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Convegno ARCI

ARCI, un confronto sul futuro dell’associazionismo, della partecipazione e della democrazia


“ARCI: tra ieri, oggi e domani”, questo il titolo dell’incontro che si è svolto domenica 10 maggio, nel salone, gremito di persone, della Casa del Popolo di Prato Carnico, dedicato alla riflessione sul ruolo dell’associazionismo, della cittadinanza attiva e delle nuove forme di partecipazione democratica.

Ospite d’onore Luciana Castellina, classe 1929, giornalista, scrittrice, storica militante politica, tra i fondatori del “Manifesto” nel 1969, più volte deputata italiana ed europea, attivista e dal 2014 presidente onoraria dell’ARCI. 

L’incontro è stato organizzato da Vicino/Lontano – il festival culturale che si svolge ogni anno a Udine, dal 2005, nel mese di maggio – in collaborazione con ARCI MONT, il nuovo circolo Arci nato in Carnia con l’intento di costruire relazioni, solidarietà e occasioni di socialità nei territori montani del Friuli

Il nuovo Circolo ARCI MONT

Le tematiche affrontate nell’incontro hanno trovato un terreno particolarmente fertile nel contesto carnico, dove il tema della comunità assume un valore profondamente politico e quotidiano. Non a caso, a discutere con Luciana Castellina c’erano proprio due giovani componenti del Circolo ARCI MONT, che già nel nome dichiara la volontà di coniugare locale e globale: il nome stesso, “MONT”, richiama in friulano sia la montagna sia il mondo, esprimendo l’idea di una comunità aperta, solidale e inclusiva, capace di contrastare isolamento e solitudine attraverso la partecipazione, il mutualismo e l’organizzazione collettiva.

«Fare comunità può essere l’argine più potente contro l’alienazione e il senso di impotenza», questo dice di sé il Circolo, una visione che si è intrecciata perfettamente con le parole di Luciana Castellina e con il filo conduttore dell’incontro: la necessità di riconquistare spazi condivisi di partecipazione, confronto e responsabilità collettiva.

A rimarcare la necessità di luoghi di partecipazione ha contribuito l’intervento iniziale della sindaca di Prato Carnico, Erica Gonano, che ha ricordato la storia della Casa del Popolo, inaugurata nel 1913, quando “Oscuri lavoratori e ammirabili benefattori diedero vita ad un’idea progressista senza eguali, creando, mattone dopo mattone, la sede naturale delle istituzioni laiche prefiggendosi la tutela giuridica, il miglioramento economico, morale ed intellettuale dei meno abbienti”. A raggiungere quel risultato contribuì l’intera comunità che si riconosceva in quello scopo, con una partecipazione decisiva anche delle donne di quel territorio.

La questione femminista è stata il cuore dell’intervento di Luciana Castellina, che l’ha definita “l’unica lotta che oggi regge davvero gli urti della contemporaneità”. Il femminismo viene così indicato come il terreno politico più avanzato e vitale, capace di attraversare trasversalmente le grandi battaglie del nostro tempo: dal lavoro ai diritti sociali, dalla pace alla giustizia ambientale, fino al nodo centrale della rappresentanza democratica.

Senza partecipazione una democrazia indebolita

Lo stato di salute della democrazia è stato un ulteriore punto di confronto: oggi risulta fortemente indebolita, perché, dice Luciana Castellina, “è sempre più difficile individuare dove risiede realmente il potere”, con una distanza crescente tra cittadini e luoghi del potere che rischia di svuotare la partecipazione democratica e il senso stesso della politica.

Proprio per questo, diventa fondamentale ricostruire forme di democrazia di base, capaci di nascere dal basso e di coinvolgere direttamente le persone nei processi decisionali. Una democrazia che non può limitarsi alla sola politica strutturata dei partiti, ma che deve appartenere alle comunità e ai cittadini nella loro quotidianità.

In questo passaggio è stata richiamata anche una frase che viene attribuita a Lenin: « Ogni cuoca dovrebbe imparare a governare lo stato», una citazione utilizzata per ribadire la necessità di riscoprire una pratica condivisa del potere, fondata sulla partecipazione diretta e sull’assunzione collettiva di responsabilità.

Il confronto si è poi allargato all’universo dell’associazionismo e al rapporto tra partecipazione politica e società civile in un tempo attraversato da profonde trasformazioni sociali, economiche e culturali.

Luciana Castellina ha affrontato il tema con uno sguardo lucido ma non privo di speranza, anzi, si è detta ottimista. Pur definendo quello attuale come “uno dei periodi più tremendi” attraversati dalla società contemporanea, ha evidenziato come l’ARCI continui a crescere: oltre il 4% in più di iscritti nell’ultimo anno. Un dato che, secondo la presidente onoraria, testimonia come nel Paese esista ancora una società civile viva, attiva e pronta a mobilitarsi attorno alle grandi questioni del presente, nonostante una politica nazionale sempre più orientata verso destra.

Arci

Associazioni, movimenti e reti occasioni per i giovani e le giovani

Particolare attenzione è stata riservata ai giovani e alla loro capacità di ritrovare forme nuove di impegno. La Castellina ha sottolineato come le nuove generazioni continuino ad avvertire il bisogno di attivarsi politicamente, anche se spesso al di fuori dei tradizionali spazi partitici. Una partecipazione che oggi si esprime attraverso associazioni, movimenti, reti territoriali e iniziative mutualistiche capaci di costruire comunità e relazioni.

Nel suo ragionamento è emersa con forza la necessità di recuperare il senso della soggettività politica, insistendo sulla necessità che ogni persona torni a sentirsi protagonista della vita pubblica, superando il ruolo passivo a cui spesso la società contemporanea relega i cittadini. 

Per spiegare questo concetto ha citato una frase di Papa Francesco: «Non serve una politica per i poveri, quella è carità; serve una politica dei poveri». Un passaggio che, nelle parole della presidente onoraria dell’ARCI, richiama la necessità di ricostruire un protagonismo collettivo e popolare, indipendentemente dal ruolo sociale ricoperto da ciascuno.

L’incontro di Prato Carnico si è così trasformato in qualcosa di più di un semplice dibattito sull’ARCI. È stato piuttosto un momento di riflessione politica sul presente della democrazia e sulle possibilità di costruire nuove forme di cittadinanza attiva, a partire dai territori, dalle relazioni e dalle comunità. Considerata la forte frammentazione sociale, la crisi della rappresentanza e la crescente solitudine politica, il messaggio emerso con maggiore forza è stato forse proprio questo: la partecipazione resta ancora uno degli strumenti più concreti per immaginare il futuro.

Marina Rossini
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Lucana di origine, architetto di professione e specialista in beni architettonici e del paesaggio, attualmente tecnico specialista presso l’Amministrazione regionale. Attiva nell’ARCI dal 2020, dal 2022 Presidente del Comitato territoriale ARCI Bassa Friulana e Isontino.

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