
Un ricordo di Samo Pahor, protagonista dei diritti delle minoranze
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Il professor Samo Pahor di Trieste, cittadino italiano di lingua slovena, fu una persona singolare non solo per gli obiettivi politici che perseguì, ma anche per il modo in cui lo fece e per la tenacia inossidabile con cui li manifestò lungo un periodo che durò almeno dalla fine degli anni ’60 fino agli ultimi giorni della sua vita.
Fu insegnante nelle scuole slovene in Italia, ricercatore di storia della repressione della minoranza slovena durante l’epoca fascista e, soprattutto, per i friulani che lo conobbero personalmente, fedele e sollecito compagno nelle manifestazioni per i diritti costituzionali della nazionalità friulana e di tutte le minoranze linguistico-nazionali della Repubblica Italiana.
Il lungo impegno dell’AIDLCM per una legge di tutela
Il sodalizio di Samo Pahor con gli autonomisti friulani del Moviment Friûl iniziò con la conferenza estiva della sezione per l’Italia dell’AIDLCM (Association pour la Dèfense des Langues et Cultures Menacèes), nel 1971 a Tarcint/Tarcento.
La denominazione stessa dell’Association ne mostrava chiaramente gli obiettivi. In Italia, sotto la guida del suo segretario piemontese Gustavo Buratti teneva da qualche anno due congressi annuali, uno in inverno e uno in estate, presso l’una o l’altra delle dodici minoranze linguistiche, al fine di suscitare coscienza e attenzione sul problema delle loro lingue emarginate tra le realtà politiche e culturali in esse presenti, inducendole a partecipare a una sorta di movimento per i loro diritti che avrebbe dovuto portare, prima o poi, a una legislazione specifica in applicazione dell’articolo 6 della Costituzione: «La Repubblica protegge le minoranze linguistiche con apposite norme».
La legge sarebbe stata varata dopo tanti anni dal Parlamento nel 1999, la 482, ben al di sotto delle aspettative del movimento per le disposizioni previste, preceduta da quella regionale, la 15 del 1996, per diversi aspetti più efficace della precedente. Se Gustavo Buratti rappresentava allora l’anima entusiastica e vulcanica dell’AIDLCM, Samo ne fu il metodico tessitore e mediatore politico, congresso dopo congresso, per anni, presso greci, sardi, albanesi, occitani, ladini e tutti gli altri. Nel 1977, con il congresso di Cjasarse/Casarsa, egli sostituì Buratti nella segreteria e condusse l’Association fino alla sua chiusura nel 1983, avvenuta per l’impossibilità di accettare al suo interno le impostazioni del sopravvenuto leghismo veneto piemontese e lombardo.

Un’attenzione uguale a tutte le minoranze linguistiche
Samo Pahor fu una persona singolare anche perché, a differenza di molti altri politici sloveni impegnati per i diritti costituzionali, tendenzialmente diffidenti a unire i loro sforzi a quelli delle altre minoranze linguistiche o dei friulani stessi per paura di perdere il privilegio dell’attenzione delle forze politiche, soprattutto di sinistra, che li consideravano ‘minoranza nazionale’ da tutelarsi in modo diverso e più efficace delle altre, Samo Pahor, invece, offriva generosamente e pubblicamente il suo contributo a ogni causa, per i diritti di tutti.
Assieme a Adrian Cescje e Zorç Jus, del Moviment Friûl, fondò nel 1972 la sezione dell’AIDLCM per l’Italia Nord Orientale, per le minoranze tedesca, slovena e friulana. Nel 1977 stese assieme a Cescje, sotto la sigla dell’AIDLCM, la petizione in forma di proposta di legge, completa in ogni suo articolo, da inviare al Parlamento, per la tutela delle minoranze linguistiche tedesca, slovena e friulana dell’Italia Nord Orientale, sotto la quale vennero poi raccolte fra il 1980 e il 1983 oltre 50 mila firme in ogni angolo della Regione.
La legge con tutte le firme raccolte venne consegnata da una delegazione cui partecipò anche Pahor nelle mani della presidente della Camera Nilde Jotti nel 1982. Pensava, a differenza di tanti altri suoi connazionali, che anche la causa slovena avrebbe tratto vantaggio dalla comune lotta delle altre minoranze linguistico-nazionali della Repubblica.
Fu grazie a tali azioni dell’AIDLCM, al lavoro indefesso di pressione e convincimento di Samo Pahor e degli autonomisti friulani di allora che alcune forze politiche (Partito Radicale, PSDI, PSI, PCI) presentarono a loro volta proposte di legge di tutela per tutte le minoranze linguistico-nazionali in Parlamento nella seconda metà degli anni 70 e si avviò il faticoso iter legislativo che condusse alla legge 482 del 1999.
A dimostrazione di come Pahor concepisse il rapporto da tenersi nella lotta per tutte le minoranze linguistico-nazionali, non solo slovena quindi, nel 2013, in occasione dei 50 anni della promulgazione dello statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia, propose di sostenere una petizione al Consiglio Regionale per una iniziativa di legge di integrazione costituzionale di esso, considerato evidentemente carente in fatto di tutela delle minoranze linguistico-nazionali, il cui primo articolo suonava così: « Art. 62 bis. Sono gruppi linguistici di cui all’articolo 3 le minoranze linguistiche e nazionali friulana, slovena e tedesca nonchè la comunità italiana».

Disobbedienza linguistica
Fu singolarissimo anche il modo con cui obbligò alcune massime istituzioni a pronunciarsi sui diritti all’uso della lingua minoritaria, sostenuto in questo dai membri dall’associazione Edinost di cui era l’animatore. Rifiiutandosi di pagare multe e tasse a Trieste se non notificate in lingua slovena, appellandosi non solo alla Costituzione, ma anche a specifiche norme in proposito dei trattati internazionali sottoscritti dall’Italia per la tutela degli sloveni, affrontò per anni senza mai desistere sentenze di tribunali e successivi ricorsi fino a costringere con successo a pronunciarsi le massime corti sui diritti minoritari (serva di esempio la sentenza della Corte Costituzionale del 5 febbraio 1992). «Le mie sono battaglie solitarie, soleva dire, che fanno leva sugli impegni sottoscritti e poi mancati delle istituzioni, che contano sulla rassegnazione e passività dei cittadini per omettere i loro doveri, ma se altri seguissero il mio esempio in un regime democratico si riuscirebbero ad ottenere grandi risultati».
Questa fu la filosofia politica di Samo, cui si mantenne fedele fino all’ultimo giorno della sua vita.

