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Lubiana- foto di Janez Kotar * Wikipedia
Lubiana- foto di Janez Kotar * Wikipedia

Slovenia, le elezioni nel »cubo nero« israeliano


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Se il dodici aprile nelle piazze di Budapest  a farla da padrona è stato il giubilo della maggioranza degli elettori magiari per la netta vittoria del conservatore moderato Peter Magyar e la fine dell’era Orban, a Lubiana il risultato delle elezioni politiche del 22 marzo scorso ha lasciato la Slovenia nell’incertezza politica dettata dalla mancata vittoria netta di uno dei due schieramenti contrapposti, quello del centrodestra e quello del centrosinistra. Nè l’uno, nè l’altro ha infatti ottenuto una maggioranza assoluta e quindi lo scettro con cui poter governare.

A rendere la situazione al limite della distopia, l’ago della bilancia per un futuro governo è finito nelle mani dell’ultimo partito entrato alla Camera di Stato con cinque deputati; Resnica (Verità), un gruppo politico »anti-sistema«, anti-tasse e sovranista, germogliato al tempo del covid tra gli antivax più radicali e che si è fatto poi strada nell’elettorato deluso dai partiti di destra e sinistra e dalla politica in genere, grazie all’accesa retorica populista del suo leader Zoran Stevanović. Grazie ad una manovra inedita nella storia parlamentare slovena, nella seduta costitutiva della Camera di stato i partiti di destra hanno reso possibile l’elezione di Stevanović a nuovo presidente del parlamento. Ma andiamo con ordine.

Slovenia 2026 Riepilogo dei voti | Wikipedia
Slovenia 2026 Riepilogo dei voti | Wikipedia

La Slovenia è andata alle urne dopo un mandato governativo portato a termine , nel bene e nel male, tra successi, insuccessi e qualche scandalo, da una coalizione di tre partiti; il liberale e maggioritario Movimento Libertà (Gibanje Svoboda-GS) di Robert Golob, il Socialdemocratico (Socialni demokrati-SD) di Matjaž Han e il partito Sinistra (Levica) guidato da Luka Mesec ed Asta Vrečko, un piccolo ma influente e attivo partito di ispirazione socialista. Il governo Golob ha varato diverse leggi e  riforme, non sempre popolari, tese perlopiù a favorire la sfera pubblica nella sanità, nella scuola, nella politica abitativa, ha introdotto la riforma pensionistica, portando l’ età per la pensione di vecchiaia da 65 a 67 anni, ma lasciando intatto il numero di anni di lavoro richiesto per una pensione completa. Ha aumentato il salario minimo e sostenuto una legislazione fiscale progressiva, puntata a tassare maggiormente il patrimonio dei più abbienti ed i profitti di aziende e banche. 

Orientamenti di voto equilibrati, campagna elettorale radicalizzata

In politica estera si è schierato con i paesi europei che hanno riconosciuto la Palestina e hanno accusato Israele di perpretare a Gaza un genocidio. Questa presa di posizione ha successivamente avuto, come vedremo, un  peso determinante nelle vicende preelettorali in Slovenia. L’opposizione di destra, formata dal Partito democratico sloveno (SDS) dello storico leader della destra slovena ed ex comunista Janez Janša, e dai democristiani di Nova Slovenija, sostenuta e coadiuvata dalle organizzazioni padronali, dai banchieri, dai medici »anfibi« in sciopero perpetuo, impiegati sia negli ospedali pubblici che in quelli privati, interessati alla privatizzazione della sanità, nonché da una chiesa cattolica tradizionalmente conservatrice e xenofoba, non sono rimasti con le mani in mano. 

L’opposizione al governo e a Golob, accusato di »radicalismo di sinistra«, ha diffuso sistematicamente e instancabilmente, a prescindere dai buoni risultati economici e sociali, la narrazione di uno stato alla deriva a causa della sinistra, impantanato nel clientelismo e in una diffusa corruzione. La polarizzazione politica è aumentata man mano che si avvicinavano le elezioni. La campagna elettorale ha quindi toccato punte di conflittualità esasperata, che oltre alle offese e ai cadaveri di animali appesi sui manifesti del maggior partito di governo, è sfociata, negli ultimi giorni, in un vero e proprio thriller politico e spionistico di portata internazionale. 

A due settimane dalle elezioni sono apparsi sui social e sui media diversi video registrati segretamente con personalità più o meno legate agli ambienti governativi – un’ex ministra, una nota avvocatessa e dei manager- in cui questi, conversando in inglese con un misterioso interlocutore,  raccontavano candidamente come fosse possibile fare affari con il governo ed il sindaco di Lubiana Zoran Janković, di area liberale, grazie a conoscenze e mazzette. Le registrazioni video, accuratamente redatte e manipolate, sono state registrate in periodi diversi, presumibilmente anche in quelli del precedente governo di destra. Comunque l’effetto è stato virale e dirompente; una prova tangibile di quanto andava sostenendo la destra, cioè che il governo Golob sarebbe corrotto. I sondaggi premiavano il partito di Janša, mentre il Movimento Libertà arrancava a stento. 

Destabilizzazione dall’estero

Ma ecco che un nuovo colpo di scena travolge la manovra delle videoregistrazioni a soli sei giorni dalle elezioni. Il settimanale Mladina, il movimento per i diritti delle donne 8.marzo,  e un’associazione per la cittadinanza attiva, rivelano in conferenza stampa, che gli autori delle registrazioni video e dei colloqui sono agenti di un’agenzia privata di spionaggio israeliana legata al Mossad ed ai servizi militari d’Israele; la Black Cube, specializzata in operazioni di destabilizzazione, con spionaggio e depistaggio, già realizzate in vari paesi a danno di governi critici con Israele. Chi l’ ha ingaggiata per interferire nelle elezioni slovene? Il leader della destra Janez Janša, amico e alleato di Benjamin Netanyahu e Victor Orban, nonché fervente sostenitore di Donald Trump, in TV dapprima smentisce categoricamente qualsiasi contatto con gli agenti di Black Cube, ma il giorno dopo, messo alle strette dalle prove schiaccianti, confermate anche dai servizi segreti sloveni, su vari incontri degli israeliani nella sede del SDS a Lubiana, ammette di conoscerne qualcuno ma di aver chiacchierato con loro solo sulla situazione nel Vicino Oriente. I rappresentanti di Black Cube giunti quattro volte in Slovenia con un proprio aereo, sono nomi noti dei servizi israeliani; il generale in pensione Giora Eiland e gli ex agenti Mossad Dan Zorella e Avi Yanus che avevano già tramato contro la procuratrice romena, poi commissaria europea Laura Kövesi. Insomma, dei mercenari pronti a fare il lavoro sporco per chi paga, ma anche per gli interessi del governo israeliano che non ha digerito la svolta filopalestinese di Lubiana e vorrebbe vedere a capo del governo sloveno nuovamente l’affidabile alleato Janez Janša. Con loro Janša si era incontrato precedentemente anche a Budapest e a Tel Aviv.

Slovenia 2026 distribuzione dei seggi per circoscrizione | Wikipedia
Slovenia 2026 distribuzione dei seggi per circoscrizione | Wikipedia

Una normale instabile democrazia europea contemporanea

Gli equilibri scaturiti dalle urne il 22 marzo sono incerti ed estremamente volubili. Il Movimento libertà, con 29 dei 90 seggi parlamentari, è il partito di maggioranza relativa, seguito dai 28 seggi del SDS. Ma il centro sinistra al governo finora non arriva ai 46 seggi necessari per governare. I socialdemocratici contribuiscono con soli 6 seggi mentre Levica con 5. Robert Golob cerca così in tutti i modi di coinvolgere in un accordo di coalizione il neopartito dei Democratici, nato con l’ex delfino di Janša, Anže Logar, da una costola »moderata« del SDS, ma più per captare e portare a destra voti centristi, che per coalizzarsi con liberali e socialisti. I democristiani e popolari hanno detto chiaramente no ad un governo con il centrosinistra e il neopartito populista di Stevanović sembra essere già prenotato da Janša grazie al regalo inatteso della presidenza del parlamento.

Che alla seconda carica dello stato ci sia il palestrato Stevanović, un ex poliziotto condannato nel 2003 per tentativo di truffa e già membro del partito nazionalista di estrema destra SNS di Zmago Jelinčič, sembra non disturbare la compagine coservatrice. Nemmeno il suo annuncio a sorpresa di voler fare visita alla Duma russa per riavvicinare la Slovenia a Mosca e di indirre un referendum per l’uscita del paese dalla Nato. Un tema delicato questo per una nazione in cui il sentimento antirusso è decisamente meno diffuso che altrove e i tabù euroatlantici, che ormai danneggiano anche l’economia, continuano a non convincere. Nel momento in cui scrivo, tutto indica insomma verso un governo di destra, formato da SDS, NSI-SLS-Fokus e Demokrati, forse minoritario e con l’appoggio esterno di Resnica e dei due seggi specifici delle minoranze ungherese e italiana, sempre opportunamente allineate con la maggioranza politica. Ma molto dipenderà pure dalla decisione della presidente Nataša Pirc Musar, che ha dichiarato di dare l’incarico al primo che garantirà 46 voti, ma anche che sarebbe estremamente inopportuno conferirlo a colui che ha ingaggiato dei servizi stranieri per il lavoro sporco nella campagna elettorale. La terza opzione potrebbe essere quella di elezioni anticipate. La decisione è comunque nelle mani dei neoeletti deputati che certo non si accalorano troppo all’idea di abbandonare subito un impiego lautamente pagato per almeno quattro anni.

 

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