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Una nuova legge per un nuovo rapporto tra Istituzioni e Terzo Settore


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Sta entrando nel vivo il percorso promosso dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dal Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Udine in collaborazione con Forum del Terzo Settore FVG. Più che una revisione normativa, è l’occasione per ripensare il rapporto tra Pubblica Amministrazione e comunità organizzate.

Quando si parla di una nuova legge regionale, il rischio è quello di immaginare un percorso riservato agli addetti ai lavori: un testo da scrivere, articoli da modificare, competenze da ridefinire. Nel caso della nuova legge sul Terzo Settore del Friuli Venezia Giulia, invece, la prospettiva è diversa. La norma rappresenta certamente un superamento di attuali leggi ormai datate, ma è soprattutto lo strumento attraverso cui costruire un modo nuovo di collaborare tra Istituzioni ed Enti del Terzo Settore.

È questa, in fondo, la vera sfida.

Negli ultimi mesi il percorso ha coinvolto direttamente il territorio regionale attraverso 16 focus group, organizzati nelle diverse aree del Friuli Venezia Giulia, ai quali si è affiancata una raccolta di contributi tramite questionari. Un lavoro di ascolto che ha permesso di raccogliere esperienze, criticità e proposte provenienti dagli Enti del Terzo Settore e non solo, chiamati non semplicemente a esprimere un parere su una legge già scritta, ma a contribuire alla sua costruzione.

La scelta del metodo non è secondaria. Coinvolgere gli enti prima della stesura del testo significa riconoscere che chi opera quotidianamente nelle comunità possiede conoscenze ed esperienze indispensabili per elaborare politiche pubbliche efficaci. È un approccio coerente con lo spirito del Codice del Terzo Settore e con il principio costituzionale di sussidiarietà, che negli ultimi anni ha progressivamente modificato il modo di concepire i rapporti tra Pubblica Amministrazione e cittadini organizzati.

Dall’ascolto sono emerse alcune questioni che sembrano destinate a diventare i pilastri della futura legge.

Rendere stabile l’amministrazione condivisa

Tra i temi più rilevanti vi è senza dubbio quello dell’amministrazione condivisa.

Negli ultimi anni questa espressione è entrata con sempre maggiore frequenza nel lessico delle amministrazioni pubbliche e degli Enti del Terzo Settore. Ma di cosa si tratta, concretamente?

L’amministrazione condivisa propone un cambio di prospettiva rispetto ai modelli tradizionali. Gli Enti del Terzo Settore non vengono considerati soltanto soggetti ai quali affidare servizi o concedere contributi, bensì partner con cui, a pari dignità anche se con ruoli diversi, progettare e realizzare politiche di interesse generale. Strumenti come la co-programmazione e la co-progettazione consentono infatti alla Pubblica Amministrazione e agli ETS di individuare insieme i bisogni delle comunità, definire le priorità e costruire le risposte più adeguate.

Il principio è ormai consolidato. Più complessa è la sua concreta applicazione.

La domanda che accompagna il percorso della nuova legge regionale è infatti un’altra: come rendere l’Amministrazione condivisa una pratica ordinaria e non un’esperienza episodica?

La sfida consiste nell’immaginare un sistema stabile di confronto tra la Regione e il Terzo Settore. Servono luoghi, tempi e modalità attraverso cui gli Enti possano dialogare con continuità, ad esempio, con le Direzioni regionali nel momento in cui vengono elaborati i piani di settore, individuate le priorità e definite le politiche pubbliche. Non soltanto quando un provvedimento è già pronto, ma fin dalla fase in cui le decisioni prendono forma.

È probabilmente questo l’aspetto più innovativo della futura legge: non limitarsi a disciplinare strumenti già esistenti, ma costruire un modello permanente di relazione istituzionale che oggi, almeno in questa forma, ancora non esiste.

Una rappresentanza capace di dialogare con le istituzioni

Un secondo tema riguarda la rappresentanza del Terzo Settore nei confronti della Regione e, più in generale, delle Pubbliche Amministrazioni.

Il Terzo Settore è una realtà estremamente articolata: organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, cooperative sociali, fondazioni, enti filantropici, imprese sociali e molte altre esperienze convivono all’interno di un universo ricco e diversificato.

Costruire forme efficaci di confronto significa quindi interrogarsi anche su come garantire una rappresentanza capace di esprimere questa pluralità, senza rinunciare alla capacità di elaborare proposte condivise e di instaurare un dialogo stabile con le istituzioni regionali.

Una legge che voglia promuovere realmente l’amministrazione condivisa dovrà affrontare anche questo tema, individuando modalità di interlocuzione chiare, trasparenti e continuative.

Non lasciare indietro le piccole associazioni

Tra gli aspetti emersi con maggiore forza durante il percorso di ascolto vi è anche la necessità di valorizzare le tante piccole associazioni che, pur svolgendo un ruolo fondamentale nelle comunità locali, non sono iscritte al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS).

Si tratta spesso di realtà di prossimità, animate esclusivamente dal volontariato, che organizzano iniziative sociali, culturali, sportive o ricreative e rappresentano un presidio fondamentale soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne.

La loro esclusione dai meccanismi di partecipazione rischierebbe di impoverire il patrimonio di relazioni e di impegno civico che caratterizza il Friuli Venezia Giulia.

La futura legge sarà quindi chiamata a riflettere anche su come riconoscere e valorizzare queste esperienze, evitando che il processo di riforma produca nuove marginalità.

Un’occasione da non perdere

Il lavoro di ascolto rappresenta una tappa fondamentale, ma non conclude il percorso.

Sulla base dei contributi raccolti attraverso i focus group e i questionari, il Forum del Terzo Settore del Friuli Venezia Giulia elaborerà una propria proposta che sarà discussa nell’assemblea prevista per la fine di agosto. Sarà un momento importante di sintesi e di confronto, destinato ad avanzare proposte concrete per la definizione del testo legislativo che la Regione porterà avanti nei mesi successivi.

Molte Regioni italiane si sono già dotate di una legge dedicata al Terzo Settore. Tuttavia, l’impressione è che raramente tali interventi abbiano dato vita a un sistema realmente innovativo di collaborazione tra Pubblica Amministrazione ed Enti del Terzo Settore nella definizione delle politiche pubbliche.

Il Friuli Venezia Giulia ha oggi l’opportunità di percorrere una strada diversa. La sua autonomia speciale offre spazi di sperimentazione più ampi rispetto a quelli disponibili in altre realtà regionali e può consentire di immaginare strumenti innovativi di partecipazione e di amministrazione condivisa.

La qualità della futura legge non si misurerà soltanto nella capacità di aggiornare il quadro normativo regionale. Si misurerà soprattutto nella possibilità di trasformare la collaborazione tra istituzioni e Terzo Settore da esperienza occasionale a metodo ordinario di governo delle politiche pubbliche.

Se questo obiettivo sarà raggiunto, il Friuli Venezia Giulia non avrà semplicemente una nuova legge sul Terzo Settore. Avrà contribuito a delineare un modello originale di rapporto tra istituzioni e comunità organizzate, capace di valorizzare quella ricchezza di partecipazione, solidarietà e responsabilità condivisa che rappresenta un prezioso patrimonio della nostra regione.

Marco Iob
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Attivista impegnato nella difesa dell’acqua come bene comune e diritto umano fondamentale. Coordina per il CeVI campagne di sensibilizzazione e progetti di cooperazione internazionale. Ne è stato portavoce e rappresentante in conferenze e seminari internazionali. Partecipa alle COP sul clima e ai Forum Alternativi Mondiali dell’Acqua. Attualmente Portavoce del Forum del Terzo Settore del Friuli Venezia Giulia

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