
Pecunia non olet? Olet, olet…
Ascolta l’audio
Indice dei contenuti
Pecunia non olet..
e così molte persone, aziende, istituzioni archiviano il tema del flusso del denaro,
da dove viene e dove va.
Senza voler togliere a nessuno sonni tranquilli… devo però svelarvi che non è proprio così.
I nostri soldi e la finanza tutta alimentano alcuni tipi di economia, danno linfa ad alcune scelte politiche, non sono anonimi, non sono indifferenti.
Così come avviene per la finanza pubblica, così avviene anche per la finanza privata.
Se lo Stato (Governo) o la Regione destinano denaro nelle varie manovre finanziarie ad un capitolo o ad un altro, comprendiamo la differenza. Se si sposta risorse dalla sanità e dalla scuola per metterle altrove – ad esempio su nuove infrastrutture – ce ne accorgiamo.
Forse ci accorgiamo un po’ meno di ciò che accade nella finanza privata, troppo complessa, troppo distante per essere compresa da tutti. O almeno così i poteri finanziari vorrebbero…
Il potere del cittadino consumatore e risparmiatore
Proviamo a capire qualcosa di più, proprio a novembre, mese dedicato all’educazione finanziaria.
Ogni azione che noi compiamo con il nostro denaro: l’apertura di un c/c, la stipula di un’assicurazione, di un piano di previdenza complementare, di acquisto di titoli di stato, di acquisto di fondi di investimento contribuisce a far crescere o meno un certo modello di economia e di finanza.
Si, proprio come accade quando scelgo come consumare, se fermarmi al packaging del prodotto o capirne la provenienza, la qualità dell’azienda che lo realizza. Scegliamo prodotti biologici, del commercio equo e solidale, che rispettino l’ambiente e i diritti dei lavoratori? Non riempiamo solo il carrello della spesa o la nostra dispensa ma decidiamo quale tipo di agricoltura far crescere, diamo indicazioni al mercato su che tipo di prodotti vogliamo.
Le scelte dei consumatori hanno modificato le scelte delle aziende, è sufficiente guardare gli scaffali dei negozi e dei supermercati.
Per la finanza è più difficile “assaggiare” il prodotto ma è possibile operare delle scelte coerenti con i propri valori, la propria idea di futuro, di sostenibilità.
La sostenibilità è una cosa seria…
Nel 2021 è entrato in vigore un Regolamento europeo – il 2088/19 – che ha introdotto una definizione condivisa del termine “sostenibilità” per gli investimenti finanziari e ha prescritto una serie di obblighi di trasparenza nei confronti degli operatori che li gestiscono.
Se recuperiamo la definizione di sostenibilità nata nel 1987* che dice
“è sostenibile uno sviluppo che soddisfa i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri”
e lo applichiamo alla finanza, ci appare chiaro che questo implica che tutti i flussi finanziari devono alimentare un modello economico e finanziario sostenibile. Una sostenibilità che si preoccupa dell’ambiente e delle comunità, in poche parole la finanza non può tener conto solo del rischio finanziario ma si deve preoccupare del rischio non finanziario.
Questo percorso – della Commissione e del Consiglio – è coerente con scelte europee di contrasto al cambiamento climatico, agli accordi di Parigi, agli impegni assunti nelle Cop che si sono susseguite negli anni.
Un risparmiatore che voleva acquistare fondi “verdi” aveva come alleato questa norma che obbligava i mercati (e i vari soggetti finanziari) ad esplicitare la tipologia di fondi proposta, un aumento di consapevolezza nella scelta dei cittadini.
In realtà questa norma nata da una concertazione non semplice tra gli Stati membri portava sin dalla nascita alcune fragilità: veniva ritenuto green anche il nucleare ed il gas, si concentrava sulla parte ambientale non riuscendo a definire criteri e linee guida per la parte sociale.
Il mercato mondiale – non solo quello europeo – per alcuni anni si è popolato di molte dichiarazioni e molti prodotti etichettati come “sostenibili” e questo ha permesso lo spostamento di masse di risorse finanziarie sulla transizione energetica.
Va specificato che non rientrare negli investimenti finanziari sostenibili non ha certamente bloccato la crescita e soprattutto i guadagni di investimenti in settori quali combustibili fossili o armi.
Qualcosa è ulteriormente cambiato, era nell’aria da tempo ma da qualche settimana è divenuto ufficiale.
…trasformata in giochi di specchi e di parole
Negli investimenti sostenibili rientra anche il settore delle ARMI, o meglio, adesso un fondo che investe esclusivamente in armi viene dichiarato sostenibile.
Il nostro risparmiatore o risparmiatrice che aveva trovato conforto in una definizione di sostenibilità ora deve dotarsi di pazienza, di tante buone domande da porre al consulente finanziario se vuole che il proprio denaro non venga investito in settori controversi, dannosi e non coerenti con la definizione di sostenibile.
Perchè l’Europa ha fatto retromarcia?
Troviamo indizi significativi nel programma ReArm Europe, nel noto rapporto Draghi che accanto al tema della competitività esalta quello della difesa e della difficoltà di quest’ultima di trovare investitori (e su questo le analisi degli investimenti e dei rendimenti del settore degli armamenti raccontano altro), e nelle dichiarazioni da Bruxelles sulla necessità di utilizzare i risparmi dei cittadini europei per finanziare il settore della difesa.
Sì perché oltre alla finanza pubblica la proposta della Commissione UE è quella di far convogliare i risparmi degli europei, quelli che sono sui nostri conti correnti e che ammontano a 10.000 miliardi di euro – in investimenti del settore difesa.
Nessun prelievo forzoso, solo proposte di investimento con ampio rendimento.
E per ultimare il quadro, ⅕ di quei risparmi sono italiani, sì i nostri!
La buona notizia quindi è che se non vogliamo alimentare il mercato delle armi ma sostenere la transizione ecologica ad esempio possiamo decidere di mettere i soldi, fare i nostri investimenti, sottoscrivere le nostre assicurazioni con chi ci garantisce con trasparenza le scelte.
Comprendere per scegliere, distinguere per non confondere.
La finanza etica da sempre lavora per aumentare l’educazione finanziaria delle persone per permettere scelte consapevoli e libere.
Per info su percorsi di educazione finanziaria: Fondazione Finanza Etica
*definizione introdotta nel Rapporto Brundtland
Attiva da oltre vent’anni nel settore cooperativo e non profit, è stata Presidente di Banca Etica dal 2019 e continua a promuovere modelli inclusivi e responsabili di finanza e partecipazione.





