
Territori in movimento, un accenno di bilancio
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Probabilmente dall’esterno non è facile comprendere perché un partito organizza una scuola di politica in cammino, né perché le persone vi prendano parte. È una di quelle cose che si possono comprendere solo standoci dentro, vivendole, ricevendone l’energia.
Territori in Movimento si è conclusa domenica scorsa, arrivando a Muggia dopo essere partiti da Aurisina. Il gruppo di partecipanti e tutor è stato straordinario, con persone arrivate dalla Sardegna, dalla Sicilia, da Roma, dalla Lombardia, addirittura da Bruxelles. Persone che si sono salutate con abbracci e sorrisi pieni di gioia l’ultima sera, nonostante fino a solo quattro giorni prima non si conoscessero. Persone che hanno condiviso esperienze di vita, di lavoro, di formazione, di crescita. Si sono lasciate ispirare da percorsi diversi, si sono aperte all’ascolto empatico senza giudizio.

A questo gruppo si sono aggiunte anche diverse persone che hanno fatto dei piccoli tratti di strada insieme al nucleo principale in cammino, e che hanno arricchito ulteriormente di esperienze e spunti. E tante sono le persone che hanno accettato di incontrarci lungo il percorso nel ricco (forse anche un po’ troppo!) programma, raccontandoci delle loro realtà. Ci sono stati momenti in cui abbiamo parlato di cultura (dal progetto di un’associazione slovena e una italiana Komen, al Museo della Pesca di Santa Croce, al Museo della Bora); di rotta balcanica, con Linea d’Ombra, Centro Balducci e Consorzio Italiano di Solidarietà;
di grandi opere e partecipazione della cittadinanza nelle scelte che la riguardano (ovovia, cementificazione dei rioni, viabilità e logistica); di energia, tema caldissimo di questi tempi; di cibo buono, pulito e giusto, con Slow Food Italia che quest’anno ha patrocinato ufficialmente l’iniziativa.

Il fil rouge che ha collegato queste storie è che si tratta di tante piccole forme di resistenza: dare un pasto caldo a un migrante; costruire cultura dal basso nonostante l’assenza delle istituzioni; ribellarsi ai progetti impattanti e insostenibili calati dall’alto; fare agricoltura biologica di qualità in mezzo ai bidoni di petrolio; ripensare al modo in cui produciamo e consumiamo energia.
Questa scuola, se l’avessimo fatta “sedute” sarebbe stata completamente diversa. Così come sarebbe stato diverso se lo stesso percorso l’avessimo fatto da sole. E non sarebbe stato uguale nemmeno a farlo con un altro gruppo. Di fatto, è stata un’esperienza unica e irripetibile.

Ci auguriamo che tante nuove energie possano nascere da questo cammino. Prossimamente racconteremo dei contenuti emersi, sia su queste pagine che con i video raccolti, che con il podcast su Spotify e Spreaker (a proposito, avete già ascoltato la prima edizione?). Restiamo a disposizione di chi abbia voglia di far nascere e crescere germogli di cambiamento con tutto il sostegno possibile.
Giulia Massolino, dottorata in ingegneria dell’energia e dell’ambiente, con master in comunicazione della scienza, economia blu sostenibile e studi di futuro. Da sempre attiva nell’associazionismo, dopo esser stata Consigliera comunale con Adesso Trieste, di cui è co-fondatrice, è attualmente eletta in Regione con il Patto per l’Autonomia.
- Giulia Massolino
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