
Il Castello Ceconi si tinge di versi: a Pielungo di Vito d’Asio è tornato il Festival Internazionale “Palabra en el mundo”
La poesia si è fatta azione concreta per la pace, unendo lingue, culture e territori in un dialogo universale: domenica 24 maggio scorso, alle ore 10,40, la splendida cornice del Castello Ceconi a Pielungo di Vito d’Asio (PN) ha ospitato la terza edizione del Festival Internazionale “Palabra en el mundo – XX edizione”, perché l’incontro e la conoscenza siano i primi passi verso la pace.
È stato un evento potente: la vibrazione delle parole e dei suoni, l’intensità di un unico filo conduttore che ha attraversato ogni lingua e variante di dialetto, nella profondità dei temi, nel suonare e risuonare della parola “pace”.
L’iniziativa è nata dall’impegno della Storica Somsi (*) di Vito d’Asio e dei Poeti della Val d’Arzino, con il patrocinio del Comune di Vito d’Asio. Il Festival “Palabra en el mundo” è nato lontano: a L’Avana, nell’ambito del “Proyecto Cultural SUR Internacional” della rivista spagnola “Isla Negra”, e si svolge in centinaia di appuntamenti e luoghi nel mondo, nel periodo che va dal 1° al 31 maggio di ogni anno. In Val d’Arzino, è giunto alla terza edizione, nel bellissimo Castello del Conte Giacomo Ceconi, che per il terzo anno consecutivo lo ha ospitato (grazie alla disponibilità della Graphistudio SpA) e ha visto in questa occasione un breve collegamento con Tito Alvarado, tra i fondatori del progetto insieme a Gabriel Impaglione.
Un simbolo di internazionalità e ingegno, il castello che ha ospitato l’evento tra le sue mura: costruito da un uomo nato nel 1833 proprio in quel luogo da una famiglia umile, emigrato a Trieste in cerca di lavoro come muratore, che aveva studiato alle scuole serali, per acquisire infine il titolo di nobile di Montececon da Francesco Giuseppe per meriti di lavoro (titolo poi riconosciuto anche in Italia). Un uomo che aveva a cuore la sua vallata: aveva costruito a proprie spese scuole elementari, la “scuola di disegno”, la chiesa, la strada intitolata alla Regina Margherita.

La data al Castello Ceconi di Pielungo si caratterizza per l’intento degli organizzatori, coordinati da Luigina Lorenzini, di darle un “taglio” particolare: ospitare poeti che, oltre a parlare di pace, rispetto per la natura e per l’essere umano, portino un’attenzione particolare al friulano e alle sue varianti, alle lingue, alle lingue minoritarie e ai dialetti. La scelta di invitare poeti da luoghi e gruppi culturali diversi rispecchia il desiderio che l’appuntamento sia un’occasione d’incontro, di ascolto, un momento di condivisione e uno stare insieme per conoscersi, che sono i primi passi verso la pace. Dice la coordinatrice dei Poeti: “Nel nostro piccolo, quello che possiamo fare è portare la nostra testimonianza di un vivere differente, di un guardare il mondo cercando un’altra profondità, un vedere oltre le cose superficiali, anche parlando della natura, delle persone, cercando di conoscerci”. Dopo un omaggio a tre voci, in Friulano Asìno, dei Poeti Lucia Miorini, Luigina Lorenzini e Fernando Gerometta, che in un testo ricco di suoni ha voluto ricordare il 50° anniversario del terremoto come momento di perdita e di ritrovamento della propria forza, l’evento ha visto il saluto della Presidente della Storica SOMSI di Vito d’Asio Patrizia Fabrici e del Sindaco di Vito d’Asio Marco Ziani, per lasciare poi la parola a Luigina Lorenzini e a Enzo Santese, conduttore ma soprattutto uno dei coordinatori europei del Festival, che tre anni fa ha lanciato ai Poeti Fernando e Luigina l’idea di portarlo nella loro Val d’Arzino.
L’appuntamento ha visto quindi alternarsi al microfono poeti di origini diverse, pronti a far risuonare una straordinaria varietà di lingue, varianti e dialetti: il Friulano Occidentale e Orientale, l’Italiano, l’antico dialetto Bisiacco, il Rumeno, lo Svedese, il Norvegese, lo Spagnolo e il Russo, grazie alla partecipazione di Aldo Rossi, poeta originario di Reana del Rojale (letto da Maria Grazia Fornasiero), Alessandro Cabianca e Antonio Fiorito (attivi a Padova, dove curano le riviste PadovaSorprende e Lykeios), alla sensibilità e alla ricerca dolcissima di Amarella Christi, Daniela Marchetti (fondatrice della MarchettiArtGallery a San Daniele del Friuli e dell’omonima rivista), Francesca Piovesan (insegnante che vive e lavora a Pordenone), Ivan Crico (pittore e poeta originario di Pieris), Lisa Katlane, che ha portato la luce e le sonorità del Grande Nord, dove ha vissuto, Maurizio Benedetti (di Tricesimo, presidente del Premio Alan Brusini), Natalia Bondarenko, poetessa e fotografa ucraina che scrive in russo e italiano, e Silvio Ornella di Zoppola, membro dello storico Gruppo di poesia Majakovskij.

Ad arricchire l’atmosfera si sono inserite le improvvisazioni musicali di Loreta Battistella & Friends, parte integrante del Festival a Pielungo fin dalla prima edizione, con Michele Zanotto e Paolo Glerean alle chitarre, Giulia Bortolin al flauto traverso, Saverio Rosolen al basso e Filippo Surian alle percussioni e ai cori, che hanno portato i suoni del mondo, di luoghi differenti, legati alla poesia.
Tra i poeti in friulano, sono stati proposti i versi brevi, cesellati, musicali di Aldo Rossi, poeta vincitore di moltissimi premi che ha da poco presentato il suo ultimo libro, “Il ponte di lapis”, dove l’amore corre tra i versi, gli spazi, le illustrazioni; Maurizio Benedetti, autore talvolta surreale e mai banale, con grande simpatia e in maniera originale declama i suoi versi, ed è in procinto di presentare un nuovo libro; Ivan Crico, che insieme a Pierluigi Cappello (e cui ha preso parte anche Ida Vallerugo) ha fondato la collana di poesia “La barca di Babele”, edita dal Circolo Culturale di Meduno; scrive impiegando il nativo antico dialetto bisiacco, insieme a Gian Paolo Gri ed altri ricercatori, partendo dagli studi di Carlo Ginzburg, ha scritto uno studio sulla presenza dei benandanti nel goriziano; ha pubblicato una raccolta, De arzent zu , scritta recuperando l’antico idioma scomparso tergestino; e Silvio Ornella, del Gruppo Majakoskji (di cui nelle scorse edizioni erano stati ospitati Francesco Indrigo e Giacomo Vit), con una trilogia dedicata a immagini da uno degli ultimi tragici conflitti, nel friulano di Zoppola. Per ribadire il legame con la terra e con la lingua dei poeti che scrivono nella loro lingua madre, ricordiamo pochi versi di Silvio Ornella: “Il paìs no ’l sa / ma mi à lassàt il sal / par solsà un ciàmp / ch’a si slargia pì ’nà / da li pichis di un fassolèt / selèst … (Il paese non lo sa / ma mi ha lasciato il sale / per concimare un campo / che s’allarga più in là / degli angoli di un fazzoletto / azzurro …).

Dalla citazione di padre David Maria Turoldo, che cantava il suo bussare, all’alba, alla porta di casa di ogni fratello, per esclamare la parola “Pace!”, alla bambina della poesia di Silvio Ornella che cammina immersa nell’acqua con il costume di un personaggio dei cartoni animati – l’unico abito ancora asciutto – l’appuntamento di Palabra en el Mundo a Pielungo di Vito d’Asio si è svolto, seguendo quell’unico filo conduttore, con poeti e ospiti avvolti dalla delicatezza del verde di maggio, dalle mura del castello Ceconi, dalla bellezza del luogo e delle improvvisazioni musicali, per custodire in sé, tornando a casa, qualcosa di prezioso e di profondo su cui riflettere.
(*) Società Operaia di Mutuo Soccorso e Istruzione
*le foto dei poeti sono di Alexandra Mitakidis

