
Una Regione ripetente, che non studia e non si applica
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Il disegno di legge per richiamare in vita le Province ha finito l’iter delle audizioni e del dibattito in Commissione e andrà al voto dell’Aula consiliare nei prossimi giorni. L’approvazione senza modifiche è scontata, ma non è dovuta solo al fatto che esista una ferrea maggioranza consiliare.
E’ l’ennesimo atto di un modello politico che non prevede spazio, se non rituale, al dibattito e alla possibilità di cambiare opinione.
Le Province si rifanno perché così era scritto nel programma elettorale del Presidente Fedriga. E’ chiaro come il sole che tutti ed ognuno dei votanti non solo ha letto tutto il programma ma che lo ha condiviso in ogni sua parte.
Che poi la modifica statutaria, l’unica portata a casa pur se richiesta insieme a una ventina di altre competenze però dimenticate tranquillamente per strada, parlasse di “area vasta” e non di province è cosa trascurabile. Che le province ritorneranno elettive solo nel Friuli-Venezia Giulia e non nel resto d’Italia dove sono invece enti di secondo grado non ci riguarda. Che la norma statutaria indichi la necessità di “consultare le popolazioni interessate” sarebbe tempo perso. Che sempre quella norma preveda la possibilità di funzioni differenziate fra le istituende “aree vaste” è dettaglio trascurabile in una Regione che ormai è del tutto omogenea, semplicemente “FVG”. A che serve chiedere studi e ricerche… Che le banali competenze che verranno concesse alle nuove Province siano le stesse sin qui e da anni gestite dagli Enti di Decentramento Regionale è solo un punto di partenza, poi “chi vivrà vedrà”.
E’ dal 1993 che la nostra Regione ha competenza primaria sull’ordinamento delle autonomie locali, e probabilmente anche quest’ultima modifica statutaria sulle “aree vaste” sarebbe stata inutile ed ultronea se non per l’aspetto, evidentemente fortemente desiderato, della elezione diretta dei suoi amministratori. Ed è dal 1993 che i legislatori succedutisi non sono riusciti a costruire un sistema regionale efficace ed efficiente e soprattutto duraturo nel tempo. In gran parte questo è probabilmente dovuto alla incapacità o alla mancata volontà di costruire un progetto con forti caratteristiche condivise fra le diverse forze politiche che nel tempo hanno tutte avute sia ruoli di governo che di opposizione.
Tragicomico verificare che siamo ancora lì e proprio nell’anno in cui ci si riempie la bocca della santificazione della ricostruzione post 1976, avvenuta proprio perché ci fu convergenza politica ed istituzionale su obiettivi e strumenti comuni.
Dà da pensare, infine, che nel loro insieme le forze politiche di opposizione non abbiano ritenuto di impegnarsi più di tanto in una attività di informazione e proposta delle comunità su questa legge e su questi temi. Forse poteva essere una buona occasione per rendere evidente lo stile di governo di questo centrodestra ed avviare una lunga campagna elettorale.
Anche per questo riteniamo utile rendere disponibili integralmente alcuni dei dibattiti promossi dal Patto per l’Autonomia: https://www.youtube.com/@ilpassogiusto

