
DAG, valorizzazione artistica o sacrificio della mobilità?
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Alcuni anni fa un musicista, contestando una mia affermazione su un brano che avevo definito “brutto”, mi fece notare come il mio giudizio non potesse annullare il valore del lavoro creativo dell’artista. Se per me un’opera non funziona, ciò non significa che chi l’ha realizzata non vi abbia messo qualcosa di proprio: la propria sensibilità, la propria creatività. Fatte salve, ovviamente, le eccezioni – che anche nel mondo musicale esistono – legate al plagio.
In fondo è così: piace ciò che piace. Può piacere o non piacere l’installazione all’interno della Digital Art Gallery (ex galleria Bombi), così come possono piacere oppure no “I tagli di Lucio Fontana”.
Prima di oggi
Dopo la ristrutturazione di piazza della Vittoria – trasformata da confuso parcheggio a spazio aperto, oggi percorribile in bicicletta, vivibile a piedi (un po’ meno nelle calde ore estive…) e finalmente godibile nella sua relazione con la chiesa dai due campanili a cipolla – anche la galleria di via Bombi perse la sua funzione di transito automobilistico.
Una galleria buia, umida e fredda, con un marciapiede minuscolo per lato, che con una prima ristrutturazione della volta e della sede stradale divenne un luogo un po’ più accettabile per il transito ciclopedonale. Purtroppo, rappresentò anche una soluzione di sistemazione provvisoria per persone che vi trovarono un rifugio di fortuna.
Circolava anche l’idea di trasformarla in una sorta di “galleria del Novecento goriziano”, per rendere il passaggio meno triste e dotarlo di una funzione storico-didattica. Poco distante, sotto il colle della Castagnevizza, un’altra galleria – un tempo ferroviaria e oggi ciclopedonale – ospitò per un periodo un’installazione dell’artista Jure Poša: fiori realizzati con bottiglie di plastica. Un percorso ciclopedonale che arriva fino a Šempeter pri Gorici e corre lungo il confine, incrociando il valico del Rafut.
Due gallerie – una ex ferroviaria, una ex stradale – e un percorso ciclopedonale che insiste proprio sulla linea di confine. Quale occasione migliore per sfruttare questa configurazione e realizzare un itinerario ciclabile che, in aggiunta al bus transfrontaliero già esistente, potesse “connettere i tre centri cittadini: Gorizia (Italia), Nova Gorica (Slovenia) e San Pietro (Slovenia), per il tramite dell’esistente pista pedo-ciclabile slovena posta a ridosso del confine di Stato, la quale oggi, partendo dal centro abitato di San Pietro (Slovenia), raggiunge l’abitato di Salcano (Slovenia). Il percorso interesserà parte delle vie Bombi, Giustiniani e Rafut, tutte ubicate nel Comune di Gorizia” (dalla relazione alle premesse del progetto definitivo-esecutivo CROCTAL – Il paesaggio e le ciclovie transfrontaliere / Krajina in čezmejne kolesarske poti).
La galleria diveniva così – pur non essendo formalmente inserita nel progetto, poiché già esistente e pronta all’uso – il tratto più importante e indispensabile dell’itinerario, finanziato con fondi comunitari FESR 2017–2013 Italia-Slovenia.
A conferma di ciò, il tracciato nella galleria sotto il castello è inserito anche nel Biciplan comunale, all’interno della rete primaria, peraltro senza alcun ulteriore intervento economico, coincide con una variante della FVG 3 del Piano Regionale della Mobilità Ciclistica (PREMOCI).
In altre parole, il tracciato è riconosciuto a livello comunale (Biciplan), regionale (PREMOCI) e internazionale (CROCTAL).
È importante ribadire che ogni itinerario ciclabile facilmente riconoscibile, realizzato in modo adeguato e sicuro, favorisce l’uso della bicicletta a scapito del mezzo privato, soprattutto oggi, quando è ormai evidente il danno ambientale prodotto dalle emissioni dei motori a combustione.
Accessibilità e criticità
Con l’ordinanza della Polizia Locale n. 6237/2025 vengono stabiliti gli orari di attraversamento libero della galleria: fino a maggio per i pedoni; per le biciclette (non per i ciclisti…) e per i monopattini dalle 7 alle 10 e dalle 16 alle 20, con una finestra serale domenicale ulteriormente ridotta, dalle 19 alle 20. Nelle ore notturne, dopo le 20, a ogni estremità della galleria due cancelli metallici ne impediscono il transito.
Viene spontaneo chiedersi se la galleria mantenga la funzione di strada o se sia ormai assimilabile a uno spazio espositivo con orari di apertura, quasi fosse il sottopassaggio del Rijksmuseum di Amsterdam.
Negli altri orari la galleria, l’opera è fruibile fino al 31/12/2026 (e successivamente?) esclusivamente tramite QR code, scaricabile dal portale di prenotazione. Una modalità che presenta alcune criticità operative.
Un gruppo organizzato con guida, ad esempio, non può disporre di un biglietto cumulativo: il sistema consente un massimo di cinque ingressi per persona. Usualmente le guide acquistano in anticipo i titoli di accesso per gruppi anche numerosi, talvolta di cinquanta persone.
I residenti possono usufruire di un “pass” annuale, ma in caso di fila devono comunque rispettarla, sia per andare in città sia per rientrare a casa: una sorta di “effetto Venezia”, con residenti e turisti accomunati negli stessi meccanismi di accesso, come sui traghetti della laguna.
Vi sono inoltre situazioni legate all’uso quotidiano della galleria: chi attraversa il passaggio ed esce dall’altro lato, ad esempio per una breve sosta in un esercizio pubblico, è tenuto a effettuare una nuova prenotazione tramite QR code per il rientro.
Analogamente, chi parcheggia alle 19 nel parcheggio di via Giustiniani – realizzato anche a servizio dell’impianto di risalita al castello – senza accorgersi del cartello, al rientro dal cinema si trova la galleria chiusa dai cancelli (chiusi alle 20), con la necessità di individuare percorsi alternativi.
Ambiente
Pur utilizzando pannelli LED ad alta risoluzione (40.000 × 3.700 pixel), una tecnologia che garantisce consumi inferiori rispetto alle ormai superate lampadine a incandescenza, resta comunque un utilizzo non trascurabile di energia elettrica, necessario sia all’illuminazione dei pannelli sia al funzionamento dei sistemi informatici di gestione.
Una gestione che produce calore e comporta un consumo di energia elettrica che, a seconda delle fonti di approvvigionamento, può tradursi indirettamente anche in emissioni di CO₂. Viene quindi naturale domandarsi se, in fase progettuale, sia stata valutata l’impronta ambientale complessiva dell’intervento e in che misura tale valutazione sia stata messa in relazione con gli obiettivi e le azioni previste dal PAESC comunale (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima).
Costi o benefici
Dalla conferenza stampa del Comune emerge un costo complessivo dell’intervento pari a 9 milioni di euro, ai quali si sommano i costi di gestione: licenza d’uso annuale, elettricità e sorveglianza, per un totale che sfiora gli 800.000 euro solo per l’anno in corso.
Un segno tangibile che a Gorizia doveva restare come lascito di GO! 2025 avrebbe potuto essere la Ciclovia della cultura Go!2025 – Kulturna kolesarska pot Go!2025, che con cifre di questo livello avrebbe potuto avere, una pavimentazione in… oro!
Sono nato nel 1958 nel borgo friulano della bella città di Gorizia, che apprezzo per la “biodiversità” culturale che la permea da sempre. Uso volentieri questo termine, biodiversità, per sottolinearne il valore anche oltre il contesto naturale. Da qui nasce il mio interesse – e, perché no, anche la mia preoccupazione – per l’Ambiente e tutte le sue declinazioni, e per ciò che si può fare per proteggerlo.
La mia libreria è anche ricca di testi che descrivono, cercano di descrivere, la vita degli alberi. Amo andare in bici, mezzo ecologico per eccellenza, al pari del camminare. Nel tempo libero – che ora, fortunatamente, non mi manca – mi piace esplorare il territorio e raccontarlo, accompagnandolo con immagini. Sì, mi piace anche fotografare, con l’obiettivo, è il caso di dirlo, di restituire ciò che vedo con autenticità: incorniciare lo sguardo e coglierne l’essenza.
Attualmente componente dell’Assemblea del GECT per il Comune di Gorizia.
- Nevio Costanzo



