
Al peggio non c’è limite…
Ascolta l’audio
Sulla partita dell’applicazione delle nuove norme statutarie in materia di enti di area vasta, non contenti di aver imboccato con fermezza e senza ascoltare nessuno la strada del ritorno al passato, i partiti della maggioranza regionale sembrano altrettanto decisi a dotarsi dell’ennesima legge elettorale ad uso e consumo di sé stessi. Atteggiamento e finalità perfettamente aderenti a quanto sta accadendo a Roma dove, senza suscitare almeno fin qui particolari preoccupazioni, sta prendendo forma l’ennesima modifica della legge elettorale, che è ovviamente necessaria per “garantire la governabilità” e le cui caratteristiche sembrano assimilabili sia alla legge “Acerbo” che aprì la strada al Ventennio sia alla legge “truffa” di più recente memoria. Qui proponiamo un commento delle intenzioni regionali così come vengono desunte da una delibera di generalità non pubblica ma divenuta rapidamente un segreto di Pulcinella.
Oltre alla reiterata volontà di ricostruire le Province “dove erano e come erano” pare che la novità fondamentale sia un nuovo originale meccanismo elettorale che garantisca “realmente” la governabilità al vecchio ente. Oltre alla diretta elezione del “luogotenente” senza alcun ballottaggio, le coalizioni si dovrebbero confrontare in collegi locali (per i due terzi dei consiglieri) e con una ripartizione proporzionale per il restante terzo. Non esisterebbe alcuna possibilità di voto disgiunto tra presidente e partiti di coalizione. Oltre al candidato unico di coalizione nei collegi sono previste liste pre definite di partito per i seggi attribuibili con un sistema proporzionale, senza quindi possibilità di esprimere preferenze.
Alla prima proposta presentata in giunta regionale sembra si siano poi avanzati propositi di modifica visto che il meccanismo sopra descritto potrebbe non portare ad una sicura maggioranza per il luogotenente-presidente eletto. Per garantirla quindi si andrebbe ad intaccare i vincitori di collegio, creando con ciò un vulnus alla stessa logica di rappresentanza territoriale che si vorrebbe dare alla legge elettorale.
Per i particolari restiamo comunque in attesa.
Come tutti sanno, i sistemi elettorali, quando sono proposti ed approvati da una maggioranza politica esistente, hanno in genere l’obiettivo di garantire quanto più possibile il mantenimento del potere di chi quella maggioranza costituisce. Le varianti ed i conflitti riguardano in genere eventuali interessi divergenti tra i componenti la stessa maggioranza. La presunta stabilità attuale delle opzioni di voto nei territori che compongono il Friuli-Venezia Giulia permette di studiare dettagli anche sopraffini.
Ma va anche ricordato che spesso le urne forniscono sorprese impreviste e quindi ogni sistema elettorale studiato per favorire qualcuno può talvolta rovesciarsi nel suo opposto.
E’ quanto ad esempio sta avvenendo fra gli stessi partiti della stessa maggioranza a livello statale per le modifiche alla legge elettorale per i due rami del Parlamento. Quello di cui ci si preoccupa di meno è il rispetto della Costituzione, la sua decisa opzione proporzionale per i sistemi elettorali, il rispetto della rappresentanza non sacrificabile oltre certi limiti alle logiche di governo con le premialità di maggioranza, l’affidamento del confronto politico ai partiti e non ad obbligatorie coalizioni.
Il cammino intrapreso dalla attuale Giunta Regionale del Friuli-Venezia Giulia sembra infrangere un rispetto sostanziale della Costituzione e della democrazia che da essa promana. Innanzitutto in difformità con le nuove norme dello statuto speciale di autonomia che prevedono come enti intermedi di territorio le nuove “aree vaste” e non le “vecchie province”: con per di più la necessità di un voto popolare per ora negato (“intese le popolazioni interessate”) sulla istituzione e delimitazione di tali enti. E con una legge elettorale che sembra dare ai futuri rappresentanti eletti una classica poltrona da occupare con l’obbligo perenne di ringraziamento non ai cittadini ma alle segreterie di partito che, grazie ai loro calcoli e alle decisioni su chi candidare e come, gliele hanno rese disponibili.
Attivo in politica dai primi anni Sessanta del secolo scorso, è stato consigliere regionale di opposizione per tre legislature e per due mandati assessore all’Urbanistica e alla Mobilità del Comune di Udine, presidente regionale di Legambiente FVG negli anni Novanta e Duemila. Saggista, ha decine di pubblicazioni all’attivo. Collabora con testate di informazione locale su temi di attualità politica, sociale ed economica.
- Giorgio Cavallo
- Giorgio Cavallo
- Giorgio Cavallo

