
L’inverno demografico è arrivato, una sfida che cambia lavoro e società
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Il calo delle nascite, l’invecchiamento della popolazione e la crescente difficoltà nel reperire manodopera qualificata sono una realtà già in atto che sta ridefinendo profondamente il lavoro, l’economia e la società. Temi proposti dal convegno “Inverno demografico. Trasformare la sfida in valore”, promosso da Ceccarelli Group il 9 aprile scorso a Udine.
Un confronto multidisciplinare che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle imprese, del mondo accademico, culturale e dei servizi, con l’obiettivo di analizzare un fenomeno ormai strutturale e di individuare possibili soluzioni condivise. Una mattinata ricca di spunti che ha coinvolto un vario e numeroso pubblico
Ad aprire e moderare il dibattito è stato invitato il vicedirettore esecutivo e conduttore di Focus Economia di Radio 24 Sebastiano Barisoni, che ha fornito spunti e numeri che chiariscono il contesto nazionale: non parliamo più semplicemente di inverno demografico – ha osservato nella sua introduzione– ma di una vera e propria glaciazione, siamo scesi sotto le 350 mila nascite/anno e il rischio è quello di arrivare così ad un punto di non ritorno, perché si sta riducendo progressivamente la stessa base fertile e gli effetti di maggiore impatto quindi devono ancora arrivare.
Un quadro reso ancora più complesso dal parallelo allungamento dell’aspettativa di vita, che però, senza nuove nascite, aumenta ulteriormente gli squilibri in termini di divario generazionale, necessità di servizi, sbilanciamento delle spese sociali, riduzione delle entrate fiscali e previdenziali.
L’apparente stabilità odierna della popolazione in Italia è dovuta ai flussi migratori, ma è urgente ripensare le politiche sull’immigrazione in chiave anche economica, e funzionale al sistema produttivo e non solo a “burocratiche” esigenze di conoscenze anagrafiche e amministrative, chiudendo con l’applicazione farisaica a cui sono costrette le imprese dalla legislazione vigente e ormai datata. Imprese che devono anche saper riconsiderare le proprie politiche salariali.
La politica, la demografia
Ad illustrare il ruolo fondamentale delle politiche pubbliche è stata chiamata l’assessore regionale al Lavoro, Formazione e Istruzione Alessia Rosolen, che ha illustrato il percorso intrapreso dal Friuli Venezia Giulia e sottolineato la volontà di affrontare il tema con strumenti strutturali e di lungo periodo.
“Non ci siamo arresi alla decrescita demografica – ha spiegato –. Dal 2018 a oggi siamo passati da 17 milioni a oltre 117 milioni di euro destinati alle politiche per la famiglia. Abbiamo lavorato sulla gratuità degli asili nido, sull’ampliamento dei servizi fino a raggiungere il 45% di copertura, ma anche su strumenti come la dote famiglia e la dote scuola”. Un sistema che si propone di accompagnare le persone lungo tutto il ciclo di vita, fino all’ingresso nel mondo del lavoro. “Non si tratta di misure spot, ma di politiche che devono essere continuative e interconnesse con il mondo produttivo”.
Il quadro demografico è stato invece approfondito dal docente dell’ateneo friulano Alessio Fornasin, che ha invitato a una lettura realistica e di lungo periodo. “Dobbiamo rassegnarci al fatto che il numero di nati resterà basso – ha spiegato –. Il vero problema è strutturale e riguarda la fecondità. Gli effetti delle scelte che facciamo oggi li vedremo tra vent’anni”. Da qui la necessità per essere effettivamente efficaci di politiche bipartisan e quindi stabili nel tempo, capaci di superare la logica delle contingenze politiche.
Fornasin ha inoltre evidenziato come il Friuli Venezia Giulia mantenga una relativa stabilità demografica, un calo non una caduta, grazie ai flussi migratori, sia dall’estero sia da altre regioni italiane.

I valori condivisi, la prevenzione, l’educazione
Il tema è stato affrontato anche dal punto di vista dei valori sociali e culturali dall’intervento di mons. Dino Bressan, vicario generale dell’Arcidiocesi di Udine, che ha richiamato l’attenzione sui cambiamenti di mentalità avvenuti e in corso: “Si è creata disaffezione verso la natalità. Il miglior anticoncezionale oggi è l’ansia, alimentata da insicurezze e paure diffuse. Serve recuperare una cultura della famiglia e del futuro”. Un aspetto che si intreccia anche con il mondo del lavoro e dell’educazione. “Abbiamo insegnato alle nuove generazioni a non sporcarsi le mani, ma oggi ci lamentiamo se mancano figure professionali legate anche alla manualità. Serve un cambio di prospettiva anche sul valore del sacrificio e della responsabilità”.
Silvio Brusaferro, professore ordinario di Igiene generale e applicata, invece ha posto l’attenzione sulla qualità della vita oltre che sulla sua durata: “Viviamo più a lungo, ma la vera sfida è vivere meglio a lungo. Oggi l’età media di vita senza disabilità è di circa 58 anni. Questo ha un impatto enorme sulla qualità della vita, ma anche sui servizi sanitari e assistenziali. Da qui l’importanza fondamentale che dobbiamo porre sulla prevenzione”. L’aumento delle persone anziane, la crescita di “famiglie” mononucleari, richiamano la necessità crescente di politiche che incentivino anche la vocazione e la competenza per lavori che possono essere meno attrattivi. Non ultima la necessità nel campo dell’assistenza di comprendersi anche linguisticamente, perché assistere persone fragili richiede che la comunicazione sia efficace ed empatica.
Le imprese
Dal mondo imprenditoriale è arrivata la testimonianza concreta di Dario Roncadin, amministratore delegato di Roncadin Spa, colosso nella produzione e commercializzazione di pizze surgelate con sede a Meduno (Pn), che ha evidenziato come la carenza di manodopera sia ormai una sfida che avviene su scala globale, citando in particolare l’esperienza di una loro filiale produttiva aperta negli Stati Uniti descrivendo la difficoltà a reperire personale e ad aver quindi assunto lavoratori stranieri, messicani. Citata anche l’esperienza della sede friulana: “Operiamo in un’area pedemontana e lavoriamo per attrarre persone sul territorio. Oggi non basta più offrire un posto di lavoro: bisogna offrire un progetto di vita”.
A chiudere il convegno è stato infine il presidente di Ceccarelli Group, Luca Ceccarelli, che ha rilanciato la necessità di un ruolo attivo delle imprese che possono e devono diventare protagoniste del cambiamento, investendo su sostenibilità, etica e attrattività. “Le persone oggi scelgono realtà trasparenti, rispettose e capaci di offrire qualità del lavoro e della vita”.

L’azienda si è impegnata concretamente ad esempio insieme ad una ditta di Ovaro in carenza di addetti e con il coinvolgimento della comunità filippina presente a Udine, coniugando esigenze produttive e sostenibilità sociale: l’inserimento di lavoratori nel settore logistico, insieme al recupero e la riqualificazione di un’abitazione dismessa destinata ad accoglierli. Un modello che non si è limitato al reclutamento, ma ha puntato all’integrazione, grazie a percorsi di formazione linguistica e a un inserimento attivo nella comunità locale, contribuendo così alla tenuta demografica dell’area. Questo grazie al rapporto con una persona filippina di riferimento già presente in Friuli, che ha svolto il ruolo di mediatore culturale, figure simili, che si rivelano molto utili alle imprese, potrebbero essere riconosciute formalmente quali trait-d’union, tra imprese e lavoratori.
Un’altra possibilità, vista la crescente carenza a livello europeo di autisti nell’ambito del trasporto, ha indotto l’azienda ad avviare un’iniziativa simile per verso l’Argentina. In questo caso la relazione informale ha fatto seguito a un invito del presidente di Friuli nel Mondo, Franco Jacop. Anche qui la possibile disponibilità al trasferimento di lavoratori sarà accompagnata dal reperimento di abitazioni destinante non solo ai lavoratori ma anche alle loro famiglie.
Queste soluzioni “informali” potrebbero essere rese strutturali con attività di “scouting” messa in atto per esempio dall’Ente Friuli nel Mondo, pianificando sinergie con le istituzioni regionali e comunali sia nell’ambito delle politiche abitative e famigliari, sia in quello delle imprese tramite tavoli di coordinamento e aiuti economici.
Il convegno ha fornito un panorama sintetico ma articolato delle sfide che stanno veramente di fronte alla nostra società e alle nostre economie. Tutti gli interventi hanno sottolineato quanto siano necessarie una visione lunga nel tempo e diverse politiche di lunga durata affinchè la sfida demografica sia compresa e governata in modo efficace e condiviso. Fra tutti i campi nei quali si deve esercitare questa capacità di cambiare e di avviare azioni adeguate è sembrato, alla fine dei lavori, che ce ne sia solo una che la politica potrebbe avviare in tempi brevi: la revisione profonda della ormai vetusta legislazione sull’immigrazione per consentire l’avvio di integrazioni ad ogni livello, demografico, educativo, civile, lavorativo. Ma il vantaggio di consenso che l’allarmismo continuo e strumentale sul tema ha generato è un vantaggio immediato a cui è intuitivo pensare che sarà assai difficile rinunciare…

