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Termovalorizzatore di Trieste
Termovalorizzatore di Trieste

Serve veramente un nuovo inceneritore a San Giorgio?


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Da qualche settimana si riparla di un nuovo inceneritore da 400mila tonnellate da costruirsi in zona industriale Aussa-Corno a San Giorgio di Nogaro, una notizia che ciclicamente trova spazio nel dibattito pubblico.

Gli inceneritori servivano inizialmente a bruciare i rifiuti per ridurne il volume totale da portare in discarica. Ora a questo sistema si è aggiunto il recupero di calore per la produzione di energia ed è per questo che vengono chiamati “termovalorizzatori”. 

Essi sono essenzialmente di due tipi:
di “Prima Generazione”: quando producono energia bruciando i rifiuti o “tal quale” (quindi l’indifferenziato così com’è);
di “Seconda Generazione” quando bruciano il CSS (1) che viene ottenuto tramite processi che eliminano i materiali non combustibili (vetro, metalli, inerti) e la frazione umida o il sovvallo (o sopravaglio) (2) che è un prodotto ottenuto dalla vagliatura dell’indifferenziato; hanno altresì la capacità di bruciare il rifiuto “tal quale” che però, avendo poco potere calorifico, non permette un’ottimizzazione della produzione di energia andando dunque a “sprecare” la potenzialità di tali impianti.

Smaltimento dei rifiuti urbani, lo stato dell’arte

Ma è’ davvero necessario un impianto da 400 mila tonnellate nella nostra regione?

Il report di Arpa FVG del 2024 (3) ci dice che Il totale dei rifiuti prodotti è di 657.447,22 tonnellate, di cui la frazione indifferenziata totale è di 174.896,95 tonnellate.

In Friuli-Venezia Giulia la raccolta differenziata si attesta al 68,2% (4) con ampie differenze territoriali nella qualità della differenziazione dei rifiuti. Va detto che questo genere di dati sono calcolati “al cassonetto” ovvero sono “il rapporto tra la sommatoria delle diverse frazioni di raccolta differenziata e la quantità di rifiuti urbani complessivamente prodotti” (5). Questo dato non permette dunque di analizzare e monitorare in maniera precisa e puntuale il riciclo del rifiuto ma solo della sua divisione da parte dell’utente. Questo è il motivo per cui, dal 2014, Arpa FVG fa anche una “analisi merceologica” (cap 3.3.7 del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (6) (di seguito “Piano Regionale” o “Piano”) di cui parleremo successivamente.

Termovalorizzatore

Il termovalorizzatore a Trieste

Come riporta il Piano Regionale, nella nostra Regione i rifiuti urbani totali (657 mila tonnellate, ARPA FVG) vanno ad incenerire per il 17% mentre vanno a recupero di materia per il 22% e a selezione e trattamento meccanico rispettivamente per il 16% e il 14%. Per quanto concerne solo la parte dei rifiuti urbani indifferenziati (175 mila tonnellate) vanno ad incenerimento il 49% del totale (41% trattamento meccanico).

Va ricordato che un grande inceneritore in regione esiste già ed è quello di Trieste (7) gestito da Hestambiente che ha una capacità potenziale di 223.380 tonnellate/anno.

Durante una audizione pubblica del 2022 alla Commissione competente del Consiglio regionale (8) Hestambiente affermò che “in merito al fabbisogno di recupero energetico dei rifiuti derivanti dal trattamento dei rifiuti urbani […] il termovalorizzatore di Trieste presenta, anche in esito all’intervento di manutenzione straordinaria in corso (nel 2022 NdA), capacità utili allo scopo”, che tradotto significa che non c’è necessità di costruire nuovi impianti per il recupero energetico dai rifiuti dato che l’inceneritore di Trieste ha una capacità sufficiente per coprire l’intera domanda regionale.

Da questa prima analisi pare chiaro che un inceneritore da 400 mila tonnellate, nella nostra regione, non avrebbe quindi alcun senso di esistere. 

Incenerimento ultima opzione

Va premesso che la gerarchia di una corretta gestione dei rifiuti, introdotta in Italia dal Decreto Ronchi del 1997 (9), si riassume nella sigla 5R (10):

  1. Riduzione: agire su tutte le filiere per ridurre la produzione di rifiuti (es. usa e getta, confezionamenti superflui);
  2. Riuso: Cercare il più possibile di riutilizzare gli oggetti anche cambiandone destinazione d’uso o dando loro nuova vita. In questa linea si inseriscono i centri del riuso e le esperienze come Mai Strassà (11);
  3. Riciclo reintrodurre risorse secondarie nel ciclo di produzione senza doverne utilizzare sempre di nuove, prevenendo così lo spreco di risorse;
  4. Raccolta differenziata;
  5. Recupero ovvero usare gli scarti come risorse per produrre energia o nuove risorse, da qui l’idea dei biodigestori e i termovalorizzatori.

Quindi l’incenerimento è solo l’ultima opzione e deve essere più marginale possibile.

L’analisi merceologica di Arpa FVG sui rifiuti prodotti in Regione dimostra inoltre che ancora molto si può fare in termini di raccolta differenziata dato che, come riportato nel Piano, “esistono discreti margini di miglioramento nella raccolta dei rifiuti: nel rifiuto urbano residuo si trovano ancora eccessive percentuali di frazioni recuperabili”.

Non va dimenticato che nel ciclo di gestione dei rifiuti esistono in regione impianti intermedi che lavorano la parte indifferenziata per produrre il CSS, i sovvalli e per recuperare materiale da differenziare (plastica, carta e cartone, vetro, metalli), così da ridurre il peso complessivo dell’indifferenziato.

Alla luce dei dati forniti si può affermare che, prima di pensare a nuovi impianti per l’incenerimento, la priorità dovrebbe essere quella di abbattere ulteriormente la frazione di indifferenziata mediante una migliore raccolta e un investimento sugli impianti intermedi affinchè questi possano, dal rifiuto indifferenziato, produrre risorse come il CSS, i sovvalli e possano, mediante trattamenti meccanici, andare a recuperare altro materiale riciclabile seguendo dunque la gerarchia prima esposta.

Termovalorizzatore

Scelte di gestione per il futuro

Va detto che, attualmente, il totale dei rifiuti stimato che viene avviato ad incenerimento è molto vicino (o addirittura superiore negli scenari “peggiori”) al limite della capacità potenziale dell’inceneritore di Trieste, e potrebbe dunque essere presa in considerazione l’idea di un termovalorizzatore per il solo trattamento dei CSS e dei sovvalli al fine di garantire il massimo del rendimento energetico da queste risorse senza “contaminarli” con il rifiuto “tal quale”.    

Possiamo però affermare che un impianto come quello di cui si sta parlando (400mila tonnellate anno) è del tutto sproporzionato e andrebbe a cozzare con l’obiettivo di chiusura del ciclo dei rifiuti in Regione e in ovvio contrasto con l’obiettivo di riduzione, fino all’azzeramento, del “turismo dei rifiuti” ovvero quella pratica che vede i rifiuti rimbalzare di regione in regione, di stato in stato producendo un aumento del trasporto pesante, un aumento della tariffa e un incremento dell’inquinamento.

Va, purtroppo, detto che siamo ancora lontani da questi obiettivi perché, come rivela il capitolo 3.11 del Piano Regionale, “solo il 42% del CSS e dei sovvalli prodotto dagli impianti regionali di trattamento chiude il ciclo di gestione in impianti regionali, mentre il 58% chiude il ciclo in impianti di altre regioni o all’estero […] circa il 90% del CSS e dei sovvalli che chiude il ciclo in regione è destinata a discariche e inceneritori con scarsi rendimenti energetici”, ma questo non è dovuto ad una assenza di impianti come abbiamo visto ma, probabilmente, a logiche di mercato totalmente estranee agli interessi del cittadino e a carenze nella filiera della raccolta, trattamento  e dello smaltimento dei rifiuti.

Meno produzione di rifiuti, più riuso, meno spreco, miglioramento della differenziata, riduzione della frazione indifferenziata anche investendo sugli impianti intermedi per la produzione di CSS e recupero materiale, queste alcune delle priorità scritte anche nel piano regionale, invece di inseguire fantasmi si dica con chiarezza come si intende concretizzare la strategia progettuale regionale per la gestione dei rifiuti nei prossimi anni.   

 

(1):Combustibile solido secondario – Wikipedia

(2):Vagliatura dei rifiuti – Wikipedia

(3):Produzione di rifiuti urbani in FVG – ARPA FVG

(4) Riciclo e raccolta differenziata: i comuni virtuosi del Friuli

(5):https://www.arpa.fvg.it/temi/temi/rifiuti/ultimi-approfondimenti-pubblicati/la-raccolta-differenziata-nuova-metodologia-di-calcolo/#:~:text=Metodo%20di%20calcolo,-La%20percentuale%20di&text=Sono%20conteggiati%20nella%20Raccolta%20Differenziata,elettroniche%20(RAEE)%20raccolte%20selettive

(6):Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Adozione definitiva

(7):Termovalorizzatore di Trieste | Herambiente

(8) Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Consultazione pubblica

(9)DECRETO LEGISLATIVO 5 febbraio 1997, n. 22 – Normattiva

(10):https://www.mondoffice.com/mondoffice-informa/oltre-al-lavoro/la-regola-delle-5-r-per-una-gestione-sostenibile-dei-rifiuti.html

(11): “Maistrassâ”, il primo centro del riuso in Friuli.

Daniele Andrian
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Ecologista e federalista, classe 1991, ex co-portavoce regionale di Europa Verde F-VG, diplomato professionale, inizia la sua esperienza lavorativa nella ristorazione e poi nella logistica, ora metalmeccanico . Da queste esperienze comprende che il mondo del lavoro deve cambiare e che la necessaria transizione ecologica dovrà per forza passare dalla rivoluzione del sistema produttivo.

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