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Comunità Viale Ungheria

La sicurezza nasce anche dalla comunità: viale Ungheria oltre il racconto del solo degrado


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Negli ultimi mesi viale Ungheria e il Parco Martiri delle Foibe a Udine sono stati raccontati quasi esclusivamente attraverso la lente della cronaca: spaccio, degrado, insicurezza. Una narrazione insistente, che restituisce un’immagine parziale di questo pezzo di città, come se fosse riducibile a un problema da contenere. 

Eppure, chi questo quartiere lo vive ogni giorno sa che la realtà è più complessa. Accanto alle criticità, reali e da affrontare, esiste una trama quotidiana di relazioni, iniziative e presenze che negli anni hanno costruito comunità. 

È dentro questa trama che si inserisce il lavoro del Circolo Arci MissKappa, presente nel quartiere da quasi vent’anni. Un lavoro che non nasce per “contrastare” qualcosa, ma per costruire spazi di incontro, partecipazione e inclusione. 

Dal 2015, in collaborazione con l’associazione Ospiti in Arrivo OdV, il circolo ospita una scuola di italiano per persone straniere diventata nel tempo un punto di riferimento per chi arriva in città. Non solo apprendimento linguistico, ma un luogo in cui sentirsi accolte, riconosciute, parte di una comunità. 

Da qui sono nati percorsi dedicati alle donne straniere e attività rivolte ai bambini e alle bambine, perché l’inclusione riguarda sempre intere famiglie e si costruisce nel tempo, attraverso relazioni. 

Un altro tassello fondamentale è “Vento d’Estate”, la rassegna che da anni anima il Parco Martiri delle Foibe con laboratori, concerti e cinema all’aperto. Non semplici eventi, ma occasioni che hanno contribuito a restituire il parco alla cittadinanza, rendendolo uno spazio vissuto e condiviso. 

Negli ultimi mesi, accanto a queste esperienze, è nata una nuova energia: quella dei “Vicini”. 

Un gruppo di residenti che, di fronte al peggioramento della situazione legata allo spaccio, ha scelto di non arretrare. Non di delegare, ma di esserci. 

Angela, Massimiliano, Chiara, Adele, Vincenzo, Giusmeri e tante altre persone hanno iniziato a incontrarsi, costruire relazioni, riabitare gli spazi. Picnic nel parco, incontri settimanali al Kikò Caffè, sostegno alle attività del quartiere: azioni semplici ma potenti, che riportano le persone a vivere il luogo in cui abitano. 

Le iniziative si sono moltiplicate: incontri pubblici, momenti di racconto del quartiere, appuntamenti accompagnati anche dal sostegno di Rocco Burtone, musicista e cantautore che abita in quel territorio. E momenti partecipati come la caccia al tesoro organizzata domenica scorsa, che ha visto bambine, bambini e famiglie riappropriarsi del parco in modo gioioso. 

Da questa energia sono nate nuove sinergie con le scuole. Per la prima volta, l’accensione dell’albero di Natale si è svolta al Parco Martiri delle Foibe, con il coro della scuola Valussi. Allo stesso modo, il coro della scuola Garzoni ha partecipato a un evento natalizio organizzato dal Circolo ARCI MissKappa. 

Un percorso che proseguirà con iniziative condivise come il mercatino delle bambine e dei bambini previsto ad aprile. 

Accanto a questo, non è mai mancata la cura concreta degli spazi: momenti di pulizia promossi insieme a Legambiente, e un nuovo intervento in programma con Plasticfree, Legambiente, NET e Comune di Udine. Azioni semplici, ma fondamentali, che restituiscono dignità ai luoghi. 

In questa rete di relazioni un ruolo importante è svolto anche dalla comunità islamica della zona. Non solo luogo di culto, ma spazio vivo, che promuove attività per bambini e momenti di socialità. 

Baba, figura di riferimento per molte persone del quartiere, è presenza accogliente e attiva: partecipa agli incontri al Kikò Caffè, ha costruito relazioni solide con i “Vicini” e ha aperto la propria comunità al territorio, anche attraverso gesti semplici come l’invito a condividere il pranzo o la cena per la fine del Ramadan. Lo scorso ottobre, insieme a bambini e bambine, ha partecipato anche a un momento di pulizia del parco. 

Sono queste connessioni, spesso invisibili nel racconto pubblico, che restituiscono la complessità e la ricchezza di Viale Ungheria. 

Quello che sta accadendo qui non è la negazione dei problemi. Le difficoltà esistono e richiedono risposte adeguate. 

Ma accanto a questo, esiste una comunità che sceglie di esserci, di prendersi cura dei propri spazi, di costruire relazioni. 

È una forma di sicurezza diversa, che non si fonda solo sul controllo, ma sulla presenza. 

Perché uno spazio pubblico cambia davvero quando torna a essere attraversato dalle persone. 

E forse è proprio questo il punto: Viale Ungheria e il Parco Martiri delle Foibe non sono solo ciò che viene raccontato nelle cronache. Sono anche, e soprattutto, il risultato delle relazioni che li abitano ogni giorno. 

Antonella Fiore
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Socia fondatrice e volontaria attiva del Circolo ARCI MISSKAPPA e oggi anche Consigliera Comunale a Udine.

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