
Nel rione Maddalena si vota per il proprio futuro di comunità
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Mentre la macchina della politica istituzionale inizia lentamente a muovere i primi passi in vista delle elezioni comunali triestine della primavera del 2027, tra le strade del rione Maddalena la cittadinanza attiva ha già deciso di invertire la rotta. Non più programmi calati dall’alto o promesse elettorali dell’ultimo minuto, ma un percorso inverso che parte direttamente dalle strade, dalle piazze e dalle reali necessità di chi il rione lo vive ogni giorno.
Il 6 giugno ha preso ufficialmente il via la campagna “9 idee per il futuro della Maddalena”, un ambizioso percorso partecipativo promosso dal comitato Maddalena Vive. L’iniziativa, che si svilupperà lungo l’intero arco dei mesi di giugno e luglio, si propone come un vero e proprio laboratorio di democrazia diretta. L’obiettivo finale è chiamare i residenti a selezionare e votare nove progetti cruciali per il rione, costruendo un pacchetto di priorità da consegnare a chi si candiderà a governare la città nei prossimi cinque anni. Il percorso nasce da anni di attivismo ininterrotto sul campo, caratterizzati da assemblee pubbliche, laboratori, camminate di quartiere e momenti di ascolto continuo.
Da questo lungo lavoro dal basso sono scaturite oltre trenta proposte concrete, concepite per curare le fragilità del rione, restituire spazi preziosi alla socialità e promuovere una vera conversione verde a misura di persona. Oggi quel patrimonio di idee si evolve in una nuova fase: la mobilitazione del comitato punta a selezionare nove cambiamenti cardine capaci di fare la differenza, per consegnarli alla politica non come semplici suggerimenti, ma come impegni formali da realizzare nel quinquennio successivo.
Un’agenda in tre tempi per curare il rione
Il lavoro svolto sul territorio si è tradotto in una pianificazione rigorosa, strutturata all’interno di una scheda di voto divisa in tre macro-aree temporali: breve, medio e lungo termine. Questo approccio permette di distinguere chiaramente tra piccoli interventi di immediata realizzazione e le grandi trasformazioni urbanistiche che richiedono tempi amministrativi più lunghi, ma altrettanto urgenti.
Tra i progetti, per fare degli esempi, spiccano la richiesta di nuove altalene e tavoli nei giardini pubblici, il posizionamento di fontanelle d’acqua lungo la frequentata pista ciclabile Cottur e l’avvio di nuovi orti urbani comunitari negli spazi dell’ex vivaio di villa Sartorio. Parallelamente, sul fronte della vivibilità e del sociale, si punta all’introduzione di autovelox e strumenti di moderazione della velocità per garantire la sicurezza stradale a partire dai pedoni, oltre che sull’attivazione di un servizio di educativa di strada specificamente rivolto ai giovani del quartiere.
Spostando l’orizzonte sul medio termine, la sfida evolve verso i servizi essenziali e la sostenibilità ambientale del rione. In questo ambito si inserisce l’istituzione di percorsi protetti “Pedibus” per promuovere l’autonomia negli spostamenti casa-scuola degli alunni delle scuole Laghi e Bergamas, accompagnata dalla piantumazione di nuove alberature stradali per mitigare l’effetto cappa delle isole di calore nelle aree più cementificate. A queste proposte si affiancano rivendicazioni sociali ed economiche cruciali, come l’apertura di una farmacia comunale e il lancio di misure concrete a sostegno del commercio di vicinato (modello Bari), fortemente indebolito negli ultimi anni dalla concorrenza della grande distribuzione.
Infine, i progetti più ambiziosi a lungo termine guardano alla grande rigenerazione del tessuto urbano e sociale della Maddalena. In questa categoria si collocano la progettazione e la creazione di una grande piazza verde nell’area dell’ex Disinfezione, il recupero e la rinascita delle antiche serre di Villa Sartorio come spazio polifunzionale e di comunità, e l’attivazione del portierato sociale, un servizio e spazio pensato per costruire comunità e dare supporto e protezione alle fasce più deboli della popolazione.

La sfida alla politica della disaffezione
La consultazione utilizzerà una duplice modalità per raggiungere il maggior numero possibile di abitanti. Sarà possibile esprimere le proprie preferenze sia attraverso una piattaforma online, sia incrociando i banchetti fisici che i volontari allestiranno in alcuni luoghi ed eventi del rione durante le prossime settimane (per aggiornamenti vedere i canali social del comitato). L’essenza profonda dell’iniziativa risiede nel suo valore politico, proponendo un netto ribaltamento delle consuetudini elettorali.
I nove punti più votati dai cittadini diventeranno una piattaforma programmatica che il comitato chiederà venga sottoscritta dai candidati alla carica di Sindaco e dai partiti che si propongono di governare Trieste dal 2027 al 2032. È forte la necessità di rimettere al centro i bisogni reali e le aspettative di chi vive il territorio, riconoscendo che la diffusa disaffezione verso la politica sia il risultato diretto di troppe decisioni calate dall’alto negli ultimi decenni nelle scelte si chi ha governato il capoluogo giuliano. Invertire la rotta significa ricordare che l’ascolto e la partecipazione dei cittadini non costituiscono affatto intralci o rallentamenti per la macchina amministrativa, bensì l’unico modo per realizzare interventi capaci di cambiare davvero la vita delle persone.
La sfida lanciata dalla Maddalena rappresenta un sasso nello stagno del dibattito pubblico triestino. In un’epoca segnata da un forte astensionismo e dal distacco emotivo dei cittadini verso le istituzioni, la scommessa di questo storico rione dimostra che la partecipazione, se strutturata su basi concrete e obiettivi tangibili, ha ancora la forza di riappropriarsi dello spazio pubblico e del futuro della comunità.
Federico Zadnich ha partecipato a numerose campagne ambientaliste: dalla mobilitazione contro l’ovovia di Trieste alle richieste di rigenerazione urbana nel rione della Maddalena, uno dei quartieri più cementificati del capoluogo giuliano, fino alle iniziative contro le vittime della strada. Dal 2016 al 2020 è stato coordinatore regionale della FIAB (Federazione italiana ambiente e bicicletta), portando avanti un’idea di mobilità più equa e accessibile.
La sua è una scelta radicale e concreta: da oltre 10 anni ha deciso di non possedere mezzi a motore, muovendosi solo a piedi, in bici e con i mezzi pubblici. Una pratica quotidiana che è già, di per sé, una forma di politica.
Laureato in psicologia dello sviluppo e dell’istruzione, oggi lavora come educatore nei ricreatori comunali di Trieste: un lavoro che intreccia relazione, crescita e comunità.


