzo dell’energia?”, organizzato dall’associazione Ci Sarà Un Bel Clima, ha tracciato una rotta chiara tra crisi globale e costi domestici. Guidato da Giovanni Montagnani, vicepresidente dell’associazione, l’incontro ha spiegato come il “prezzo marginale” – dettato dalle costose centrali a gas – tenga in scacco le nostre bollette. Il tempismo non è casuale: l’attuale instabilità in Iran e le tensioni sullo Stretto di Hormuz proiettano ombre inquietanti sul mercato dell’energia fossile, richiamando un parallelismo storico con la crisi energetica del 1973. Ieri come oggi, la dipendenza dal petrolio e dal gas straniero espone l’Italia a rincari insostenibili, rendendo il recente “decreto bollette” solo un palliativo rispetto alla necessità di un’autonomia strutturale.
La soluzione risiede nel binomio rinnovabili e sistemi di accumulo: le batterie permettono quel time shifting necessario a usare di sera l’energia solare prodotta di giorno, spiazzando il gas. Tuttavia, la burocrazia del GSE e il recente taglio del 64% ai fondi PNRR per le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) rischiano di soffocare questa rivoluzione dal basso.
Mentre i costi delle materie prime salgono per i venti di guerra, l’Italia taglia le risorse a chi l’energia vorrebbe produrla in modo pulito e solidale. Per contrastare questa deriva e chiedere trasparenza sui fondi, l’associazione ha lanciato una petizione urgente. La transizione non è solo una scelta ecologica, ma l’unico modo per garantire un “passo giusto” verso prezzi equi e stabilità sociale.
Per approfondire e firmare la petizione: https://cisaraunbelclima.it/


