
Pandemia, dimenticare non aiuta a prevenire
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L’inizio della Pandemia da Covid19 in Italia nel febbraio 2020 ha colto tutti impreparati, spaventati e disorganizzati.
Eppure non era imprevista, anzi, a livello nazionale era già stato predisposto, su indicazione dell’OMS, nel 2006, il “Piano Nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale” in previsione di una possibile pandemia di aviaria, con gli obiettivi di: identificare rapidamente casi di influenza dovuti a nuovi sottotipi virali; minimizzare il rischio di trasmissione; ridurre l‘impatto sui servizi sanitari e sociali e assicurare il mantenimento dei servizi essenziali; assicurare un’adeguata formazione del personale; garantire informazioni aggiornate e tempestive; monitorare l’efficienza degli interventi intrapresi.
Un Piano c’era ma scaduto
Il Piano del 2006 è stato solo formalmente aggiornato nel 2010 e non è stato praticamente applicato nel 2020 in quanto obsoleto e specifico per il contrasto dei virus di tipo influenzale.
Prima dell’inizio della pandemia da Covid il nuovo virus mutato non era stato prontamente identificato, non c’erano scorte sufficienti di dispositivi di protezione individuale, il personale non era formato, mancavano posti letto di Terapia Intensiva adeguati ad un’emergenza di tale portata. Eppure il rischio di pandemia non era remoto, imprevisto è stato solo il tipo di virus coinvolto in quanto, piuttosto che al Coronavirus, l’attenzione era puntata su un altro agente a trasmissione respiratoria, il virus influenzale.
La pandemia ha messo alla prova il sistema sanitario, e non solo, ed è necessario fare tesoro dell’esperienza maturata mantenendo sempre acceso il motore, pronto per un’eventuale ripartenza.
Di fatto ad oggi, a poco più di un anno dalla scadenza della legislatura, esiste una bozza di “Piano strategico operativo di preparazione e risposta ad una pandemia da patogeni a trasmissione respiratoria a maggiore potenziale pandemico 2025-2029”, datata agosto 2025, quindi già in ritardo rispetto ai tempi di attuazione.

Un Piano c’è, però…
Il documento è stato elaborato sulla base di raccomandazioni OMS ed europee (ECDC).
La novità maggiore della bozza rispetto ai piani precedenti, è quella di allargare lo spettro di azione, oltre ai virus influenzali, ad altri patogeni a trasmissione respiratoria a maggior potenziale pandemico. Le misure di igiene e di distanziamento sociale, inclusi provvedimenti quali isolamento e quarantena, dovranno essere protratte non oltre il tempo ritenuto indispensabile per mitigare il corso dell’epidemia, e comunque sottoposte a un’attenta valutazione, prevedendo interventi generali modulabili in relazione alle caratteristiche delle diverse potenziali situazioni emergenziali, anche per le conseguenze socioeconomiche che potrebbero comportare. Un’enfasi particolare viene data anche alla necessità di mantenere efficiente e resiliente il sistema sanitario mantenendo in essere le cure essenziali e prioritarie.
La bozza definisce in modo chiaro ed esauriente, partendo dal sistema di sorveglianza internazionale, la catena di comando a livello nazionale e regionale; le reti e il sistema di allerta; le modalità previste per la dichiarazione di emergenza e i passaggi di fase in corso di pandemia; la modalità di sperimentazione ed autorizzazione accelerata dei vaccini; l’organizzazione dei servizi sanitari ospedalieri e territoriali; il mantenimento dei servizi essenziali; la redazione di linee guida; l’accesso a dispositivi, farmaci e vaccini a livello europeo; la formazione del personale; la comunicazione del rischio; il monitoraggio e la valutazione; il sistema di finanziamento basato sui risultati raggiunti dalle regioni.
Tale bozza prevede uno stretto controllo centrale con monitoraggio e valutazione delle azioni messe in campo dalle singole regioni al fine di ottenere i finanziamenti, che sono vincolati ai risultati.
Inoltre il Piano stabilisce che il Ministero della Salute predisponga e presenti in Conferenza Stato-Regioni entro un anno dall’approvazione del Piano, il documento attuativo sulla “Rimodulazione delle attività sanitarie da realizzarsi tempestivamente in fase di risposta con la definizione di criteri di priorità e modalità di erogazione delle prestazioni sanitarie”, quindi un ulteriore ritardo di un anno per la piena applicazione dello stesso.
Infine il Piano prevede un potenziamento strutturale dei posti letto di Terapia intensiva e Semintensiva (già definito per legge) che non è stato ancora portato a termine e di cui non si conoscono i tempi di completamento.

L’emergenza si può gestire quando un sistema funziona a regime…
In conclusione: l’approvazione del Piano è già in ritardo di un anno e la piena applicazione dello stesso potrà avvenire solo a seguito dell’approvazione di documenti attuativi da realizzarsi da parte del Ministero e della realizzazione dei posti letto di terapia intensiva e semintensiva previsti.
Le Regioni e le Pubbliche Amministrazioni dovranno recepire il piano, contestualizzarlo e realizzare le azioni previste e solo a seguito di stretto monitoraggio e rendicontazione annuale riceveranno i finanziamenti dedicati, aprendo di fatto alla possibilità di disuguaglianze territoriali a livello nazionale.
La piena applicazione del Piano potrà avvenire solo a seguito della riorganizzazione dei servizi territoriali prevista dal DM 77/22, ancora ben lontana dall’essere realizzata.
Dobbiamo assolutamente evitare di farci trovare impreparati a seguito dell’insorgenza di una possibile nuova pandemia e dobbiamo essere consapevoli che anche il migliore dei piani di emergenza può funzionare solamente in un sistema di servizi sanitari ospedalieri e territoriali che funziona in contesti ordinari.
Altrimenti il rischio di ingolfare il motore diventa reale.
Cittadina goriziana, medico igienista ex dipendente ASUGI, con esperienza professionale maturata nell’ambito della prevenzione e della direzione sanitaria.
Da sempre appassionata di tematiche ambientali e della loro relazione con la salute attualmente referente per l’Ordine dei Medici di Gorizia in materia ambientale, e rappresentante dell’Ordine nell’ambito del Servizio Prevenzione della Direzione Centrale Salute, dove si occupa in particolare di aspetti sanitari legati alle ondate di calore.
Socia del Forum Gorizia, collabora con Legambiente su temi relativi alla salute e ambiente, fa parte del Comitato ambiente per Gorizia insieme a rappresentanti di diverse associazioni.
Da alcuni anni è membro del Coordinamento regionale per la salute pubblica, operando in particolare nel Comitato di Gorizia.
Cavaliere dell’Ordine “al merito della Repubblica Italiana” dal 2022 per meriti legati all’attività di prevenzione durante la pandemia Covid; iscritta nell’elenco dei tutori volontari dei Minori Stranieri Non Accompagnati per il Tribunale dei Minorenni di Trieste.
- Maria Teresa Padovan
- Maria Teresa Padovan


