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Manifesto del “Patto di comunità per l’Ecogiustizia”

ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera

 

Premesso che

A oltre trent’anni dall’avvio delle prime procedure di risanamento ambientale, l’Italia resta ancora intrappolata in una vera e propria emergenza bonifiche. Da Nord a Sud, la mappa dei Siti di Interesse Nazionale (SIN) e Regionale (SIR) racconta una storia di lentezze, ritardi e promesse mancate: 42 SIN per circa 148.000 ettari di superficie terrestre e 78.000 ettari marini, e oltre 34.000 SIR distribuiti su tutto il territorio. Un patrimonio compromesso che, tra falde contaminate, aree industriali dismesse e discariche abusive, continua a gravare sulla salute di milioni di cittadini.

La campagna “Ecogiustizia subito: in nome del popolo inquinato”, promossa da ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera torna con una seconda edizione dedicata ad alcuni dei casi simbolo dell’Italia che attende la bonifica: Piombino, Tito, Sulcis, Terni, Valle del Sacco, SIN Caffaro Torviscosa.

Nei territori più inquinati del nostro Paese vivono ben 6 milioni di cittadini e cittadine a cui viene negato il diritto alla salute, a un ambiente salubre e allo sviluppo sostenibile. In Italia il risanamento ambientale procede a passo lentissimo — solo 11 ettari bonificati in media ogni anno, appena il 6% dei suoli e il 2% delle falde completamente risanati — e dove si moltiplicano reati di omessa bonifica e ritardi amministrativi

Con questi ritmi, serviranno almeno sessant’anni per concludere gli interventi nei SIN più virtuosi, eppure, il settore delle bonifiche rappresenta una grande occasione economica e sociale, stimata in oltre 30 miliardi di euro di potenziali investimenti, e una sfida cruciale per garantire ecogiustizia e salute pubblica

 

Considerato che

  • Torviscosa è una città sorta tra il 1937 e il 1942 laddove sorgeva l’antico insediamento di Torre di Zuino. Per lungo tempo la sua esistenza è stata legata alle attività della SNIA Viscosa, una grande azienda chimica italiana che avviò gli impianti per la produzione di cellulosa e di fibre artificiali per uso tessile, fra cui il rayon, la seta artificiale ricavata dalla cellulosa. Negli anni Cinquanta l’azienda inaugurò l’impianto cloro-soda, per la produzione di composti clorurati. A metà degli anni Sessanta, lo stabilimento di Torviscosa era considerato una delle punte di diamante della chimica italiana. Nei decenni successivi, seguì una fase di lento e inarrestabile declino che portò, infine, a una riconversione degli impianti e all’abbandono delle lavorazioni di chimica “pesante”. Attualmente la società Caffaro Industrie S.p.A. risulta essere operativa in diverse aree del sito di stabilimento (fra cui, Fine Chemicals Area, Chlorination Hub, Chlorination Area, Chloro/Alkali Plant) per la produzione di beni (tra i quali chetoni, esteri, carbonati organici e paraffine clorurate) destinati al mercato mondiale. Dal 2017 è attivo nel polo produttivo di Torviscosa il nuovo impianto cloro-soda con tecnologia a membrane di Halo Industry Spa (società partecipata da Caffaro Industrie Spa, Spin Spa e Friulia Sgr).

 

  • L’inquinamento della laguna di Marano è diffuso ed attribuibile prevalentemente agli sversamenti di mercurio nel canale Banduzzi provenienti dal polo chimico, mentre all’interno e in prossimità dello stabilimento sono presenti vari siti contaminati oggetto di deposito/sversamento di rifiuti pericolosi nel corso degli anni.

 

  • In alcuni casi l’inquinamento ha già raggiunto la falda.

 

  • Oltre al diffuso inquinamento della laguna e del canale Banduzzi, le aree inquinate più significative (ma non le uniche) collegate al polo chimico riguardano una zona a sud della darsena utilizzata lungamente come discarica, una zona a sud degli impianti utilizzata come deposito di peci, due casse di colmata lungo il canale Banduzzi (utilizzate nel passato per il dragaggio del canale stesso al fine di garantirne la navigabilità) e un’area denominata Valletta adibita a discarica sita sulla confluenza dei fiumi Ausa e Corno a 7 km di distanza dallo stabilimento.

 

  • L’elevata concentrazione nei sedimenti lagunari di mercurio, la neurotossicità di tale elemento anche a basse dosi se presente nella catena alimentare e la presenza in laguna di attività di ittiocoltura e molluschicoltura permettono di affermare che la laguna di Grado e Marano è un’area ad elevata pericolosità sanitaria oltre che ambientale.

 

  • Le indagini di caratterizzazione eseguite hanno mostrato il seguente stato di contaminazione delle matrici ambientali: suolo/sottosuolo: superamenti dei limiti previsti dalla vigente normativa per diversi parametri, tra cui metalli, idrocarburi, BTEX, IPA, Diossine e Furani, PCB, Ammine aromatiche; acque di falda: superamenti dei limiti previsti dalla vigente normativa per diversi parametri, tra cui metalli, idrocarburi, BTEX, IPA, Alifatici clorurati ed alogenati cancerogeni e non cancerogeni, Ammine aromatiche; sedimenti: metalli e idrocarburi pesanti.

 

  • Con ordinanza del 3 giugno 2002 n. 3217 è stato nominato il primo Commissario Delegato per la realizzazione degli interventi necessari per fronteggiare e risolvere la situazione di emergenza socioeconomico-ambientale del sito ma solamente nel 2009, con il terzo Commissario Delegato, si è arrivati alla predisposizione di un documento programmatico unitario di tutte le attività per risolvere l’emergenza. É stato anche elaborato e presentato al Ministero dell’Ambiente il progetto di bonifica dell’area dello stabilimento chimico e delle zone limitrofe.

 

  • Nel 2010 è stata finalmente ripresa la caratterizzazione interrotta dal 2004. É stato anche approvato dal Ministero dell’Ambiente il progetto di bonifica dello stabilimento della Caffaro e delle aree limitrofe (per un importo previsto di circa 200 milioni di euro con la previsione di interventi di barrieramento fisico, idraulico e la creazione di casse di colmata per il deposito dei sedimenti inquinati) e sono proseguiti i dragaggi nella laguna. In data 16 ottobre 2020 la Regione FVG ha approvato con la delibera n. 1531, l’Accordo di Programma “Per la realizzazione degli interventi di risanamento ambientale del SIN di Caffaro di Torviscosa”.

 

  • In data 28 ottobre 2020 è stata sottoscritto tra il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e la Regione Friuli-Venezia Giulia l’Accordo di Programma “Per la realizzazione degli interventi di risanamento ambientale del Sito di Interesse Nazionale di Caffaro di Torviscosa”. Il valore del predetto accordo è pari ad € 48.685.400,00.

 

  • In data 30.03.2023 la proprietà di larga parte dei terreni del SIN è transitata da Caffaro SPA, in liquidazione, alla società Tech & CO SRL. Allo stesso tempo proseguono i lavori relativi ai progetti previsti dall’Accordo di Programma approvati dal MASE ed eseguiti da Regione FVG e Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, in particolare quelli relativi alla messa in sicurezza permanente delle discariche E ed F che sono gravate da Procedura infrazione 2011/2215 – Causa C – 498/17 – Violazione art. 14, lettere b) e c) della direttiva 1999/31/CE.

 

  • Dal 2024 i lavori di messa in sicurezza e bonifica dell’area del sito della Caffaro di Torviscosa sono affidati al Consorzio di Bonifica Pianura Friulana. Sono sei i progetti di bonifica ambientale che il Consorzio sta realizzando, per 29.100.000 euro, frutto dell’accordo di programma stipulato nel 2023 tra Stato e Regione. Gli interventi riguardano la rimozione e lo smaltimento delle peci benzoiche, il ripristino e l’efficientamento della barriera idraulica, le relative opere di completamento, la sistemazione delle discariche oggetto della procedura di infrazione, nonché delle altre discariche con relativa rimozione delle peci benzoiche.

 

  • Da maggio 2024, in 18 mesi il Consorzio di Bonifica ha concluso gli interventi di messa in sicurezza permanente di due discariche presenti nel sito. L’intervento è consistito nella copertura di 67.000 m2 (6,7 ettari dei 201 inquinati) con uno strato impermeabile che d’ora in poi impedirà alle piogge di dilavare i rifiuti (le ceneri) e trascinare gli inquinanti in falda. I complessi lavori di impermeabilizzazione sono stati accompagnati da una rete di drenaggio delle acque meteoriche. 

 

Considerato inoltre che

  • Il quadro complessivo delle vertenze che interessano direttamente il SIN Caffaro di Torviscosa è stato ricostruito partendo dalla Relazione della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul ciclo dei rifiuti del 17 ottobre 2017.

 

  • In una fase iniziale, nessun giudice aveva riconosciuto al Ministero dell’Ambiente un “danno ambientale Torviscosa”: tutte le domande avanzate erano state ritenute inammissibili o rigettate, per totale carenza di prova del danno e del nesso causale. La situazione è cambiata nel 2021, quando la Corte d’Appello di Milano ha accertato e quantificato un danno ambientale specifico per Torviscosa pari a 117 milioni di euro, nell’ambito della condanna complessiva di 453,5 milioni di euro pronunciata nei confronti della multinazionale LivaNova PLC per i tre siti Caffaro SIN (Brescia, Torviscosa e Colleferro).

 

  • LivaNova PLC ha impugnato la sentenza, ma la Corte di Cassazione ha rimesso la questione alla Corte di Giustizia dell’UE, la quale, il 29 luglio 2024, ha confermato che il principio “chi inquina paga” si applica anche a passività non ancora determinate al momento della scissione e che tali passività sono trasferibili alla società beneficiaria.

 

  • Alla luce della decisione della Corte UE, la Cassazione non potrà che confermare la condanna: per Torviscosa il danno ambientale di 117 milioni risulta dunque oggi pienamente accertato, con l’esistenza di un soggetto privato tenuto al risarcimento.

 

  • Rimane fermo che il progetto operativo di bonifica è quello Environ Italy, già approvato e recepito nel Protocollo d’intesa del 2016.

 

  • La riperimetrazione del 2012 ha escluso la laguna ridefinendo l’origine del mercurio e distinguendo tra contaminazione storica proveniente dall’Isonzo e industriale causata da Caffaro. Il DM 222/M del 12 dicembre 2012 non è stato impugnato con successo, rendendo definitivo il perimetro del SIN: aree Caffaro (201 ha), discarica Valletta e canali Banduzzi (esclusa la laguna).

 

Noi sottoscritte e sottoscritti, aderendo al Patto di Comunità per l’Ecogiustizia nel SIN Caffaro di Torviscosa, non accettiamo la ferita aperta dei territori che continua a contaminare il terreno, la falda e la nostra laguna ma, allo stesso tempo, non chiediamo assistenza, bensì restituzione: del suolo, dell’acqua e del futuro. Perciò ci impegniamo a:

 

SOLLECITARE tutte le istituzioni competenti affinché:

  • Sia precluso l’utilizzo dell’area SIN come polo dell’industria bellica, investendo su modelli di riconversione industriale a favore di percorsi di pace attraverso la transizione ecologica;
  • Venga istituita una regia unitaria da parte della Regione dei diversi nodi presenti nell’area che potrebbero comunque essere svolti da enti non emergenziali per es. dalla Regione stessa
  • Venga garantita una restituzione dei dati relativi alle bonifiche

MONITORARE, attraverso forme e modalità di monitoraggio civico che saranno definite di comune accordo, la concreta attuazione degli impegni assunti dalle istituzioni e in particolare:

 

  • il rispetto dei tempi per le attività previste nell’area da bonificare;
  • il corretto ed efficace utilizzo delle risorse destinate alle attività di bonifica;
  • il rispetto delle procedure di appalto e dei controlli sui lavori da svolgere, compresa la sicurezza dei lavoratori, dei piani di recupero, riconversione e riqualificazione delle aree da bonificare
  • la formazione di persone volontarie per il monitoraggio visivo e la segnalazione di anomalie.

 

PROMUOVERE, nelle forme e nelle modalità che saranno definite di comune accordo, 

    • la partecipazione attiva di cittadine e cittadini, associazioni e imprese attraverso percorsi partecipati affinché la comunità in cui viviamo sia protagonista di tutte le attività indispensabili, dalla progettazione alla realizzazione concreta degli interventi, per il risanamento ambientale, 
    • la tutela della salute, 
    • la conversione industriale in chiave ecologica (green economy), e la creazione di lavoro, 
    • l’affermazione dei diritti sociali, nell’ottica della transizione ecologica e di una ripartenza sociale ed economica fondamentale per queste aree e chi le abita; 
  • l’organizzazione, da parte delle Associazioni aderenti al patto, dei portatori di interesse e delle istituzioni, di un evento regionale in occasione della Giornata Mondiale della Terra, partendo da Torviscosa nel 2027, al fine di fare il punto della situazione sulle bonifiche Caffaro, sulle bonifiche di interesse regionale SIR e inoltre sul consumo di suolo in Regione, individuando le azioni da mettere in campo.

 

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