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Riscaldamento globale: quanto ne so?


Quest’anno il circolo Legambiente “Ignazio Zanutto” di Monfalcone è stato invitato a partecipare alla “Sagra de le raze” a Staranzano: una manifestazione che si tiene ogni anno e che risale all’Ottocento a cui partecipano moltissime persone provenienti da tutta la Regione. Fin da subito, come direttivo del circolo, ci siamo chiesti quale attività avremmo potuto organizzare per far conoscere Legambiente e le varie iniziative sul territorio svolte dal circolo di Monfalcone. Alla fine abbiamo deciso di fare qualcosa che non avevamo mai fatto, ovvero un sondaggio sulle tematiche ambientali. L’obiettivo era duplice: da un lato, misurare il livello di consapevolezza e conoscenza del pubblico sulle cause e conseguenze dell’emergenza climatica; dall’altro, utilizzare i risultati come spunto per un dibattito successivo.

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Lo stand del circolo Legambiente Monfalcone alla Sagra de le raze

Abbiamo intitolato il sondaggio “Riscaldamento globale: quanto ne so?”, composto da cinque quesiti, risolvibile in circa un minuto. Quattro dei cinque quesiti erano i seguenti (dove la risposta “1” equivale a “pochissimo” e “5” a “moltissimo”):

  • da 1 a 5 quanto conosci il cambiamento climatico?
  • da 1 a 5 quanto ti preoccupano gli effetti del cambiamento climatico?
  • da 1 a 5, pensi che sia ancora possibile evitare la catastrofe climatica?
  • da 1 a 5, personalmente quanto sei disponibile a fare qualcosa?

 

Infine vi era il seguente quesito “secondo te, come si dovrebbe intervenire [per risolvere il cambiamento climatico]”? in cui all’intervistato venivano proposte quattro soluzioni:

  • arrestare il consumo di combustibili fossili
  • piantare alberi e arrestare la deforestazione
  • diminuire il consumo di carne
  • adottare stili di vita meno consumistici.

Qui si chiedeva di ordinare queste quattro soluzioni dalla meno alla più importante. Si vuole sottolineare come per questa domanda non vi sia una risposta giusta, sono tutte soluzioni necessarie per fermare la crisi climatica. Come circolo, ci interessava sapere quale delle problematiche collegate al climate change fosse sentita come la più urgente su cui intervenire.

questionario riscaldamento globale

Il questionario

Il questionario ha avuto un ottimo riscontro: in quattro serate abbiamo raccolto 424 risposte, con una partecipazione equamente distribuita tra uomini e donne. Abbiamo suddiviso i dati in quattro fasce d’età: 14-20 anni, 21-40 anni, 41-60 anni, e over 60. La fascia più rappresentata è stata quella tra i 21 e i 40 anni, rispecchiando l’età media dei frequentatori della sagra.

Tutti i numeri

quanto conosci il cambiamento climatico

Il grafico sovrastante ha per oggetto la domanda “quanto conosci il cambiamento climatico?” Il segmento blu rappresenta la risposta 5, cioè “moltissimo”, l’arancione 4 “molto”, il verde 3 quindi “così così” e infine abbiamo unito le risposte 2 e 1 cioè “poco” e “pochissimo” insieme a formare il segmento azzurro.

Il dato maggiormente interessante è come la risposta numero 5, equivalente ad un elevato grado di conoscenza, aumenti con l’aumentare dell’età: infatti, solo il 3% dei campioni tra i 14 e i 20 anni ha risposto di avere un’ottima conoscenza del cambiamento climatico contro il 27% degli over 60.

Se si considera l’ultima riga, che rappresenta i risultati generali del sondaggio, cioè indipendenti dall’età, possiamo notare che ci sono più persone che si ritengono totalmente o mediamente ignoranti circa il cambiamento climatico rispetto a quelli che si ritengono ben informati.

quanto ti preoccupano gli effetti del cambiamento climatico

Se analizziamo il grafico successivo, invece, avente per oggetto la domanda “quanto ti preoccupano gli effetti del cambiamento climatico”, si può notare lo stesso trend: solo il 39% degli under 20 si è definito estremamente preoccupato contro il 62% degli over 60.

Questo risultato in un certo senso è rassicurante, in quanto è logico che il trend della conoscenza sia direttamente proporzionale a quello della preoccupazione. Infatti, la conoscenza del cambiamento climatico, delle sue cause e delle sue conseguenze genera un senso di preoccupazione verso il futuro che ci spinge ad informarci, a prendere scelte come consumatori più consapevoli e ad impegnarci in prima persona per contrastare l’emergenza climatica.

Si può constatare, comunque, che più della metà degli intervistati si ritiene estremamente preoccupata per il cambiamento climatico.

evitare la catasfrofe climatica

In questo grafico, avente per oggetto la domanda “pensi sia ancora possibile evitare la catastrofe climatica?”, si può constatare un dato interessante. Vi è, infatti, un trend diverso da quelli visti in precedenza in quanto gli under 20 si ritengono molto più ottimisti rispetto alle altre fasce d’età se si sommano le risposte 5 e 4, sommando cioè i segmenti blu e arancione. I più pessimisti sono quelli tra i 21 e i 40 anni con un 44% di totale e medio pessimismo.

La domanda sorge spontanea: perché gli under 20, pur dichiarandosi i meno informati sul cambiamento climatico, risultano essere tuttavia i più ottimisti? Forse perché sentono il bisogno di esserlo, consapevoli di dover fronteggiare più di altri le conseguenze della crisi climatica? Oppure la loro fiducia è solo il riflesso di una scarsa consapevolezza sull’effettiva gravità del problema?

quanto sei disponibile a cambiare

L’ultimo quesito a scelta multipla rispondeva alla domanda “personalmente quanto sei disponibile a fare qualcosa?”. Il trend è chiaro: gli under 20, oltre a considerarsi i meno informati e i meno preoccupati, risultano anche i meno inclini ad agire. Una dinamica comprensibile: meno si sa, meno ci si preoccupa e, di conseguenza, minore è la percezione che il proprio contributo possa fare la differenza.

Cosa si dovrebbe invertire

Arriviamo all’ultima domanda del sondaggio, ovvero gli interventi per contrastare il cambiamento climatico. Questo grafico rappresenta i risultati generali, indipendenti dall’età. La soluzione che è stata ritenuta maggiormente efficace o importante è quella del piantare alberi e arrestare la deforestazione. La meno importante, di gran lunga, è il diminuire il consumo di carne: solo il 15% degli intervistati l’ha messa al primo posto di importanza.

E’ interessante sottolineare che per gli under 20, lo strumento più efficace al contrasto del cambiamento climatico sia “adottare stili di vita meno consumistici”. Mentre per gli over 60 sia piantare alberi mentre per le restanti fasce d’età l’arresto dei combustibili fossili sia la strada da seguire.

Alcune considerazioni

Concludo con due considerazioni. La prima riguarda i giovani, gli under 20, che sembrano ancora poco informati sull’urgenza della crisi climatica, nonostante saranno loro a subire le conseguenze più gravi. È possibile che le scuole non riescano a trasmettere in modo efficace l’importanza di questi temi? O forse la comunicazione, spesso focalizzata su scenari catastrofici, genera nei ragazzi un senso di impotenza? Potrebbe anche essere che la questione climatica non rientri tra le loro priorità, com’è naturale alla loro età. In ogni caso, è evidente che c’è ancora molto da fare per sensibilizzarli e coinvolgerli attivamente nella transizione verso un futuro più sostenibile.

La seconda riflessione riguarda l’impatto dell’industria della carne sul clima. Secondo un recente studio della FAO del 2023 (https://openknowledge.fao.org/server/api/core/bitstreams/a06a30d3-6e9d-4e9c-b4b7-29a6cc307208/content ), questo settore è responsabile di circa il 12% delle emissioni globali di gas climalteranti. Per produrre un solo chilo di carne bovina, si liberano nell’atmosfera 60 chili di anidride carbonica, contro gli 0,9 chili di CO2 per un chilo di legumi, come evidenzia uno studio pubblicato su Science (https://www.science.org/doi/10.1126/science.aaq0216). La complessità della filiera della carne, che include il consumo di suolo e l’inquinamento derivanti dalla coltivazione del mangime, amplifica il suo peso sull’ambiente. Ridurre il consumo di carne, quindi, non è solo una questione etica, ma anche una scelta concreta per ridurre l’impatto sul pianeta.

Il sondaggio si è rivelato uno strumento prezioso per comprendere meglio il grado di conoscenza, le preoccupazioni e le priorità delle persone di fronte alla crisi climatica. Educazione, informazione e scelte consapevoli, come ridurre il consumo di carne o adottare stili di vita meno consumistici, devono diventare priorità condivise. Solo così potremo affrontare efficacemente una sfida globale che riguarda tutti noi, indipendentemente dall’età o dalle convinzioni personali.

 

 

 

 

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Laureato in giurisprudenza all’Università di Trieste e specializzatosi in diritto dell’ambiente con master alla Ca’ Foscari
Membro del direttivo del circolo Legambiente “Ignazio Zanutto” di Monfalcone

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