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porto commercio di armi

Il commercio delle armi dai porti italiani verso Israele


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A dicembre 2025 la giornalista Linda Maggiori ha pubblicato per Altraeconomia l’inchiesta “La flotta del genocidio. Sulle rotte delle armi dai porti italiani“ (nota 1)

Nella premessa, il direttore di Altraeconomia scrive, tra l’altro: „In poche pagine fa capire infatti in che termini l’Italia sia gravemente coinvolta nel genocidio nella Striscia di Gaza per mano di Israele… I porti italiani sono ancora oggi drammaticamente coinvolti nel transito di materiale d’armamento verso Israele, sia per le rotte adriatiche e sia per quelle tirreniche, e persino nell’export diretto…“

L’incipit dell’inchiesta denuncia una situazione di carenza di trasparenza sulle movimentazioni reali in esportazione e transito di materiale di armamento che attraversa i porti italiani; e di conseguenza di carenza nel contrasto alle movimentazioni verso paesi in conflitto armato e/o che violano i diritti umani.

Una legge disattesa e la „flotta del genocidio“

Così scrive l’autrice: „Armamenti e munizioni transitano indisturbati per i porti italiani, diretti verso Paesi che stanno violando pesantemente i diritti umani, come Israele. Il tutto senza trasparenza e sotto gli occhi dell’Agenzia delle Dogane, delle prefetture e dei ministeri competenti. Questo accade nonostante la legge 185/1990 – dal titolo esplicito, “Nuove norme sul controllo dell’esportazione, dell’importazione e del transito dei materiali d’armamento” – preveda all’articolo, 1 comma 2, che “l’esportazione, l’importazione e il transito dei materiali di armamento, nonchè la cessione delle relative licenze di produzione, sono soggetti ad autorizzazioni e controlli dello Stato”.

Poco più avanti, al comma 6, si ribadisce che “l’esportazione ed il transito di materiali di armamento sono vietati verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, […] verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione, […] verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani […]”.

L’inchiesta evidenzia le falle dei controlli nell‘attuazione della legge 185/1990. Falle che il direttore di Altraeconomia attribuisce alla volontà politica di allontanarsi dagli obiettivi originari della legge 185/1990; scrive infatti ancora nella premessa: „…E’ una sorta di racconto breve del plateale tradimento della legge 185/1990 a tema export e transito bellico e dell’aggiramento della minima trasparenza… Tolte queste ultime (le straordinarie mobilitazioni dei portuali), che sono il vero bagliore nell’oscurità, si tratta di un autentico scandalo… 

Il caso di Ravenna

Uno dei casi analizzati dall’inchiesta è del giugno 2025. Un container carico di munizioni, contrassegnato esternamente dal rombo arancione che secondo il codice internazionale IMDG segnala pericolo di esplosione, arriva su TIR al porto di Ravenna e viene imbarcato su una nave dell’armatore israeliano ZIM diretta al porto israeliano di Haifa. Secondo i portuali di Ravenna si tratta dell’ennesimo carico in transito giunto in porto, spesso scortato da forze dell’ordine.

La giornalista fa accesso agli atti per cercare di saperne di più: sia Capitaneria che Dogana confermano che si tratta di un “transito” su territorio italiano originato dall’esportatore situato in Repubblica Ceca. Alla richiesta della giornalista se vi sia l’autorizzazione da parte dell’ufficio preposto dalla legge 185/1990 (UAMA, presso il Ministero degli Esteri), le Dogane rispondono negativamente, in quanto sostengono basti l’autorizzazione concessa all’esportatore dal proprio stato di appartenenza, la repubblica Ceca.

Come spiega invece alla giornalista uno degli avvocati dell’associazione GAP (Giuristi e Avvocati per la Palestina), la legge 185/1990 prevede che l’autorizzazione da parte di UAMA non sia necessaria solamente nel caso in cui il trasferimento abbia come destinazione finale un altro stato membro.

Qui la destinazione è Israele, e dunque secondo GAP l’autorizzazione è necessaria.

Israele rispetto alla circolazione di armi ed esplosivi normata dalla legge 185/1990 si trova da più di due anni sotto i riflettori. A settembre 2025 l’assedio dei Palestinesi in corso a Gaza, in reazione alla strage di civili israeliani del 7/10/2023 da parte di Hamas, è stato qualificato “genocidio” da una Commissione indipendente ONU. (nota 2) Di genocidio e tortura parla nuovamente Francesca Albanese, incaricata speciale ONU per la Palestina, nel suo ultimo rapporto di marzo 2026. (nota 3)

Sul caso del container di munizioni imbarcato dal porto di Ravenna verso Israele gli avvocati di GAP decidono di presentare un esposto alla Procura di Ravenna, esposto che sarà allegato alla denuncia contro il Governo italiano per concorso in genocidio depositata presso la Corte Penale Internazionale (ICC) a ottobre 2025 e appoggiata anche da GAP. (nota 4)

Dogane e Prefettura di Ravenna si rifiutano di dare alla giornalista notizie su produttore e destinatario. Sulla base di informazioni raccolte da attivisti e giornalisti investigativi, Linda Maggiori passa in rassegna quelli che sono i principali produttori di munizioni in Repubblica Ceca, che esporta il 90% di armi e munizioni che produce, in prevalenza verso l’Ucraina ma anche verso Israele, di cui è un grande alleato; tanto che anche il governo ceco, così come quello italiano, viene denunciato per sostegno al genocidio da un’associazione del proprio Paese.

Che l’imbarco a giugno 2025 dal porto di Ravenna del container di munizioni verso Israele non sia un caso isolato ma un evento che si ripete con regolarità, viene confermato 3 mesi dopo il primo episodio. Paradossalmente due giorni dopo una grande manifestazione cittadina tenutasi contro il traffico d’armi..

Il 18 settembre 2025 sono infatti in arrivo al porto di Ravenna due nuovi carichi di munizioni. Sempre via TIR. Sempre dalla Repubblica Ceca. Sempre diretti al porto israeliano di Haifa. Questa volta ad attenderli è una portacontainer dell’armatore Contship, anzichè dell’israeliana ZIM.

Ma il Comitato autonomo portuale, avvisato per tempo dell’arrivo dei due carichi esplosivi, impone un aut-aut al Sindaco di Ravenna e al gestore del terminal container, a sua volta controllato da Comune, Regione e Camera di Commercio: o si impedisce l’entrata dei due TIR in porto, oppure i lavoratori proclameranno uno sciopero per impedirne l’imbarco.

Sindaco e gestore decidono di vietare l’entrata nel porto di Ravenna ai due TIR. Che però non vengono sequestrati. Intanto, dal porto di Ravenna parte il tam-tam dei lavoratori portuali verso altri porti, italiani e non solo, per impedire l’imbarco dei due container. Il passa parola non sarà però sufficiente. Scrive la giornalista che il carico di munizioni è verosimilmente stato travasato in altri container e imbarcato da qualche altro porto verso Israele: il tracciamento li segnala infatti nuovamente a Praga, vuoti, qualche giorno dopo. Segnala anche che sono stati nuovamente riempiti, non si sa con cosa, e rimessi in viaggio, ancora con destinazione Israele.

Nessun porto è risparmiato

Ma stavolta attraverso il porto di Koper, in Slovenia, lungo “la rotta balcanica delle armi”, come la definisce Linda Maggiori nell’episodio che segue quello del porto di Ravenna nella sua inchiesta, cui non mi rimane che rimandare i lettori interessati.

Concludo citando alcune recenti notizie pubblicate che hanno portato a conoscenza movimentazioni dai porti italiani verso Israele di materiale di armamento o potenzialmente utilizzabile a tale scopo:

10-11/2025: porto Trieste (TMT); tipo: transito; materiale: etil centralite (agente stabilizzante per propellenti ed esplosivi); provenienza: Repubblica Ceca (via ferrovia); destinazione: ISRAELE, IMI Systems-Elbit (via nave: MSC Melani III e MSC Eagle III ). (nota 5)

12/2025: porto Gioia Tauro (MCT); tipo: trasbordo; materiale: militare; provenienza: INDIA (R.L.Steels & Energy, via ferrovia+via nave MSC Albany); destinazione: ISRAELE, IMI Systems-Elbit (via nave: MSC Dorado VIII). (nota 6)

3/2026: porto Gioia Tauro (MCT); tipo: fermo e ispezione GdF e Dogane, in attesa autorizz.UAMA; materiale: acciaio dual use (balistico); provenienza: INDIA (R.L.Steels & Energy, via ferrovia+via nave MSC Marie Leslie); destinazione: ISRAELE, IMI Systems-Elbit (via nave: tbc). (note 7, 8)

3/2026: porto Cagliari; tipo: fermo e ispezione GdF e Dogane in attesa autorizz.UAMA; materiale: acciaio dual use (balistico); provenienza: INDIA (R.L.Steels & Energy, via ferrovia+via nave MSC VEGA); destinazione: ISRAELE, IMI Systems-Elbit (via nave: tbc). (note 9, 10)

 

Note al testo

 

1)https://altreconomia.it/prodotto/la-flotta-del-genocidio/

2)https://www.ohchr.org/en/press-releases/2025/09/israel-has-committed-genocide-gaza-strip-un-commission-finds

3)https://www.ohchr.org/en/documents/country-reports/ahrc6171-torture-and-genocide-report-special-rapporteur-situation-human

https://www.un.org/unispal/document/a-hrc-59-23-from-economy-of-occupation-to-economy-of-genocide-report-special-rapporteur-francesca-albanese-palestine-2025/

Report: “Gaza Genocide: a collective crime” by the Special Rapporteur on the situation of human rights in the Palestinian territories occupied since 1967 (A/80/492) – Question of Palestine

4)https://www.giuristiavvocatiperlapalestina.org/appoggiamo-la-denuncia-alla-corte-penale-internazionale/

5)https://www.embargoforpalestine.com/italia (pag 34)

6)https://www.embargoforpalestine.com/italia (pag 34)

7)https://www.pressenza.com/it/2026/04/israele-interrogazione-parlamentare-fa-emergere-totale-assenza-di-controlli-su-transito-armi/

8)https://www.pressenza.com/it/2026/03/carico-darmi-diretto-in-israele-nel-porto-di-gioia-tauro-interrogazione-di-stefania-ascari-del-movimento-5-stelle/

9)https://www.pressenza.com/it/2026/04/israele-interrogazione-parlamentare-fa-emergere-totale-assenza-di-controlli-su-transito-armi/

10)https://www.pressenza.com/it/2026/03/carico-darmi-diretto-in-israele-nel-porto-di-gioia-tauro-interrogazione-di-stefania-ascari-del-movimento-5-stelle/

 

Del ruolo dei porti nel commercio di armi abbiamo scritto qui:

https://ilpassogiusto.eu/a-monfalcone-e-trieste-fari-di-pace-sui-commerci-di-armamenti-e-sul-ruolo-dei-porti/

Per la difesa della legge 185/90 è in corso una petizione nazionale, qui puoi informarti e sottoscrivere: https://retepacedisarmo.org/petizione-legge185/  

Federico Oriani
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Federico Oriani. Triestino. Laureato in economia. Ha lavorato in banche d'affari, in una compagnia assicurativa, in una holding di partecipazioni industriali, in un centro di ricerca scientifica internazionale e nella pubblica amministrazione regionale avendo superato un concorso pubblico.

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