
Un carcere che cambia. Una mostra fotografica a Udine
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“Ulderica Da Pozzo. I giorni strappati. Il tempo vuoto nel carcere. Immagini dell’ex-femminile di via Spalato” è il titolo di una mostra fotografica inaugurata il 6 marzo scorso presso il Museo Friulano della Fotografia in Castello a Udine. L’esposizione, prodotta dal Garante dei diritti delle persone private della libertà personale e dai Civici Musei di Udine in collaborazione con la Società della Ragione e l’Associazione Icaro Volontariato Giustizia ODV, sarà visitabile fino al 31 maggio 2026.
Il progetto fotografico di Ulderica Da Pozzo nasce da una sfida civile e umana avviata nel 2021, su iniziativa del Garante delle persone private della libertà del Comune di Udine on. Franco Corleone. L’obiettivo dell’intervento è stato il cambiamento radicale del volto del carcere di via Spalato attraverso il recupero e la ristrutturazione di spazi abbandonati da decenni. Oggi i traguardi di questo percorso sono documentati in questa mostra: dai lavori del primo lotto, che hanno visto l’inaugurazione della nuova sede della semilibertà e della ex sezione femminile, fino al completamento del secondo lotto nel 2026, destinato a ospitare un teatro e le sale per i colloqui familiari.
Ulderica Da Pozzo ha testimoniato questa complessa transizione entrando nelle celle dell’ex sezione femminile per la prima volta nel 2021. Cinque anni dopo, nel 2026, la fotografa è tornata negli stessi luoghi trovandoli profondamente mutati. Il percorso espositivo mette dunque a confronto due tempi: il recupero delle tracce del passato e la narrazione della trasformazione attuale, dove oggi lo sguardo incontra carte geografiche e lavori sui sentimenti, simboli di una nuova centralità delle relazioni umane.
Ulderica Da Pozzo è sempre stata capace, con sensibilità e rigore documentario, di raccontare il nostro territorio nelle sue pieghe più intime e meno visibili. Di sé qualche anno fa affermò: “Se potessi, fotograferei con gli occhi”, ben sapendo che le sensazioni di un attimo poi passano. Come in altri lavori che ha realizzato, questa mostra ci aiuta ad entrare per significativi secondi in un luogo che custodisce umanità nascosta al nostro sguardo, ma che grazie all’occhio di Ulderica Da Pozzo immaginiamo un po’ più vicina a noi.
Non si tratta soltanto di fotografie di spazi: sono tracce di vite, di attese, di silenzi. Sono frammenti di quotidianità sospese, che l’obiettivo dell’autrice restituisce con rispetto e misura. Questa mostra ci invita a riflettere sul significato dei luoghi di reclusione, sul rapporto tra spazio e dignità, tra architettura e memoria. Prima ancora che un edificio cambi funzione o volto, esso custodisce storie. Le pareti, le celle, i corridoi raccontano passaggi umani che non possono essere cancellati dalla trasformazione materiale. L’opera di Ulderica Da Pozzo non giudica e non spettacolarizza: osserva, testimonia, conserva. In questo gesto di memoria vi è un grande valore civile. Guardare queste immagini significa fermarsi, ascoltare ciò che spesso rimane ai margini, riconoscere la complessità delle esperienze umane che si sono svolte in quegli spazi.

Come dicevamo sopra, questa mostra avviene in un momento storico per la nostra città, una vera e propria rivoluzione della struttura di via Spalato inaugurata nel 1925. La rinata casa circondariale è il risultato dell’impegno durato due mandati da parte dei Garanti dei detenuti – prima Franco Corleone, poi Andrea Sandra –, dell’associazione Icaro e della galassia di volontari e associazioni che operano in carcere, in stretta e “non scontata” collaborazione con la direzione. Una riqualificazione degli spazi pensata per il reinserimento sociale e lavorativo, inclusa una nuova sala polifunzionale/teatro (98 posti), un polo didattico e spazi per laboratori, con l’obiettivo di aprire la struttura alla città e di realizzare nel modo più pieno gli obiettivi della nostra Costituzione relativi alla finalità rieducativa della pena e al rispetto della dignità umana. Questa mostra è anche un omaggio a questo passaggio storico e un’occasione di consapevolezza, di riflessione e di dialogo.
Molta strada rimane da fare. Non diversamente da ciò che avviene nel nostro Paese, il carcere di Udine vive una situazione di deciso sovraffollamento con oltre 180-190 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di circa 90-95 posti, quasi il doppio della capacità prevista. Questa condizione è aggravata da una carenza di personale di polizia penitenziaria. Inoltre la casa circondariale di via Spalato affronta un alto rischio di recidiva, in linea con la media nazionale italiana che si attesta tra il 60% e il 70%: dopo la battaglia per la riqualificazione, insieme al terzo settore del nostro territorio, andrà rilanciata quella per il reinserimento, cercando di aumentare la presenza all’esterno di opportunità lavorative e sociali e ampliando le pochissime alternative per chi esce oggi dal carcere.
*Fotografie del Comune di Udine
insegnante, assessore a istruzione, università e cultura del Comune di Udine, responsabile degli enti locali del Patto per l'autonomia
- Federico Pirone


