
Maggio e settembre 1976, Racconto di esperienze vissute
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La SAF, Società Alpina Friulana, nell’ambito di un ciclo di iniziative ed incontri che si propongono di raccogliere “testimonianze dirette tra dimensione umana, risposte istituzionali e radici di una comunità che rinasce” in occasione del 50° anniversario del sisma del maggio e settembre 1976, ha proposto un incontro, svoltosi presso il Castello di Colloredo, nel quale sono intervenuti Laura Nicoloso e Guglielmo Pitzalis che hanno affrontato il tema descrivendo in particolare come, per tutta l’estate del 1976 ed anche oltre, le comunità colpite dal sisma si sono confrontate con la gestione dei servizi scolastici e sanitari, come questi sono cambiati per rispondere all’emergenza e come questi cambiamenti hanno colto il segno dei tempi durando nel tempo.
Entrambi all’epoca erano freschi di studi universitari, avevano vissuto il periodo della scolarizzazione di massa della società italiana, avevano frequentato l’università, portando già prima del sisma nei loro paesi, Martignacco e Buja, nuovi fermenti.
Laura Nicoloso, insegnante elementare, ricordava le conferenze, i ciclostilati che le riassumevano e facevano circolare contenuti, i giovani attivi nei circoli, le manifestazioni per l’Università.
Esperienze recuperate immediatamente dopo il 6 maggio per aiutare la comunità a ritrovarsi e a darsi voce. A partire da un servizio scolastico in scuole senza pareti, senza lavagne, senza obblighi di frequenza, ma che liberavano le famiglie dalla preoccupazione per i bambini, ridavano vita comune, mantenevano luoghi di incontro per tutto il borgo di Sottocolle di Buja, come in tanti altri paesi friulani…
Una vera e propria “pedagogia della tenda” come ebbe a scrivere il prof. Forte, una scuola integrata nella comunità, che precorreva la diffusione che poi avrebbe avuto, in più di uno dei Comuni terremotati, la scuola a tempo pieno, dove si studia, si mangia, si vive assieme, dove si impara anche ad essere cittadini e comunità.
Guglielmo Pitzalis, medico, ha evocato il mondo della sanità com’era all’epoca: esistevano solo l’ospedale e il medico condotto, esistevano mille mutue con prestazioni diverse; il servizio sanitario nazionale uguale per tutti era solo oggetto di studi e ricerche.
Un mondo che il sisma cancella giorno dopo giorno perché il personale sanitario più avvertito si accorge subito che assistere e curare nelle aree colpite dal sisma non può che essere fatto “a domicilio”, nelle tendopoli e nelle baraccopoli.
Viene così di fatto anticipata e sperimentata la legge 833, “la riforma di Tina Anselmi” del 1978, con la pratica sul campo dell’assistenza domiciliare, così come di strutture ospedaliere integrate nei servizi territoriali.
E di nuovo il ricordo del campo di Sottocolle, campo medico, punto “scuola”, mensa da centinaia di pasti al giorno, luogo di discussione e di decisione per la propria comunità, punto di confronto e di incontro con i volontari di altri paesi del Friuli e di altre regioni.
L’estate del 1976, l’emergenza, la ricostruzione sono una Storia fatta di tante storie; e l’impegno politico, finanziario, amministrativo della Repubblica, della Regione e dei Comuni è stato determinato e sostenuto da un vero movimento popolare, capillare come le mille tendopoli di quell’estate, luoghi di partecipazione e di mobilitazione per la ricostruzione.
Presentate dal prof. Mauro Pascolini queste sono state due comunicazioni emotive e ragionate, riflessioni individuali e sociali, storie personali e generazionali, che si possono pienamente apprezzare dalla registrazione dell’incontro che è disponibile qui:

