
Erminio Polo per la Carnia
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In molti, amici, rappresentanti delle istituzioni, hanno portato martedì scorso, 28 aprile, nella Chiesa di Lavariano, la loro affettuosa testimonianza sulla figura e l’instancabile attività di Erminio Polo. Lo faccio anch’io, qui, a nome dei tanti che lo hanno conosciuto e apprezzato per la sua generosità e per il lungo impegno a favore della Carnia.
Il primo, e forse più immediato, ricordo personale che ho di Erminio risale alla campagna per le elezioni regionali del 1978. Entrambi – io studente universitario non ancora fuori corso e lui “teologo operaio” – eravamo stati candidati dal PdUP, assieme a Marina Di Ronco, nel Collegio di Tolmezzo, eravamo iscritti o simpatizzanti che dovevano accompagnare la candidatura “forte” di Franceschino Barazzutti, da due anni Sindaco di Cavazzo Carnico. Barazzutti, alla fine, grazie alla somma dei voti raccolti complessivamente, fu eletto nel Collegio di Udine (quello più popoloso, dove scattava il “quorum”), dando così alla Carnia un rappresentante in più a Trieste.
Il nostro compito nella campagna elettorale consisteva nel coprire le varie valli, passando paese per paese. Così, un giorno, a bordo di un’utilitaria (forse la 850 chiesta in prestito a mia madre), sulla quale erano state sistemate le “trombe” collegate ad un piccolo impianto di amplificazione, il secchio con la colla e una vecchia scopa consumata, Erminio ed io partimmo da Tolmezzo per risalire la Valle del Tagliamento. Invillino, Villa Santina, Esemon di Sopra, Raveo, le frazioni di Enemonzo … Ad ogni tappa si affiggevano i manifesti negli appositi spazi (propaganda diretta e “sostenitori”), si portavano i volantini nelle osterie si scambiava qualche parola con le persone che incontravamo e, ogni tanto, si dovevano tenere dei comizi.
Una campagna elettorale in Carnia, insieme
Comizi? La sola parola mi metteva in agitazione. Non avevo nessuna esperienza del genere, se non quella degli interventi nelle assemblee studentesche. Giunti a Dilignidis, sopra Mediis, verso le 13, ci trovammo in un piazzale, dove gli abitanti lasciavano le poche auto, data la difficoltà di transitare per le strette viuzze del paese. Non c’era anima viva, solo qualche sguardo preoccupato, che scorgevamo affacciarsi dietro le tapparelle: non bisogna dimenticare che solo qualche settimana prima era stato ritrovato il cadavere di Aldo Moro, ucciso dalle B.R. dopo un lungo sequestro e di come il simbolo della falce e martello sul mondo stilizzato, potesse creare in alcuni qualche inquietudine. Erminio, però, non si perse d’animo, prese il microfono e iniziò un discorso che mi lasciò sbalordito e ammirato. Prendendo spunto dall’unico vecchio cane che si stava trascinando ai margini del piazzale, improvvisò un poetico discorso che, insieme, denunciava le condizioni di sottosviluppo e abbandono della montagna e lanciava un messaggio di speranza e di riscossa. A lungo, e ancora adesso, mi chiedo quanto in quell’estemporaneo intervento ci fosse delle qualità innate di Erminio e quanto di quello che aveva appreso alla scuola del Seminario. Probabilmente entrambe le cose.
L’anno seguente ci ritrovammo a Tolmezzo per un’assemblea dei circoli culturali. Nel post-Terremoto, infatti, c’era stata una straordinaria fioritura – praticamente in ogni Comune della Carnia, ma anche in Canal del Ferro e nella Val Canale – di associazioni e gruppi culturali, in genere animati da studenti universitari, che riscoprivano le proprie radici e, indipendentemente gli uni dagli altri, avevano iniziato a raccogliere vecchie fotografie e ad intervistare gli anziani del paese. D’estate venivano organizzati, in collaborazione con il gruppo di San Daniele, i primi concerti della “Fieste di Chenti” (oggi “Folkest”) e si proiettavano cicli di film d’autore all’aperto, nel momento in cui stavano sparendo le ultime sale cinematografiche. Così, davanti all’annuncio che la Regione (il nuovo Assessore alla Cultura era il carnico Diego Carpenedo) intendeva ristrutturare la ex Canonica di Tolmezzo (Palazzo Frisacco) per farne un Centro Culturale in cui ospitare Mostre riservate alle èlites e la sede per qualche associazione “innocua”, quasi un centinaio di operatori rivendicava la necessità di venire coinvolto nelle scelte e auspicava la messa a disposizione di servizi per sostenere la produzione di attività originali.

Il Coordinamento dei Circoli Culturali della Carnia
La stesura di un documento fu il primo fondamentale passo che portò alla costituzione del Coordinamento dei Circoli Culturali della Carnia. A dimostrazione di questa presenza e vivacità, tra il dicembre del 1980 e la fine di gennaio del 1981 gli istituti scolastici del capoluogo carnico furono “invasi” (non senza strascichi polemici) da cinque Mostre fotografiche e circa un migliaio di immagini inedite, raccolte sotto la denominazione de “La Carnia della Gente”. Sempre nel 1981 veniva costituito ufficialmente il Coordinamento e tra i fondatori c’era, naturalmente in prima linea, anche il Centro di Cultura Popolare Fornese, guidato da Erminio. Proprio a lui si deve la stesura dell’articolo 3 dello Statuto, che recita, in modo semplice e chiaro: “l’associazione si propone lo sviluppo della cultura come riflesso e come stimolo di ogni lotta per la libertà e l’emancipazione degli uomini”. In sostanza, si ribadiva che nessun discorso culturale fosse possibile in Carnia se non si partiva dalla sua situazione economica e sociale e dalla necessità di assicurare a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro residenza e distanza dai capoluoghi, uguali servizi e possibilità. Per ricoprire la carica di Presidente fu trovata la disponibilità di un vecchio comandante partigiano, Romano Marchetti, che in qualche modo si riconosceva negli obiettivi di quei giovani “contestatori”.
Per il Coordinamento, un’attività svolta nell’interesse della collettività non poteva limitarsi alla distribuzione e proposizione di “prodotti” e “idee” realizzate altrove, ma doveva favorire, invece, la produzione e l’iniziativa locale. Di quale livello e qualità fosse questa produzione lo testimoniavano le poesie di Leonardo Zanier, le canzoni di Giorgio Ferigo, i concerti e i dischi pubblicati dal suo “Povolar Ensemble”, l’uscita e le varie ristampe (senza un centesimo di contributo pubblico) del libro “La Carnia di Antonelli”, l’attività artistica di Marco Marra, Domenico Adami e Ulderica Da Pozzo. L’attività dell’associazione non era certo “neutrale”: quando c’era da battersi per un Centro di Servizi Culturali a Palazzo Frisacco sapeva coinvolgere gli studenti delle locali scuole superiori, che scesero in piazza a manifestare; quando c’era da tutelare l’ambiente e le acque del Tagliamento dal progetto della Centrale di Amaro, fu organizzata una contestazione a Trieste per la Conferenza Regionale dell’Energia; per combattere la “disinformazione” si diede alle stampe il periodico “Nort” che uscì in 14 numeri dal 1984 al 1989.
Una presenza costante, un punto di riferimento
In tutto questo Erminio, che fu a lungo Presidente del Coordinamento tra la fine degli anni ‘80 e la fine degli anni ‘90, non si è caratterizzato solo per una presenza costante, ma anche per essere un sicuro e fondamentale punto di riferimento. Soprattutto a lui si deve, ad esempio, la pubblicazione di varie collane dedicate alle vecchie fotografie dei paesi e a ricerche di carattere storico ed etnografico. Ricorderemo sempre la sua capacità, pur vivendo ormai con la famiglia in Friuli, di mediare, di ascoltare e di incoraggiarci. Conservo ancora delle lettere in cui si scusa per il timore di non averci completamente riservato attenzione. Eravamo noi che dovevamo scusarci con lui e con Lucia e i suoi figli per il tempo che ci dedicava.

Erminio aveva sedici mesi quando, il 26 maggio 1944, i tedeschi e i fascisti incendiarono per rappresaglia il suo paese, cancellando i tre borghi che, come avevano immortalato i più importanti fotografi di inizio Novecento, erano, probabilmente, i più belli della Carnia. Erminio ha raccontato in un documentario girato in super 8 mm. e in numerose pubblicazioni quella terribile vicenda. L’ultimo contributo – Il Pianto delle Rondini – scritto assieme a Claudio Bearzi, è uscito proprio in occasione dell’80° anniversario del Fuoco. Se, finalmente, le istituzioni locali e la Regione si decideranno a realizzare a Forni di Sotto quel necessario Museo, che racconti a tutti la storia del paese, di come fu distrutto dall’incendio e delle sofferenze e sacrifici che ne seguirono, speriamo proprio che lo si intitoli ad Erminio.
Se n’è andato il 25 aprile, il giorno della Liberazione, una giornata di festa, a lui e a noi particolarmente cara. Avremo una data importante in cui ricordarlo.
Nato a Tolmezzo, dove tuttora risiede, nel 1953. E' laureato in Urbanistica presso l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia.
Fin dai primi anni Settanta, segnati dall'esperienza nel movimento studentesco, ha fatto parte e ha contribuito alla nascita di varie associazioni. Nel 1980 è stato tra i curatori del volumeLa Carnia di Antonelli. Ideologia e realtà. Tra il 1984 e il 1989 scrive numerosi articoli per il periodicoNort. Nel 1995 è tra i curatori dellaMostrasul fotografo Umberto Candoni, da cui, quattro anni più tardi, verrà realizzato in collaborazione con Giorgio Ferigo, il libroCosì vicina, così lontana. La Carnia di Candoni.Suoi saggi ed interventi sono apparsi suTumiec,volume edito nel 1998 in occasione del Congresso annuale dellaSocietà Filologica Friulana,suQualestoria,sul numero del 1998 diIn Alto. Cronache della Società Alpina Friulanae sulla rivistaPerimmagine.Dal 2002 al 2006 cura e redige una serie di “servizi speciali” su argomenti di carattere urbanistico e ambientale per il periodicoL'Arco in Cielo.Nel 2019 ha curato per Legambiente FVG ilDossier delle bandiere.
Marco Lepre è stato Consigliere comunale di Tolmezzo dal 1980 al 1999, ricoprendo anche la carica di Assessore alla Cultura e all'Ambiente dal 1990 al 1995. Dal 2006 è Presidente del circolo Legambiente della Carnia-Val Canale-Canal del Ferro, associazione che ha contribuito a fondare a livello regionale.


