Passa al contenuto principale
Democrazia alla prova

Democrazia alla prova: ricostruire il futuro oltre la scorciatoia autoritaria


Ascolta l’audio

C’è un dannato bisogno di ricostruire democrazia“. Con questa sintesi brutale ed efficace, Fabrizio Barca delinea l’orizzonte di “Democrazia alla prova”, la tre giorni di confronto e studio ospitata a Genova presso il Palazzo Ducale e promossa dal Forum Disuguaglianze Diversità.  Non si tratta di un semplice esercizio accademico, ma di un’operazione di diagnostica profonda e di proposta politica necessaria in un momento in cui il sistema democratico vacilla sotto i colpi di una dinamica autoritaria potente e di un neoliberismo persistente.

L’iniziativa, aperta dal richiamo del Presidente Sergio Mattarella sulla necessità di riflessione davanti a sfide globali complesse, nasce dalla consapevolezza che la democrazia non è mai un dato acquisito una volta per tutte. Al contrario, è un sistema che deve trovarsi in uno stato di permanente divenire, adattando i propri dispositivi a un contesto che cambia con rapidità radicale.

Il fallimento della promessa neoliberista e la trappola del merito

Il punto di partenza è il trentennio di arretramento culturale, sociale e politico che ci lasciamo alle spalle. A partire dagli anni Ottanta, il neoliberismo ha agito come una potente reazione del capitalismo alla redistribuzione di risorse e potere del dopoguerra. Questa ideologia ha eroso la solidarietà, interpretando l’essere umano solo in termini di interesse individuale. Come sottolineato da Nadia Urbinati, oggi la disuguaglianza viene persino giustificata dalla questione del “merito”, permettendo a un capitalismo trionfante di mettere in crisi la democrazia stessa.

Questa egemonia ha trasformato il senso comune, presentando le scelte pubbliche come mere questioni “tecniche”. Il risultato è una concentrazione di ricchezza che svuota i beni pubblici della loro natura di diritti universali. Barca è perentorio: “Non puoi vendere democrazia se c’è disuguaglianza, se non dai alle persone libertà dal dominio e se non gli dai la sensazione che la loro voce venga ascoltata“.

La scorciatoia autoritaria e il “senso di alternativa”

In questo vuoto, l’autoritarismo emerge come una “scorciatoia” appetibile. Quando il dogma del “non ci sono alternative” satura lo spazio del possibile, le persone cercano protezione in figure forti. L’offerta autoritaria è cinica: “Non ti offro granché, ma ti proteggo” dalla diversità e dall’incertezza.

Il monito storico è chiaro: gli autoritarismi arrivano spesso al potere attraverso le elezioni, trasformando la democrazia in una “gara truccata“. Gaetano Azzariti evidenzia come oggi la Costituzione non sia più vista come una visione verso il progresso, ma come un intralcio da modificare per chi vince le elezioni. Il diritto soccombe davanti al mercato e alla forza, mentre dovrebbe tornare ad avere una funzione servente rispetto alla democrazia.

Fabrizio Barca e Luca Borzani-Democrazia alla prova
Fabrizio Barca e Luca Borzani-Democrazia alla prova

Complessità, tecnologia e l’illusione del voto

La sfida è aggravata dall’incapacità degli strumenti tradizionali di gestire la complessità. La transizione digitale è stata piegata a mezzo di privatizzazione dei dati, creando una leva di “oligarchi tecnologici“. Massimo Florio avverte che “…il capitale sta attaccando lo Stato: prima lo stato sociale, poi la democrazia…” Lucio Caracciolo aggiunge un ulteriore elemento di rischio nell'”elitismo globalista“, dove un ristretto numero di rappresentanti statali si riconosce più affine ai propri pari internazionali che ai cittadini del proprio Stato.

Di fronte a questa crisi, la democrazia non può ridursi al solo atto di “votare ogni 5 anni tra due opzioni simili”, poiché questo spinge la gente all’apatia e all’astensionismo. Bisogna trasformare la rabbia in azioni di diritto costituzionale.

Rinnovare gli strumenti per non morire di nostalgia

Difendere la democrazia senza cambiarla è un errore di metodo. Come evidenziato da Luca Borzani, citando il premier canadese, “la nostalgia non è sempre strategia“. Il rinnovamento passa per politiche pubbliche coraggiose che fermino il dominio degli oligarchi e per il recupero di una rappresentanza reale.

In Italia, ciò significa affrontare la crisi della rappresentanza e lo svuotamento dei livelli elettivi locali. Silvia Salis ricorda che “la democrazia si difende con l’accessibilità ai servizi” e che essere progressisti significa dare voce a chi non l’ha, cercando l’uguaglianza e non il mero consenso. La democrazia va di pari passo con la libertà, come dimostrato dai territori liberati nella Seconda Guerra Mondiale, dove la prima azione fu organizzare forme elettive.

Verso una sovranità dei luoghi e dei popoli

Per ricostruire la sovranità del popolo dobbiamo tornare a un sistema che assicuri a tutti un peso effettivo sulle decisioni pubbliche. Urbinati suggerisce di ripartire “dai luoghi, dalla partecipazione, da dove si vive“. Anche l’Europa deve cambiare rotta: non può essere solo una confederazione di Stati, ma deve diventare una confederazione dei popoli che vivono i luoghi del continente.

La tre giorni di Genova ci ricorda che la democrazia è un progetto incompleto che richiede vigilanza civica. Non è solo una questione di regole, ma di “utilità sociale” e di tutela dell’ecosistema per le future generazioni. Ricostruire la democrazia oggi significa restituire alle persone la realtà che la loro voce conti davvero nella costruzione del mondo di domani.

Democrazia alla prova, Genova
Democrazia alla prova, Genova

Dal taccuino degli appunti

In apertura il telegramma di Sergio Matarella:

“…sottolineando come le sfide globali e complesse impongano una riflessione sulla forza dei sistemi democratici” ha evidenziato che la partecipazione attiva e la coesione sono fondamentali per la Repubblica

Silvia Salis (Sindaca di Genova):

“la democrazia si difende con accessibilità ai servizi. Significa alimentare la speranza e non l’odio. La differenza fra essere progressisti e di destra significa dare voce a chi non ce la ha, sempre! Difendere la democrazia è faticoso ma giusto. Non bisogna cercare consenso ma uguaglianza fra le persone”!

Luca Borzani (curatore della tre giorni):

Oggi si ricorda Guido Rossa. Sfide alla democrazia da dinamiche autoritarie. La sfida è generare nuove forme di democrazia. Le parole del premier canadese: la nostalgia non è sempre strategia

Gaetano Azzariti (Università Sapienza Roma):

“Il diritto soccombe davanti al mercato, alla forza. Il diritto deve tornare ad avere una funzione servente rispetto alla democrazia… ora la democrazia esclude la guerra per la risoluzione dei conflitti interni ed esterni. Questo è lo Stato di diritto secondo le costituzioni moderne.”

“Adesso la costituzione non è più vista come vision verso il progresso, ma chi vince le elezioni la vede come un intralcio da modificare. Ma la costituzione non deve adattarsi alla politica: sarebbe il caso di riflettere; infatti, sul perché si usano le emergenze, o le motivazioni del mercato per cui si va a scardinare la costituzione.”

“Anche i tribunali internazionali sono sotto attacco.”

“La democrazia non è solo votare ogni 5 anni e scegliere fra due opzioni. Perché adesso la gente non vota più, soprattutto se i due schieramenti sono totalmente simili. Bisogna trasformare la rabbia in azioni di diritto costituzionale.” 

Nadia Urbinati (Columbia University):

“Ora la diseguaglianza è giustificata dalla questione del merito, così il capitalismo che trionfa mette in crisi la democrazia. Ma la democrazia non è solo votare ogni 5 anni e scegliere fra due opzioni. Perché così la gente non vota più se gli sfidanti sono simili. Difendere un ospedale pubblico oltre che dignità è anche democrazia e libertà”

“Da dove si comincia a reimpostare la democrazia? Dai luoghi, dalla partecipazione, da dove si vive”

“L’Europa non serve così, l’Europa non deve essere una confederazione di stati ma una confederazione dei popoli che vivono i luoghi dell’Europa”

Massimo Florio (Università di Milano):

“Ora la questione è: il capitale contro lo stato. Questa ossessione arriva da lontano, prima si è attaccato lo stato sociale, poi la democrazia, ma ora è necessario che l’intelligenza collettiva si riprenda lo stato: ogni ospedale è da riconquistare con intelligenza sociale. Alcune proposte di cose da fare subito: 1) la democrazia maggioritaria è fallita. Bisogna recuperare rappresentanza. Piazze piene e urne vuote è un problema. Il populismo è fare ciò che vuole il popolo per perseguire interesse proprio. 2) L’apatia non è una buona cosa. Non significa che non serve nulla. La democrazia è partecipazione attiva. La questione è bene pubblico Vs bene privato. 3) Nei territori liberati nella seconda guerra mondiale la prima cosa fatta era organizzare la democrazia per forme elettive. Quindi la democrazia va di pari passo con la libertà, sempre.”

Lucio Caracciolo, direttore di Limes:

“Il pericolo sta anche nel cosiddetto elitismo globalista, in cui un ristretto numero di persone che rappresentano stati, si riconoscono più affini con altri che con le persone del loro stato”

Qui puoi scaricare le tracce di lavoro della tre giorni


Scarica il PDF

Vanni Treu
+ posts

Gestisce progetti e consulenze nei settori dell'Innovazione Sociale, dello Sviluppo Locale e nell'Animazione delle Comunità locali, con l'obiettivo di liberare energie positive e aiutare le comunità a vincere le loro sfide.

Fondatore della Cooperativa Cramars insieme a un gruppo di amici, ha presieduto il CDA della cooperativa per i primi 20 anni, contribuendo alla sua affermazione sul mercato.

Ha ideato e contribuito a realizzareWeBusinnovazione premiata dal Presidente della Regione FVG Riccardo Illy e il progettoCarnia GreetersBandiera Verde di Legambiente per la Cooperativa Cramars, nonchéVieni a vivere e lavorare in montagna, progetto che ha coinvolto 600 nuclei familiari intenzionati a trasferirsi nella montagna friulana per viverci e lavorare. E’ un appassionato ascoltatore della gente che vive e lavora in montagna, per affrontare problemi e soluzioni cercando prospettive di futuro possibile alle Terre Alte.

Ha fatto parte del gruppo di lavoro nazionale che ha portato alla creazione di RIFAI (Rete Italiana Facilitatori Aree Interne). Attualmente, è concentrato sull'Innovazione Sociale, proponendo alle comunità locali delle forme di “Jugaad Innovation” per trovare soluzioni innovative e ingegnose con strumenti semplici e quotidiani funzionali a migliorare il benessere collettivo locale

Iscriviti alla newsletter de Il Passo Giusto per ricevere gli aggiornamenti