
Politiche locali del cibo. Una potenzialità anche a Udine
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Che l’agricoltura e la produzione di alimenti siano fattori strategici per noi umani è incontestabile. Non è possibile immaginare, al di là della pesca e dell’acquacoltura, altre possibilità di sostentamento alimentare per l’uomo. L’accesso al cibo (e all’acqua) gode dunque di una assoluta priorità rispetto alle altre necessità umane. Per inciso, il cibo, l’acqua e l’energia costituiscono tre temi globali strettamente interconnessi: è il cosiddetto Water, Energy, Food Nexus, messo in luce da ricercatori tedeschi oltre dieci anni fa. Interventi per cercare di ottimizzare uno di essi causa conseguenze spesso negative sugli altri. Pensiamo alla produzione di energia mediante fonti rinnovabili rispetto alle produzioni agricole, alla gestione delle risorse idriche per usi diversi, alla biodiversità, al paesaggio e non solo.
Le risorse della Terra sono sempre più sfruttate, non solo ovviamente per la produzione agricola. La popolazione negli ultimi 70 anni è più che triplicata (da 2,4 a 8 miliardi di persone): un incremento drammatico, pressoché tutto a carico dei paesi del Sud del mondo. La nostra specie è ormai in testa per numero di individui tra i mammiferi, la crisi climatica si aggrava ma la consapevolezza di ciò che si presenterà alle generazioni nel giro di pochi decenni è tutto fuorché diffusa.
Sempre meno biodiversità, sempre più dipendenza
Se presi in considerazione, i sistemi di produzione alimentare nel mondo sono molto diversi, pur con una progressiva riduzione della diversità al loro interno: un effetto non voluto del boom delle varietà migliorate dei cereali (la Rivoluzione Verde degli anni ’60). Seguendo la FAO, sappiamo che delle 11-12 mila specie vegetali eduli, solo una trentina sono oggetto di commercio internazionale e tre soli cereali (frumento, riso e mais) forniscono oltre il 60% delle calorie ed il 56% delle proteine necessarie all’umanità. In aggiunta, una grossa riduzione della diversità si è avuta all’interno delle specie vegetali: nel corso degli ultimi decenni abbiamo perso il 75% della biodiversità coltivata (Butera, 2021) e le varietà di frumento tenero e duro oggi coltivate sono in numero ridottissimo, se confrontate con quanto registrato in Italia ai primi del ‘900.
Nei paesi del Nord del mondo (USA, Canada, Europa, Giappone, Australia etc.) l’accesso al cibo non è un problema se non per fasce a reddito decisamente basso. Fenomeni quali l’obesità, la diffusione del diabete negli anziani e le correlate condizioni patologiche sono molto diffusi. Perdere peso sta diventando una moda se non un’ossessione; diete e regimi alimentari hanno sempre maggiore spazio sui media. In questo ampio contesto, venendo all’Italia e restando quindi nel campo dei paesi più fortunati, non va dimenticato che il mercato alimentare da almeno trent’anni ha creato filiere consolidate, dalle quali dipendiamo quasi integralmente. Esse fanno sì che le risorse alimentari vengano indirizzate, direttamente o dopo trasformazioni dell’industria alimentare, alle piattaforme di acquisto della grande distribuzione organizzata (GDO), che gestisce in Italia l’80% degli acquisti alimentari (Ciconte, 2025).
Come scrive il prof. Davide Marino (Marino e Federici, 2024), un numero crescente di città in tutto il mondo – 270 secondo l’ultimo censimento delle città firmatarie del Milan Urban Food Policy Pact (MUFPP) – sta implementando percorsi di Politiche Locali del Cibo (PLC) all’interno della propria agenda urbana, con l’obiettivo di aumentare il livello di sicurezza alimentare e favorire la transizione verso un sistema alimentare più sostenibile. Le PLC stanno divenendo un tema emergente nelle policy e nella pianificazione urbana.
Qual è il vero valore del cibo
Il cibo modella le nostre vite, ma la sua influenza è così grande che la gran parte di noi fatica a metterla a fuoco– e moltissimi restano all’oscuro dei suoi effetti (Steel, 2021). Nel mondo industrializzato tendiamo di fatto ad assegnare ben poco valore al cibo, e cerchiamo di pagarlo il meno possibile. Sempre Steel ci ricorda che molte delle sfide più grandi – cambiamento climatico, deforestazione, erosione del suolo, esaurimento idrico, inquinamento, antibiotico-resistenza e malattie legate all’alimentazione – derivano dalla nostra incapacità di assegnare il giusto valore al cibo di cui ci nutriamo. Assegnando nuovo valore al cibo potremo usarlo come una forza positiva – non solo per affrontare le minacce e invertire i problemi che ci affliggono – ma per costruire società più eque e resilienti, per condurre vite più felici e più sane.
Riprendendo il tema del ruolo preponderante delle catene della GDO rispetto ai cittadini-consumatori ed ai produttori agricoli, tutta questa realtà economica è capace di generare quotidianamente flussi di denaro giganteschi. Tuttavia, il suo ruolo e la sua pervasività vengono presi per scontati, nonostante gli impatti sociali, ambientali e alimentari per le nostre società. Se agli agricoltori le produzioni fresche vengono pagate il 10% o meno rispetto al prezzo di vendita al supermercato, questo sembra normale. Se le patate viaggiano a 2 euro, o le cipolle anche 5 o 6 euro al kg, mentre gli agricoltori locali non pensano a coltivarle dato che sono pagate loro meno di 20 centesimi, tutto sommato che importanza ha per noi consumatori? Se nelle bevande all’avena, vendute almeno a 1,8 euro al litro al supermercato, il valore della materia prima è di meno di 5 cent ed il resto è sostanzialmente acqua, che problema c’è se sono buone e con i betaglucani che fanno pure bene?
Rispetto a questo sistema, basato sul predominio oligopolistico della GDO, consolidatosi negli ultimi trent’anni in Italia, esiste per fortuna almeno un’associazione ambientalista (Terra!) che ha cercato di sollevare il velo, a partire dalle attività editoriali del presidente e co-fondatore Fabio Ciconte. Alcuni libri dello stesso autore, tra i quali Il grande carrello con Stefano Liberti (2019), ne riferiscono in dettaglio. L’ultimo tra questi, Il Cibo è Politica, è uscito quest’anno per Einaudi. Tra l’altro, il modo più diretto per conoscere i progetti e l’impegno dell’Associazione Terra! è naturalmente consultare le sue pagine web, nelle quali si evince il loro impegno anche su altri temi di grande impatto sociale, come ad esempio la lotta al caporalato nelle campagne.
Un libro, un’associazione, un progetto
Lo scorso 8 giugno Fabio Ciconte ci ha fatto un regalo: essere presente con il suo libro alla manifestazione “La Notte dei Lettori”, in collaborazione con il Comune di Udine e la libreria Einaudi-Gaspari. Nella stessa domenica è uscita una sua ampia intervista, il che non è affatto comune, nelle pagine della cultura sul più diffuso quotidiano locale. Alla presenza di oltre cinquanta persone sotto la Loggia del Lionello a Udine, dopo una introduzione del sottoscritto, le domande di Adriano Del Fabro, giornalista agroalimentare, hanno permesso a Ciconte di raccontare il percorso che lo ha visto impegnato assieme all’Associazione Terra! e di entrare nello specifico del suo ultimo libro. Il tema centrale sviluppato nel libro è in copertina:
“Ci chiediamo spesso cosa possiamo fare come consumatori. Ma se la domanda fosse sbagliata? Se il mito del consumatore consapevole fosse controproducente? Ci siamo concentrati sui comportamenti individuali dimenticandoci delle responsabilità politiche. La soluzione per affrontare la crisi ecologica, sociale e climatica è l’azione collettiva. A partire dal cibo”.
Con l’Associazione Terra! ed altri soggetti, in un percorso che ha occupato oltre tre anni è stata costituita una Consulta (Consiglio del Cibo) che riunisce un gran numero di soggetti attivi nel comune di Roma e della quale Ciconte è l’attuale Presidente. L’assessore Pirone era tra i presenti alla presentazione di Udine, immaginiamo abbia preso mentalmente qualche appunto. Anche perché spesso si trascura il fatto che – nonostante il comune di Udine per superficie non sia comparabile con quello di Roma – lo stesso territorio ha al suo interno 166 aziende agricole per una superficie agraria utilizzata (SAU) di oltre 1500 ettari.
Le politiche del cibo sono quindi, per loro natura, politiche complesse in cui si confrontano, in un approccio sistemico, questioni che attengono a numerosi e diversi settori della conoscenza. Tuttavia, anche per i diversi approcci disciplinari con cui vengono studiate, sono state definite in diversi modi, non necessariamente conflittuali tra loro. Politiche locali del cibo sono state declinate negli ultimi dieci anni da diverse altre città italiane a partire da Roma, ma anche a Torino, Milano, Bologna. A fine gennaio di quest’anno si è tenuto l’8° Incontro nazionale a Torino, a dimostrazione dello sviluppo del dibattito in Italia. Assieme ad altri, da Udine eravamo presenti e ne siamo stati influenzati positivamente, così da attivarci in percorsi specifici anche per la nostra realtà.
Davvero, se ci fermiamo un momento a pensare, il tema del cibo è non solo intrigante ma importante e articolato, in generale ed anche per la nostra regione. I flussi di scambio di materie prime agricole, la crescente necessità di acqua per l’irrigazione, le attività operate anche dagli orticoltori non professionali la cui attività non rientra nelle statistiche agricole, i pasti offerti dalle mense scolastiche, la diffusione degli orti urbani e più in generale dell’agricoltura urbana e peri-urbana, i mercati dei prodotti alimentari freschi ed aperti ai produttori locali (e molto altro) rientrano in pieno in una visione politica del cibo e dell’agricoltura.
Pertanto il lavoro da fare è molto, ma molti sono anche i soggetti con i quali mettersi in ascolto e che speriamo sia possibile coinvolgere. Un gruppo di lavoro con esperti locali è in fase di avvio, per porre le basi di una proposta sufficientemente articolata sulle Politiche Locali del Cibo, da presentare nei prossimi mesi all’amministrazione della città di Udine. Quindi, teniamoci in contatto.
Alcuni riferimenti bibliografici
Butera F.M. (2021). Affrontare la complessità. Per governare la transizione ecologica. Ed. Ambiente, Milano.
Ciconte F., Liberti S. (2019). Il grande carrello. Chi decide cosa mangiamo. GLF Ed. Laterza.
Ciconte F. (2025). Il cibo è politica. Einaudi editore, Torino.
Marino D., Federici F.B. (2024). La necessità di una politica del cibo. In: Marino D., 2024 (a cura di). La narrazione delle politiche del cibo in Italia. Città, temi, attori. Franco Angeli editore, Milano.
Steel, C. (2021). Sitopia. Come il cibo può salvare il mondo. Trad. S. Moretti. Edizioni Piano B.
Laureato in Scienze agrarie a Padova nel 1978, ricercatore e poi professore associato di Agronomia e coltivazioni erbacee all’Università di Udine. Membro di diverse società scientifiche, è autore o coautore di oltre 120 pubblicazioni a stampa. In quiescenza da marzo 2024.



