
Una storia di industria e ambiente lunga quasi novanta anni. Ora quale futuro?
Ascolta l’audio
Indice dei contenuti
L’area dello stabilimento Caffaro di Torviscosa è una zona industriale di interesse regionale D1 (come definita dal Piano Urbanistico Regionale – ottobre 1978): “zona corrispondente agli ambiti degli agglomerati industriali di interesse regionale – entro tali ambiti dovranno essere prioritariamente indirizzati tutti gli interventi riguardanti il settore industriale con particolare riguardo a quelli finanziati promossi e programmati direttamente da Enti Pubblici”.
Di fatto l’area Caffaro era una zona industriale ancor prima che nascesse la legge urbanistica, che ebbe gli albori nel 1942 per disciplinare l’assetto e l’incremento edilizio dei centri abitati e lo sviluppo urbanistico nel territorio, e ancor prima anche dell’istituzione e insediamento della zona industriale dell’Ausa-Corno (1963) della quale oggi fa parte, con una superficie a destinazione industriale di oltre due milioni di mq, in prossimità di grandi realtà produttive importanti poste ai suoi margini, quali Bracco Spin e Haloindustry, Edison (settori farmaceutico ed energetico).
La funzione indicata al tempo dal P.U.R. è oggi impedita dall’appartenenza al Sito Inquinato Nazionale (d.lgs. 152/06), come formalizzato con apposito decreto del Ministero dell’Ambiente (2003), che vincola l’utilizzo di tale superficie all’ottemperanza agli adempimenti del Titolo V della Parte IV riguardo i fenomeni di inquinamento che la affliggono (vedi i numeri 57 e 58 del Passo Giusto) e che interessano il risanamento dei terreni, il completamento della messa in sicurezza delle discariche e la gestione delle acque.
Dal 2003 a oggi sono passati più di vent’anni che hanno rappresentato tre momenti significativi per la gestione del sito: 2003-2009 (evidenziazione dei fenomeni di inquinamento) 2010-2015 (gestioni commissariali e progetti generali di intervento) 2016-2026 (primi interventi operativi).
A quando un futuro?
Un lungo, lunghissimo, periodo di tempo che ha sacrificato e sacrifica la vocazione industriale dell’area che si è andata comunque confermando nel tempo, pur nella sua incidenza con il Sito Natura 2000 della Laguna di Grado e Marano; va rimarcato che il sito industriale già scelto in passato per disponibilità di spazi e di collegamento via d’acqua, si ritrova oggi con disponibilità logistica arricchita dalla vicinanza alle reti dei trasporti ferroviario (VE-TS), autostradale (TO-TS), fluviale (Porto Nogaro), unitamente alla centrale di produzione di energia (EDISON), elementi strutturali, oggi imprescindibili per il sistema delle imprese.
E allora quale futuro per il sito Caffaro? E soprattutto quando? Sono queste le domande da porsi. Considerata la valenza del sito in prospettiva industriale, localizzativa e di estensione, e la sua complessità in termini ambientali, anche di vincoli, sarebbe il caso di porre la questione al centro del dibattito regionale coinvolgendo nelle relative elaborazioni amministrazioni pubbliche (Regione e Comune di Torviscosa assieme ai comuni limitrofi, unitamente al Ministero dell’ambiente, MASE, e Ministero delle attività produttive, MIMIT – Associazioni di impresa, Consorzio COSEF, Consorzio di bonifica pianura friulana – Associazioni ambientaliste).
E sicuramente va sollecitata in merito anche la proprietà privata che da alcuni anni ha acquisito l’area dal Commissario Straordinario, ancora senza alcun riscontro insediativo. Ecco allora che il Piano Industriale del Consorzio COSEF, competente sull’area, potrebbe valutare indicazioni generali e obiettivi concreti, prima, con cui confrontarsi e da sostanziare, poi, a livello pianificatorio (P.T.I.), ma anche progettuale, in un programma di scelte e priorità condivise.
La conclusione del contenzioso è vicina
Si approssima la conclusione (autunno 2026) del contenzioso del MASE contro la società Livanova condannata al risarcimento di un danno ambientale di 117 milioni di euro per il S.I.N. in oggetto e quindi di conseguenza la scadenza del tempo della verifica per sapere se e quando tali risorse potranno essere disponibili per le attività di risanamento. E’ un argomento da attenzionare considerato che gli interventi di risanamento previsti, e da prevedere, sono evidentemente bisognosi di risorse che la finanza pubblica non ha e non avrà a disposizione nel breve-medio tempo.
Le due questioni poste incombono e sono intrinsecamente legate perché un risanamento del sito, da immaginare a step per essere realisti, può aprire la strada a localizzazioni industriali importanti, mentre uno “status quo” può presumibilmente consentire insediamenti per i quali non siano necessari movimenti terra ed edificazioni, e men che meno la presenza antropica, quindi di impianti a valenza energetica quali campi fotovoltaici.
Avremo ancora una zona corrispondente agli ambiti degli agglomerati industriali di interesse regionale come previsto originariamente dal P.U.R.? La domanda è più che mai attuale anche perchè il consumo della risorsa suolo, che non è rinnovabile, anche in questa regione non arretra (Rapporto ISPRA del 20.10.2025).

