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Cantiere edilizio

FVG 2026: fronteggiare l’ORCOLAT socio-economico


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La presentazione del V Report OSEé predisposto da RilanciaFriuli si è svolta a Udine, giovedì 30 aprile, l’iniziativa è stata promossa dai Gruppi consiliari del Patto per l’Autonomia – Civica FVG e del Partito Democratico del Friuli Venezia Giulia. La presentazione è stata tenuta da Fulvio Mattioni, con l’introduzione di Furio Petrossi.

Il quadro che emerge dalla presentazione del V Report OSEé è netto e poco rassicurante: l’economia del Friuli Venezia Giulia si muove in un contesto di stagnazione, con segnali strutturali che rischiano di consolidare una traiettoria di rallentamento.

Il punto da cui muove la presentazione dei dati e la loro spiegazione non può che essere il contesto nazionale. L’Italia, nella legislatura parlamentare in corso e con il Governo Meloni, registra una crescita del PIL del 3,3%, pari a poco più dello 0,6% medio annuo. Un risultato che la colloca nelle ultime posizioni a livello internazionale ed europeo. A questo si sommano i vincoli della finanza pubblica: debito al 137% del PIL, aumento della pressione fiscale e crescita degli interessi passivi. In questo contesto il Friuli Venezia Giulia non può realisticamente attendersi un sostegno esterno significativo.

Tranquillamente, serenamente verso la crescita Zero

Sul piano regionale i dati sul lavoro sono emblematici. Il saldo occupazionale dell’ultimo anno è sostanzialmente nullo. La crescita è pari allo 0%, con differenze territoriali marcate: Gorizia in controtendenza, grazie sostanzialmente al polo monfalconese, mentre Pordenone e Trieste registrano cali. Il dato si intreccia con una difficoltà crescente nel reperire manodopera. Le imprese stimano un fabbisogno di oltre 82 mila lavoratori nel quinquennio 2025-2029, ma ritengono di non riuscire a coprirne più della metà.

A incidere è anche la dinamica demografica e migratoria. Negli ultimi quindici anni il saldo degli espatriati è negativo per quasi 19 mila unità, in larga parte giovani qualificati. Parallelamente, il calo delle nascite è drastico: -37% rispetto al 2007. Una doppia dinamica che riduce la base produttiva e rende più difficile sostenere la crescita.

Il tema della qualità del lavoro emerge con forza anche dalle retribuzioni. Il settore manifatturiero si conferma quello con salari più elevati, mentre il terziario, e in particolare il turismo, presenta livelli retributivi significativamente più bassi, legati alla stagionalità e alla precarietà.

Le prospettive di crescita non appaiono più incoraggianti. Nel periodo 2023-2027 il PIL regionale è stimato crescere dell’1,6%, circa la metà rispetto alla media nazionale. Un segnale di debolezza strutturale che richiede una riflessione sulle politiche economiche.

La conclusione del report è chiara: occorre un cambio di strategia. La priorità indicata è la reindustrializzazione, affiancata da una gestione più efficace dell’immigrazione e da politiche mirate a contrastare il declino demografico. In particolare, si sottolinea la necessità di rendere il territorio più attrattivo, attraverso interventi sulla casa e sui servizi alle famiglie, cercando così di mantenere in loco gli immigrati oltre che contenere gli espatri.

In un contesto di risorse regionali consistenti ma non destinate a durare all’infinito, il nodo centrale diventa la loro destinazione. Senza una chiara definizione di obiettivi strategici, il rischio è che la disponibilità finanziaria non si traduca in crescita reale, così come si è ormai ampiamente potuto verificare nelle due Legislature del Presidente Fedriga…

Il report non propone soluzioni semplici, ma indica con chiarezza i problemi. E, soprattutto, segnala che il tempo per intervenire non è infinito.

 

Il report è reperibile qui: 

https://www.rilanciafriuli.it/index.php/osee/263-osee-report-05-30-aprile-2026

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