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Pista Forestale Carnia

Piste forestali: non sono più quelle…


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L’incontro pubblico “Strade forestali. Riflessioni tra utilità, impatto e normativa” organizzato da “il Passo Giusto” a dicembre, in Carnia, ha offerto la preziosa occasione per saperne di più sul discusso e complesso argomento delle strade forestali nella nostra regione. Per ascoltare tre intensi interventi scientifici, ben argomentati. Ma anche per far incontrare persone coinvolte dall’espansione, a quel che pare ormai incontrollata, delle piste forestali nel nostro territorio. E per permettere loro non solo di acquisire informazioni – obiettivo prezioso e importantissimo- ma anche di confrontarsi, incontrarsi. 

Sentirsi meno monadi, soli, ad affrontare progetti calati dall’alto che si percepiscono come distruttivi. Abbiamo concluso di certo oltre il tempo massimo previsto e non perché i relatori siano andati lunghi, ma perché ci sono state testimonianze, domande, condivisioni. Tante, sentite e partecipate. Che l’argomento fosse sensibile, e coinvolgente, era già chiaro. Mai prima c’era stata così tanta partecipazione sui temi della viabilità forestale. Era un argomento da specialisti, su cui forse le locali sezioni Cai o qualche proprietario boschivo mettevano bocca. 

Ma ormai il fenomeno delle nuove strade è diventato talmente ampio che anche i “non esperti” sono coinvolti. Il motivo di tanto interesse è legato al fatto che da ormai una decina d’anni le strade forestali hanno assunto sempre di più dimensioni fuori dai soliti standard e raggiungono luoghi non propriamente boscati. 

Convegno piste forestali.

Strumenti per capire cosa è cambiato

Esempi in questo senso sono, ad esempio, la strada tra malga Tuglia e il rifugio Chiampizzulon, che divide il limite del bosco dai ghiaioni basali, attraversati da canaloni, del Monte Pleros, e la strada che collega l’alta Val Saisera al rifugio Grego nel comune di Malborghetto-Valbruna. 

Ecco perché un incontro tecnico come quello organizzato dal nostro giornale era fondamentale: il desiderio era fornire gli strumenti per capire il fenomeno, offrire competenze per valutare i progetti, discernere tra ciò che è utile e ciò che ha poco senso. 

Senza alcun pregiudizio: l’obiettivo non era fare propaganda contro le strade forestali, ma raccontare cosa sta accadendo, facendo informazione. Tre i relatori presenti: Rino Gubiani, dottore in Scienze Agrarie, professore di ruolo di Meccanizzazione Agricola e Forestale all’Università di Udine; Dario Tosoni, dottore in geologia, geologo in un ente pubblico, dove si occupa principalmente di frane e terremoti; Mario Di Gallo, dottore in scienze forestali, ex dipendente della Regione Friuli Venezia Giulia, in ruolo nel Corpo forestale regionale dove è arrivato fino al grado di commissario.  

pista forestale

Necessità economiche, rischio idrogeologico, normativa di riferimento

Gubiani, da subito, ha chiarito le funzioni delle strade e piste forestali, tutte legate alla fruizione del bosco come risorsa, alla prevenzione, alla sicurezza, e ha spiegato l’importanza della pianificazione, con un approccio che consideri una vasta area. Perché un’apertura avventata, o la mancata gestione, possono essere causa di impatto ambientale. Ha anche chiarito quale sia la richiesta di legname locale: si tagliano mediamente circa 150.000 metri cubi l’anno e il fabbisogno regionale è di tre milioni di metri cubi circa, per lo più in pannelli a fibra a media densità o lamellare. Che arriva dall’estero, a basso costo. 

Dario Tosoni ha portato delle importanti riflessioni, accompagnate da foto scattate in loco, sull’impatto delle strade forestali sulla stabilità dei versanti, anche in relazione ai cambiamenti climatici. Prima ha spiegato la genesi di alcuni fenomeni di erosione e movimenti franosi e poi, semplicemente, li ha fatti vedere. Crolli, frane, colamenti, creep, sono reali, sulle nostre montagne solcate da strade. 

Quindi l’intervento di Mario Di Gallo, dedicato alla criticità dei finanziamenti pubblici finalizzati alla realizzazione della viabilità forestale. Che in realtà non è più solo “forestale”, perché il DPR 57/23 ha aggiunto il concetto che la realizzazione di nuova viabilità forestale sia uno strumento per valorizzare non solo le foreste ma anche i territori silvo- pastorali. È non è cosa da poco, perché incrementa, notevolmente, le aree di intervento. 

Pista Forestale

Tanti finanziamenti ma nessuna pianificazione

Naturalmente è arrivata la domanda su come si decida dove e perché si debba prevedere una nuova strada forestale. Ed è una domanda che dovrebbe avere una risposta univoca, perché lo strumento strategico e di pianificazione territoriale con cui le regioni italiane definiscono le linee di indirizzo, gestione, tutela e valorizzazione del patrimonio boschivo è il piano regionale forestale.  

“Il Piano forestale regionale è previsto dalla lr 9/2007, art. 10, co. 3”, ha spiegato Di Gallo. La legge scrive che “Il Pfr è approvato dalla Giunta regionale e costituisce lo strumento economico, programmatico e gestionale di riferimento per i piani pluriennali di opere e intervento nel settore forestale”. 

Ma in Friuli Venezia Giulia un piano forestale regionale non c’è. Ci si affida a piani di gestione forestale (PGF) e a schede forestali (SF) facilmente modificabili. Ed è chiaro che con i finanziamenti ora disponibili ci siano pressioni enormi su questo tema.

Interessantissimo è stato l’approfondimento sugli strumenti finanziari per creare queste strade. A noi osservatori, non esperti del settore, pare che di soldi ne siano stati stanziati parecchi. E Mario Di Gallo spiega chiaramente che sì, i soldi ci sono “E sono aiuti di stato, perché il contributo viene concesso al cento per cento della spesa ammissibile in caso di interventi su strade camionabili che hanno determinate caratteristiche”, ha aggiunto. Si tratta di aiuti per interventi in cui ricorra almeno uno dei vincoli ambientali stabiliti dalla normativa vigente, quindi vincolo paesaggistico, idrogeologico, Natura 2000 o area protetta. “Con pagamento al 100 % della spesa ammissibile a tutti i beneficiari”.

Pista Forestale

Una “via friulana” senza riferimenti nell’arco alpino

Ed è questa la “via friulana”, unica. perché solo da noi è previsto un contributo che copra tutti i costi. E che potrebbe far gola a moltissimi. Quello che sta accadendo, quindi, è che senza una programmazione su vasta area, e con conseguenze di medio/lungo periodo, si mettano in cantiere strade che paiono avere poco senso. Tanto che guardando gli effetti dei Dp regionali 166/2014 e 57/2023, “si nota che le imprese vanno sostituendosi agli enti privati, a cui spetterebbe la gestione del territorio”, aggiunge Di Gallo. Si è passati da interventi su strade al 100% di proprietà, nel 2015, a lavori gestiti, e finanziati, al 65% ad imprese, nel 2024. In euro significa che da una spesa iniziale, nel 2015, di 422.000 euro circa, con beneficiari tre comuni, si è passati, nel 2024, a un finanziamento di più di tre milioni e 600.000 euro, di cui un milione circa per il pubblico, il resto per imprese private. 

Ma non basta. Anche il confronto con i nostri vicini è impietoso. Per quanto riguarda il piano strategico PAC (politica agricola comune) – Bando SRD08, come abbiamo già scritto, in Friuli Venezia Giulia il sostegno è erogato in forma di sovvenzione in conto capitale, applicando alla spesa ammissibile dell’operazione l’aliquota del 100%, sino ad un milione di euro. Andando a leggere la Pac 2023-28 del Veneto, ad esempio, l’aliquota di finanziamento è dell’80%, per un importo massimo di 500.000 euro. In Provincia di Trento, dove è in vigore la Pac 2023- 27, cercando informazioni sul bando si scopre che si arriva ad un’aliquota di finanziamento del 65%, per un importo massimo di 250.000 euro. Quindi godiamo di finanziamenti al 100%, che potrebbero essere comprensibili per degli enti pubblici, ma non si capisce perché debbano essere concessi a dei privati. E poi, per finanziare strade su cui manca, di base, una fondamentale pianificazione, non essendoci un piano forestale regionale. Si rischia quindi di finanziare del mero consumo di suolo, danneggiando l’ecosistema foresta, degradando il valore ecologico dei boschi. 

Rimane, infine, il dubbio, da cui siamo partiti: strada forestale cos’è? Il bando e il regolamento attuali superano il concetto classico di strada forestale classica, nel bosco, legata alla fruizione boschiva. Non è chiarissimo, in realtà, di cosa si stia parlando. E forse questa nebbia a qualcuno può fare anche un po’ comodo. 

 

Anna Pugliese
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Giornalista professionista, con studi storici alle spalle, mitteleuropea, vive tra il mare di Trieste e il verde intenso della Carnia.

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