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Convegno l'europa delle regioni.

L’Europa delle Regioni: verso un nuovo assetto europeo?


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Le potenze medie devono agire insieme perché se non sono al tavolo, sono sul menù. 

Le grandi potenze oggi possono permettersi di fare da sole, hanno le dimensioni del mercato, la forza militare e la capacità di dettare condizioni. 

[…] In un mondo di rivalità tra queste grandi potenze, i Paesi nel mezzo hanno una scelta: competere tra loro per ottenere favori o unirsi per creare un terzo percorso.” 

È iniziato da questo appello di Mark Carney (premier Canadese) il convegno tenutosi venerdì 6 marzo presso la Sede della Regione Friuli – Venezia Giulia a Udine, organizzato dalla European Free Alliance Youth e dal gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia-Civica FVG.

Tre esponenti di movimenti politici autonomisti di Scozia, Schleswig-Holstein e Valle d’Aosta (e tutti e tre under 35), hanno esposto i meccanismi che hanno portato i rispettivi partiti al successo elettorale, e hanno discusso di quale possa essere il ruolo delle Regioni nella creazione di un nuovo modello di Unione Europea. 

scottish national party

Olaf Stando, vice-presidente di EFAY e segretario del primo ministro scozzese John Swinney, ha parlato della storia dello Scottish National Party e di quanto sia determinante avere un partito territoriale che lavori esclusivamente per gli interessi della comunità che rappresenta. 

A partire dal tema dell’indipendenza scozzese dal Regno Unito, fino all’autogestione delle ricche risorse naturali della Scozia, l’SNP ha vinto perché si è presentato come l’unica l’alternativa credibile ai partiti di Westminster, che invece vengono percepiti dall’elettorato come lontani ed attenti ad altri interessi. 

In Scozia, la capacità di avere una classe dirigente autonomista, autonoma ed autoctona, paga più delle etichette dei grandi partiti “statali”.

rossberg

Maylis Roßberg, presidente di EFAY e già Spitzenkandidat per la Commissione Europea nel 2024, ha descritto come l’SSW Südschleswigsche Wählerverband, il partito rappresentante la minoranza danese in Germania (40.000 persone), sia riuscito ad ottenere nel 2025 il record storico di 76.000 voti alle elezioni, e ad ottenere grazie a questo straordinario risultato un seggio presso il Bundestag di Berlino. 

La ricetta? Si chiama “diplomazia”. 

L’SSW è un partito di riferimento nello Stato federato dello Schleswig-Holstein, è percepito dalla comunità come “essenziale” perché nessun altro partito, se non l’SSW, difenderebbe gli interessi della Regione a Berlino; ed è altresì percepito come “utile” dai grandi partiti come la CDU, perché interlocutore affidabile, competente ed aperto alla trattativa. 

EFA

Frédéric Piccoli, collaboratore a Montecitorio dei deputati delle minoranze linguistiche, ha parlato del recente successo dell’Union Valdôtaine alle Regionali di settembre 2025, dove il partito è risultato primo con il 32% dei voti. 

Nel 2022 l’Union Valdôtaine si è alleata con il centro-sinistra “nazionale” mentre nell’ultima tornata, l’alleanza è stata formata insieme al centro-destra (Forza Italia) per il governo della Regione ed insieme al centro-sinistra per Aosta città. 

Questo è il miracolo dei partiti autonomisti che si alleano ora a destra ora a sinistra, fuori dal campo autonomista, in maniera pragmatica. È facile sopportare questi cambi, standoci dentro? No, non è facile. Però si agisce così perché l’obiettivo non è schierarsi in un campo politico ma è dare risposte alle proprie comunità. Se l’obiettivo è riuscire a portare a casa risultati che da soli non si riesce a portare, non aprire a chi può dare un contributo concreto significherebbe accettare di amministrare senza essere in grado di risolvere i problemi”. 

L’attenzione prioritaria dimostrata al territorio (comunità ed imprese), alle minoranze linguistiche e alla vocazione internazionale che una terra come la Valle d’Aosta ha tra le sue specificità, sono stati fattori altrettanto essenziali all’Union per ottenere un risultato storico. 

Tutti e tre gli esponenti hanno sottolineato come per governare virtuosamente i propri territori sia necessario innanzitutto rappresentarli nei luoghi dove si prendono le decisioni. 

Tale concetto, per quanto possa apparire scontato, in realtà non lo è affatto.

La presenza, sui rispettivi territori, di partiti costituiti da classi dirigenti autonome ed autoctone, vale a dire che possono muoversi al di fuori dei limiti “imposti” dagli interessi dei grandi partiti statali, in ultima analisi, riveste un’importanza determinante nella capacità che ha un partito di incidere sul territorio e nella percezione che quel partito ha per la rispettiva comunità.

Queste modalità di governo e di lavoro capillare sul territorio, unite all’indispensabile impegno nella cooperazione tra Regioni, nella condivisione di buone pratiche e nell’ottica dell’ampliamento del federalismo in Europa, sono alla base e allo stesso tempo rappresentano la direzione (o il passo giusto) del cammino per rendere l’Unione Europea un’istituzione maggiormente rappresentativa. Capace di trasformare l’attuale narrativa basata sulla forza verso una narrativa fondata nuovamente sul diritto internazionale; un’Europa pronta a garantire a tutti livelli della democrazia la capacità di essere incisivi e di poter trasformare davvero le comunità, verso quella concezione che si può riassumere nella frase “nel grande tutto ciò che è necessario, nel piccolo tutto ciò che è possibile”. 

L’Europa delle Regioni. Verso un nuovo assetto europeo?
Gabriele Violino
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Vicepresidente di EFAY – European Free Alliance Youth, il gruppo giovanile di EFA/ALE – European Free Alliance/Alleanza Libera Europea.

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