
Il contesto del territorio e delle connessioni
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Cercherò di proporre una lettura sintetica della situazione territoriale in cui ci troviamo. Siamo all’interno di un transetto del Friuli-Venezia Giulia che va da Sacile a Gemona. In particolare per le parti dell’ex Provincia di Pordenone l’area interessata dal tracciato ferroviario corre ai piedi dei rilievi montuosi, e la sua struttura è fortemente segnata dai corsi d’acqua, che suddividono il territorio in diversi sottoinsiemi.
La parte più pianeggiante presenta pendenze quasi nulle e si presta a vari utilizzi, mentre la zona montana ospita le valli che tutti conosciamo: Val Cellina, Val Cosa, Val Colvera, Val Meduna, Val d’Arzino. I centri abitati principali si trovano alla base dei rilievi all’imbocco delle vali, collegati da un sistema viario già oggi al servizio della mobilità locale e regionale.
La rete stradale esistente, anche se rappresentata qui solo nelle sue linee principali, garantisce una buona connessione sia interna che verso l’esterno, fino all’autostrada e alla viabilità regionale di primo e secondo livello. A questa si aggiunge una rete ciclabile articolata che ha nelle Ciclovie Regionali FVG3 Pedemontana e FVG6 del Tagliamento, gli assi portanti e in una fitta rete di percorsi sia già esistenti che di progetto, un interessante tessuto di connessioni “lente” su cui potrebbero poggiare attività di sviluppo, turistiche, dell’intero ambito territoriale considerato.

Le aree industriali, invece, si concentrano nella parte sud degli abitati, lungo la fascia pedemontana con i recenti interventi di realizzazione del nuovo Ponte Giulio e la sistemazione della Vivarina e della Circonvallazione di Vivaro un ampio settore di questo “Transetto Pedemontano” vede risolti i suoi problemi di connessione con gli assi stradali portanti. Resta ancora da definire, in forma adeguata il collegamento dell’area industriale di Meduno e Vito D’Asio con la Sequals Cimpello.
Questo quadro serve a comprendere che il territorio possiede già una struttura di mobilità funzionale e che anche se con qualche criticità può svolgere dignitosamente il suo ruolo. La ferrovia, quindi, rappresenta un valore aggiunto, ma non un elemento indispensabile.

La ferrovia
Venendo al tracciato ferroviario, si tratta di una linea di origine militare, concepita quindi senza l’obiettivo di servire direttamente i centri abitati, a differenza delle ferrovie della bassa pianura. Per questo in molti casi non passa vicino ai paesi. Di conseguenza la ferrovia oggi incontra limiti di utilizzo, specialmente dal punto di vista industriale e logistico.
Il Piano regionale della mobilità e dei trasporti (2011) la classifica come ferrovia di secondo livello, con funzione principalmente turistica, eccetto che per Maniago, dove era previsto un interporto. Anche il Piano regionale della ciclabilità (PREMOCI) ribadisce questa vocazione turistica della linea ferroviaria ritenendola fondamentale ai fini di un utilizzo integrato con la mobilità ciclabile dell’ambito. Sia per quanto concerne l’affiancamento alla Ciclovia FVG3 riproponendo il positivo binomio Ferrovia e Ciclabilità già sperimentato con la Ciclovia FVG1. Ma anche per quanto concerne l’utilizzo delle stazioni esistenti come terminali dei circuiti cicloturistici che permeano l’area pianeggiante posta a sud della ferrovia e gli itinerari di mountain bike posti a nord della ferrovia.
Per quanto riguarda le connessioni industriali, la linea avrebbe bisogno di una serie di interventi per connetterla con le zone industriali e la realizzazione della cosiddetta lunetta di Sacile: si tratta di un elemento tecnico cruciale per consentire un collegamento ferroviario, rapido ed efficiente, della linea pedemontana con l’interporto di Pordenone. Senza questa infrastruttura, è difficile immaginare uno sviluppo del trasporto merci ferroviario nell’area.

Una metropolitana lenta
Nel breve periodo, dunque, la linea non sembra avere reali potenzialità industriali. Ma può diventare qualcos’altro: una “metropolitana lenta”. L’idea è quella di aumentare – non ridurre – le fermate, anche con un sistema a chiamata, favorendo l’uso della linea per la mobilità locale e per il turismo. Immaginiamo, per esempio, un viaggiatore che scende a una fermata, fa un trekking in montagna e poi riprende il treno per tornare al punto di partenza. Oppure cicloturisti che combinano la ferrovia con la rete ciclabile esistente, seguendo itinerari ambientali e culturali. La ferrovia potrebbe così diventare un asse centrale che unisce natura, sport e turismo lento.
Con la futura realizzazione della lunetta di Sacile, anche il trasporto pubblico locale verso Pordenone potrebbe trarne vantaggio, rendendo possibile un collegamento più rapido con Pordenone si ipotizza un risparmio di circa 20 minuti sugli attuali tempi di percorrenza, diventando competitivo con il trasporto su gomma.
Le condizioni per lo sviluppo
Da un punto di vista più ampio, lo sviluppo territoriale richiede quattro elementi: territorio, demografia, idee e risorse (umane ed economiche). Il territorio pedemontano è una vera miniera di valori ambientali, storici e culturali: castelli, borghi, aree protette, una rete di percorsi naturali e testimonianze antiche, non ultime il comprensorio delle Dolomiti Friulane e l’area Palafitticola del Palu di Caneva e Polcenigo, divenute patrimonio UNESCO, che potrebbero essere valorizzate con progetti mirati.
Le idee, tuttavia, restano la risorsa più problematica ostaggio spesso di un errata “autonarrazione“ che ci vede come marginali e poco interessanti. I fondi ci sono, ma servono visioni chiare e progettualità durature. Ci sono amministratori che lavorano bene, ma occorre costruire reti, condividere modelli e formare nuove competenze anche dentro gli enti locali, anche per attirare giovani che siano interessati a costruire nuove e più convincenti narrazioni.
Sul piano demografico, la situazione è preoccupante: la montagna friulana ha perso oltre il 10% della popolazione tra il 2013 e il 2023, uno dei cali più alti d’Italia. Senza persone, non c’è sviluppo. Bisogna rendere il territorio attrattivo per chi vuole vivere e lavorare qui.
In prospettiva, i cambiamenti climatici potrebbero offrire un’opportunità: con l’aumento delle temperature nelle pianure, la fascia pedemontana e le valli – più temperate – potrebbero tornare ad attrarre nuovi abitanti. Ma bisogna anche lavorare per superare le rigidezze legate a un sistema della locazione e vendita di immobili inesistente, anche ammettendo che la seconda casa non è funzionale allo sviluppo futuro di un territorio anche solo in termini turistici.
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Legambiente Pordenone, già funzionario della viabilità provinciale e in seguito del servizio infrastrutture della Regione Friuli-Venezia Giulia.
- Walter Coletto



