
Capire la povertà. Dai numeri alle persone, una complessità crescente
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I Centri di Ascolto (CdA) rappresentano uno degli strumenti principali attraverso cui la Caritas realizza la propria missione di testimonianza della carità nella comunità cristiana e in quella civile. Le persone vi accedono liberamente e trovano volontari e operatori che offrono accoglienza, orientamento e accompagnamento. Anche quando vengono erogati dei sussidi, i centri restano in primis uno spazio di relazione, in cui il verbo aiutare è sinonimo di ascoltare. Partire da un ascolto umanamente appassionato delle persone, delle loro storie e bisogni può far sì che un “accesso” diventi un incontro e che un aiuto, materiale o economico, sia strumento per la promozione della persona e non misura assistenziale. Sostenere chi vive situazioni di povertà richiede di superare un approccio che guarda all’emergenza, per costruire invece percorsi che favoriscano autonomia, l’accesso ai diritti e soprattutto il sentirsi parte attiva di una comunità.
I Centri di Ascolto dell’arcidiocesi di Udine sono parte di una rete territoriale preziosa, che agisce in collegamento con le altre realtà ecclesiali, i servizi, le istituzioni, le associazioni locali. Inoltre, grazie ad un lavoro paziente di raccolta dati, i Centri di Ascolto costituiscono una preziosa “antenna” rispetto ai fenomeni di povertà; le situazioni osservate permettono infatti di cogliere bisogni emergenti, trasformazioni sociali e nuove forme di vulnerabilità. I dati sono analizzati dall’Osservatorio Povertà e Risorse della Caritas diocesana con lo scopo di conoscere le condizioni di vita delle persone fragili, approfondire le cause delle povertà e dare loro voce. Quanto osservato confluisce in report regionali a cui la Caritas di Udine lavora in sinergia con le altre Caritas diocesane del Friuli-Venezia Giulia.
Nel 2025 numeri stabili e più accompagnamento
Nel 2025 i Centri di Ascolto della diocesi di Udine hanno incontrato 2.465 persone, per un totale di 5.564 colloqui e 5.730 interventi. Sebbene non fotografino un’esplosione della povertà, i numeri raccolti dalla rete Caritas raccontano sia di un fenomeno stabile in termini numerici, sia una sua trasformazione, fatta di bisogni multipli e percorsi di accompagnamento più complessi. Se infatti rispetto all’anno precedente è diminuito leggermente il numero delle persone incontrate, sono al contempo cresciuti i colloqui e gli interventi. Significa che le persone hanno portato più richieste e che anche gli interventi realizzati sono stati più articolati.
Questo dato va letto dentro un contesto nazionale in cui la povertà rimane su livelli elevati. Secondo ISTAT, nel 2024 in Italia si stimano oltre 2,2 milioni di famiglie in povertà assoluta, pari all’8,4% delle famiglie residenti, per un totale di circa 5,7 milioni di persone, cioè il 9,8% della popolazione. Si tratta di valori sostanzialmente stabili rispetto al 2023. I dati Caritas aiutano a guardare dentro questi numeri, mostrandone alcuni volti, storie e percorsi.

Povertà, tra nuovi accessi e cronicità
Nel 2025 il 72% delle persone delle persone è di nazionalità straniera, il 28% italiano. La componente straniera resta maggioritaria, ma si osserva una sua diminuzione, in particolare tra le donne. Cresce la componente italiana, sia maschile sia femminile. Nel complesso il 41% dei beneficiari sono donne, mentre gli uomini rappresentano il 59%. Le nazionalità prevalenti tra le persone straniere sono Georgia, Marocco, Afghanistan, Nigeria, Pakistan, Bangladesh.
Un elemento significativo è rappresentato dai nuovi accessi. Il 62% delle persone accolte dai Centri di Ascolto, quasi 2 su 3, si sono rivolte alla Caritas per la prima volta. Il dato racconta una realtà in movimento: accanto alle situazioni note da anni ai servizi, continuano ad affacciarsi persone che fino a poco tempo fa riuscivano a far fronte alle proprie difficoltà e che oggi faticano a sostenere spese abitative, utenze, problemi lavorativi o situazioni familiari complesse.
Più anziani e più soli
Sono in crescita anche le persone over 65 incontrate, nel 2025 pari al 13% del totale. Il 44% delle persone vive in solitudine, soprattutto tra gli uomini, mentre tra le donne è più frequente la vita in famiglia. Questi dati indicano che la vulnerabilità economica si intreccia con l’indebolimento delle reti sociali. Vivere soli non significa automaticamente essere poveri, ma nei dati dei Centri di Ascolto la solitudine appare spesso associata ad altre fragilità.
Le problematiche
Nel 2025 le problematiche economiche riguardano l’82% delle persone incontrate; seguono quelle lavorative (61%) e quelle abitative (50%). Fragilità economiche sono l’assenza o l’insufficienza del reddito, la difficoltà nel pagamento di utenze, affitti e spese straordinarie. La casa continua a rappresentare un nodo più critico. Tra gli stranieri vi è maggior incidenza di bisogni legati a reddito, lavoro, abitazione. Dopo i problemi economici e lavorativi (i più rilevati), i bisogni legati alla salute interessano il 34% degli italiani.
L’abitare pesa fortemente sui bilanci familiari e individuali: affitti elevati, soluzioni temporanee, ospitalità precarie, rischio di sfratto, convivenze forzate o situazioni di grave esclusione abitativa. Queste situazioni si verificano più spesso tra gli stranieri, tra i quali quasi una persona su tre vive una condizione di grave esclusione abitativa.
Un ulteriore aspetto riguarda il lavoro. Nei territori quasi una persona su tre tra quelle incontrate risulta occupata o inserita in situazioni lavorative fragili. Il dato è in linea con le rilevazioni nazionali Caritas, che segnalano la presenza crescente di persone che lavorano ma non riescono comunque a vivere dignitosamente, i lavoratori poveri.

Gli interventi
Nel 2025 gli interventi complessivi dei Centri di Ascolto sono stati 5.730, in prevalenza beni materiali, quali borse spesa e simili. Sono cresciuti anche gli interventi di ascolto, i sussidi economici e le attività di consulenza o orientamento. Questo passaggio è importante perché aiuta a superare una lettura riduttiva della Caritas come luogo di semplice distribuzione di beni. Anche gli aiuti materiali sono inseriti dentro percorsi più ampi di ascolto, orientamento, accompagnamento e relazione che cercano di rispondere alle situazioni sempre più complesse portate dalle persone.
Povertà, tra bisogni multipli e crescente complessità
Quali indicazioni possiamo trarre dalle osservazioni dei Centri di Ascolto dell’arcidiocesi di Udine? La povertà non cresce necessariamente nei numeri complessivi, ma si approfondisce nella complessità. La diminuzione delle persone accolte non significa riduzione del bisogno, ma l’aumento dei colloqui e degli interventi mostra che le situazioni richiedono più tempo, più relazione, più accompagnamento. Crescono gli italiani, aumentano gli anziani, resta molto rilevante la solitudine, emerge il lavoro povero. La povertà non è più facilmente riconducibile a categorie nette, ma sempre più spesso attraversa condizioni ibride, meno visibili e più difficili da intercettare preventivamente.
Le povertà emergenti richiedono risposte integrate: ascolto, orientamento, sostegni mirati, collaborazione con i servizi sociali, reti comunitarie. In questa prospettiva la funzione dei Centri di Ascolto è peculiare: luoghi di contrasto alla povertà e presidi di coesione sociale. Spazi di espressione di una privilegiata attenzione agli ultimi da parte della comunità ecclesiale e civile, in cui i volontari, come dei veri e propri angeli sociali, si fanno prossimi ai più fragili e ne promuovono la dignità.
Laureato in filosofia, lavora presso la Caritas diocesana di Udine, dove si occupa di Osservatorio delle Povertà e Risorse, formazione e volontariato. Collabora con la Scuola di Etica e Politica Sociale della diocesi e con testate di informazione locali.

