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Carcere udine

“Bisogna aver visto” la giornata promossa da Alleanza per l’articolo 27


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“Bisogna aver visto” diceva Piero Calamandrei. “Bisogna aver visto” è la campagna promossa dall’Alleanza per l’articolo 27 per rendersi conto di persona delle condizioni invivibili in cui sono costrette oltre 63.000 persone detenute nelle carceri italiane. Il richiamo è all’articolo della Costituzione che stabilisce che le pene non possano essere contrarie al senso di umanità e debbano tendere al recupero e al reinserimento sociale, non alla vendetta.

Non era mai accaduto nella storia recente penitenziaria italiana che associazioni, laiche e cattoliche, responsabili delle istituzioni territoriali, esponenti della società civile, attori e scrittrici, dirigenti di banca, sacerdoti, politici di varie forze politiche, garanti regionali e comunali si sentissero chiamati a difendere l’articolo 27 della Costituzione. È stata una giornata dall’altissimo valore simbolico. Il carcere si è aperto al mondo esterno. Questo è il senso della neonata Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione. 

In ben 37 carceri, oltre 350 persone si sono mobilitate in tutta Italia per vedere con i propri occhi le condizioni di detenzione e per chiedere di intervenire urgentemente nel nome della dignità delle persone detenute, oltre che dello stesso personale penitenziario. Una gran parte degli Istituti visitati ha mostrato condizioni di sovraffollamento insostenibile, che in alcuni casi è giunto addirittura al 250%, ed estreme carenze in termini di qualità degli ambienti, spazio minimo, caldo senza respiro, celle con letti a tre piani, aree aperte senza possibilità di proteggersi dal sole, assenza di frigo e ventilatori nelle celle.

La visita triestina

L’iniziativa, svoltasi il 14 luglio, ha coinvolto anche le carceri dei capoluoghi della nostra regione. Della delegazione che ha visitato a Trieste il carcere del Coroneo, guidata dalla garante Elisabetta Burla, ha fatto parte anche la consigliera regionale del Patto per l’Autonomia Giulia Massolino. Nell’istituto sono recluse 251 persone, a fronte di una capienza teorica di 150 posti (realmente sono 135). Vi operano 119 agenti di polizia penitenziaria contro i 160 previsti, ma visti i numeri effettivi dei detenuti gli agenti dovrebbero essere oltre 250. Mancano i servizi sanitari essenziali: il dentista è presente solo poche ore alla settimana, non è prevista l’assistenza ginecologica, e persino le visite psichiatriche urgenti risultano difficili da garantire. L’area per le attività di rieducazione è sottodimensionata rispetto alle esigenze.

L’impegno della nuova direzione del carcere è lodevole, ma senza risposte politiche non può bastare. La Regione, direttamente chiamata in causa quantomeno per la propria competenza in campo sanitario, continua ad eludere anche il solo confronto istituzionale. La richiesta di audizione in Commissione presentata due anni or sono dalla consigliera Massolino rimane ignorata, e tutte le proposte presentate per migliorare le condizioni di vita e favorire il reinserimento sono sempre state respinte senza alcuna spiegazione.

carcere trieste

… e quella udinese

Il carcere di Udine (all’8° posto in Italia per sovraffollamento), malgrado un significativo miglioramento nelle ultime settimane, patisce un tasso di affollamento del 183%. Ci sono 154 persone recluse con soli 84 posti disponibili. A ciò si aggiunge una carenza di personale della polizia penitenziaria che sfiora il 28%.

Nel carcere di via Spalato sta per concludersi un iter assai impegnativo di rigenerazione di molti spazi interni, finalizzato a rendere concreta la possibilità di attuazione dei percorsi riabilitativi e di tutte le attività necessarie perché l’esecuzione della pena si svolga nel rispetto del dettato dell’art. 27 della Costituzione.

Il sovraffollamento, figlio della detenzione sociale e di una bulimia penale accelerata dalla svolta securitaria (ed autoritaria) dei vari “decreti sicurezza” di quest’ultima legislatura, rischia di compromettere o vanificare l’enorme lavoro svolto a Udine. Per questo il Garante, e con lui la Rete che ha sempre accompagnato con viva partecipazione il cammino udinese verso un “carcere nuovo”, ha voluto far proprie le parole d’ordine della giornata nazionale prevista dall’Alleanza per l’art. 27: umanità, dignità della persona e reinserimento sociale.

La visita è stata effettuata da una delegazione assai ampia, che ha visto la partecipazione di istituzioni, università e mondo della cultura, tra cui: Andrea Sandra (Garante dei diritti dei detenuti di Udine), Rino Battocletti (Camera Penale Friulana), Massimo Brianese (Società della Ragione e coordinatore del Patto per l’Autonomia di Udine), Roberta Casco (Associazione ICARO Volontariato Giustizia ODV), Paola Colombo (vicino/lontano), Antonio Capuozzo (Mittelfest), la scrittrice Anna Piuzzi, Chiara Dalla Costa (AIGA Udine), la fotografa Ulderica Da Pozzo, il cappellano Don Lorenzo Durandetto, Bruna Gover (Legacoop FVG), Sara Iacolano (Ufficio del Garante) e Federico Rossi (Colonos).

Non compromettere il positivo percorso avviato

La delegazione ha potuto apprezzare gli esiti delle corpose opere di riqualificazione dell’istituto, specialmente quelle che hanno trasformato l’ex sezione femminile, da tempo abbandonata, in un centro adeguato e confortevole per le attività scolastiche, formative, culturali e lavorative. Si è potuto anche verificare i lavori quasi conclusi per l’edificazione della sala polifunzionale, il sogno realizzato di un “teatro” che sancisce la connessione fra carcere e città, fra il “dentro” ed il “fuori”, grazie al doppio accesso per detenuti e cittadini “liberi”.

Anche nella casa circondariale udinese il tema dell’assistenza sanitaria si propone come una delle questioni più spinose, specialmente in riferimento alla copertura oraria e all’accesso a servizi specialisti, quale ad esempio quello odontoiatrico. A Udine come a Trieste l’encomiabile sforzo del personale non trova sponda adeguata nelle istituzioni. A Udine come a Trieste, e come nel resto d’Italia, senza il contributo del volontariato e degli operatori del terzo settore la “polveriera carceraria” sarebbe esplosa da quel mò.

Dopo la visita il programma ha previsto un presidio pubblico all’esterno, in via Spalato, aperto alla stampa e soprattutto alla cittadinanza ed alle associazioni unitesi per manifestare solidarietà e richiedere dignità delle condizioni di esecuzione della pena.

Sullo sfondo della giornata nazionale e degli eventi svoltisi in regione trova ulteriori certezze una convinzione di tutto il mondo solidale che vi ha partecipato: il sovraffollamento non si risolve costruendo carceri più grandi, ma riducendo la detenzione, investendo nella prevenzione, nelle misure alternative e nel reinserimento. Il carcere non può essere la discarica sociale delle fragilità che la politica non vuole affrontare. 

Più stato sociale, meno detenzione sociale, meno leggi criminogene, revisione completa della legislazione sulle droghe che criminalizza segmenti generazionali, amnistia, indulto, dignità, salute e percorsi rieducativi per chi deve rimanere detenuto, migliori condizioni di lavoro per chi è impegnato negli istituti di pena, misure alternative, politiche sociali ed abitative di reinserimento: queste sono le vie per costruire, e garantire nel futuro, più sicurezza per i cittadini…quelli liberi e pure quelli reclusi.

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