
PNRR e transizione energetica: progressi, ritardi e criticità
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Manca meno di un anno alla scadenza definitiva del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Entro il 31 agosto 2026, l’Italia dovrà aver raggiunto tutti gli obiettivi previsti e caricato su ReGiS (la piattaforma per il monitoraggio e la rendicontazione del PNRR) i certificati di collaudo. La Commissione europea lo ha ribadito più volte: non ci saranno proroghe. La concentrazione di oltre un quarto degli adempimenti nell’ultimo periodo rende la corsa contro il tempo particolarmente intensa, con il rischio di ingorghi amministrativi e difficoltà operative soprattutto a livello locale.
Il PNRR si articola in 6 Missioni e 16 Componenti, con una quota minima del 37% delle risorse destinata agli obiettivi climatici e ambientali. Nella versione originaria del Piano, questa quota raggiungeva il 40%, confermando come la sostenibilità fosse pensata come pilastro della ripresa economica e di come fosse viva un’attenzione per la transizione verde e l’adozione di modelli sostenibili su larga scala.
REPowerEU: più energia in meno tempo
Con la revisione approvata a dicembre 2023, il PNRR italiano ha inserito la nuova Missione 7, collegata al piano europeo REPowerEU, lanciato dall’UE per ridurre la dipendenza energetica europea dalla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, e allo stesso tempo accelerare l’adozione delle rinnovabili. L’inserimento di questa Missione ha comportato una ricalibrazione complessiva degli investimenti, dei tempi e delle risorse, portando l’allocazione totale del Piano a 194,4 miliardi di euro, grazie anche ai proventi del sistema ETS (*), e posizionando l’Italia al primo posto in Europa per finanziamenti ricevuti. Di questi, 2,76 miliardi sono sovvenzioni specifiche per REPowerEU, mantenendo le misure ambientali e climatiche al 39% delle risorse totali, confermando il ruolo strategico dell’ambiente all’interno del Piano.
Il nodo delle scadenze, l’ultima revisione del novembre 2025
Il calendario rimane il principale fattore critico: su 614 obiettivi complessivi, 177 devono essere realizzati negli ultimi mesi (equivalendo a quasi un’intera Missione). Uno squilibrio che, come già evidenziato, rischia di generare ingorghi amministrativi, soprattutto in territori dove le capacità progettuali locali e il personale tecnico sono limitati.
La Decisione COM(2025) 675 ha ridefinito 173 misure:
- 8 misure eliminate, impossibili da completare entro il 2026
- 10 misure nuove, tra cui il Fondo Nazionale per la Connettività
- 155 misure modificate o semplificate, di cui 52 potenziate e 83 snellite

*Misure eliminate
Le risorse complessive restano 71,8 miliardi a fondo perduto e 122,6 miliardi in prestiti, ma la quota verde scende al 37,1%, segnando una revisione netta degli obiettivi iniziali e una riduzione significativa delle ambizioni nel settore ambientale, giustificata sulla carta dal Governo italiano dalla necessità di rispettare scadenze e criteri di effettivo assorbimento delle risorse.
Missione 2: numeri e criticità operative
Secondo i dati pubblicati da OpenPNRR, la Missione 2, dedicata alla Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica, oggi conta:
- 19,8 miliardi di risorse PNRR
- 4,7 miliardi da altre fonti
- 10.405 progetti presentati

Specifiche della Missione 2 – fontetemi.camera.it
La spesa effettiva, tuttavia, supera solo il 15% delle risorse allocate, evidenziando come autorizzazioni complesse, iter multilivello e capacità progettuali locali influenzino significativamente l’attuazione dei progetti. Questo dato restituisce la misura della sfida: la transizione energetica è al centro della trasformazione verde, ma i dati restituiscono un potenziale non sfruttato.
Com’è la situazione in Friuli-Venezia Giulia?
Ad oggi, secondo Openpnrr.it, risultano 6217 progetti per un totale di 5.7 milioni di euro. Di cui 4.4 Mld da PNRR

Comunità Energetiche Rinnovabili: un’opportunità ridotta
Tra gli investimenti più colpiti dalla rimodulazione del Piano di novembre 2025 figura il finanziamento alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). Le CER erano pensate come uno dei pilastri della transizione energetica dal basso, ed infatti nel PNRR originale erano stati stanziati 2,2 miliardi di euro per sostenere progetti capaci di produrre energia pulita, ridurre i consumi e generare benefici sociali, con focus particolare ai piccoli comuni. Il modello puntava sulla collaborazione tra cittadini, enti locali e imprese, con l’obiettivo di costruire una filiera distribuita partecipativa e 100% rinnovabile.
Ritardi nel decreto attuativo, iter complessi e comunicazioni contraddittorie hanno però rallentato l’avvio delle CER e reso difficile spendere le risorse. Con la sesta revisione, la dotazione è stata ridotta a 795,5 milioni, un taglio del 64%, ufficialmente per riallineare le risorse al reale assorbimento e rispettare le scadenze europee.
Nonostante ciò, le CER operative sono circa 1.500, e le richieste hanno già superato l’obiettivo PNRR di 1,7 GW, arrivando a oltre 2.297 MW. Il ridimensionamento rischia di rallentare la filiera, penalizzare i comuni più piccoli e minare la fiducia di cittadini e operatori che avevano pianificato nuovi impianti.
Questa modifica segnala come la priorità attuale sembri essere il rispetto delle scadenze, più che la costruzione di un modello energetico stabile, aggravata da una gestione discontinua da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e del Gestore dei Servizi Energetici GSE (con norme cambiate più volte, tempi lunghi per l’approvazione dei progetti e comunicazioni poco chiare) che ha evidentemente reso difficile consolidare un percorso di lungo periodo per le CER.
Impatti sui fondi ambiente e prospettive
Il PNRR rimane un’opportunità importante per la transizione verde in Italia, ma la riduzione dei fondi per le CER e il rallentamento dei progetti ambientali evidenziano come le scadenze burocratiche e il rispetto formale dei target possano entrare in conflitto con la realizzazione di politiche energetiche efficaci e durature.
La sfida futura sarà conciliare rapidità di esecuzione e continuità di politiche, garantendo investimenti sostenibili e partecipazione reale delle comunità locali, per costruire modello partecipativo di transizione energetica che sia duraturo e credibile.
(*) Sistema europeo di scambio di quote di emissione (EU ETS, per la riduzione di CO2).
Fonti:
https://openpnrr.it/tema/transizione-ecologica/#progetti
https://europa.regione.fvg.it/it/programmi-36605/pnrr-fvg-36725
MIRA Network promuove la partecipazione attiva di piccole associazioni e comunità locali nella programmazione e gestione dei fondi europei, per garantire una transizione giusta verso la neutralità climatica.


