
Pot ob Ziči. A Lubiana, una manifestazione ricorrente di memoria attiva.
Ogni anno, dal 1957, nel fine settimana più vicino all’8 maggio, giorno della liberazione della città dal nazifascismo, si tiene la manifestazione denominata “Pot ob žici”, che possiamo tradurre in Percorso lungo il reticolato. In genere la manifestazione dura tre giorni: il giovedì e il venerdì sono dedicati alle scuole, il sabato è aperto alla partecipazione di tutte le altre persone.
Il percorso, ben strutturato e riconoscibile grazie a numerosi cippi commemorativi e alla segnaletica dedicata, si snoda per 32,5 km lungo il tracciato della recinzione con filo spinato realizzata dall’esercito italiano nei primi mesi del 1942, al fine di contrastare le azioni della resistenza locale all’occupazione e annessione italiana, controllare e limitare i movimenti degli abitanti e favorire l’organizzazione di rastrellamenti di partigiani. Per oltre 1000 giorni Lubiana divenne una sorta di enorme “campo di concentramento”.
Da alcuni anni Adriatic Greenet, in collaborazione con l’ANPI di Gorizia, promuove la partecipazione all’evento per favorire un’iniziativa di memoria attiva che appassiona sia al fine di conoscere una parte della storia di questi territori di cui quasi nulla viene detto nel nostro Paese, sia per scoprire l’interessante connubio tra celebrazione storica e attività ricreativo-sportive che coinvolgono migliaia e migliaia di persone unite dal ricordo e dai valori dell’antifascismo.
Il percorso, negli anni, è stato attrezzato come un sentiero destinato a passeggiate, al podismo e, d’inverno, allo sci di fondo; lo si può percorrere anche in bicicletta tenendo sempre presente la sicurezza dei pedoni. È proibito percorrerlo con veicoli a motore. Il fondo è in gran parte di terra e sabbia, ma nei tratti attraverso i quartieri residenziali e i viali della città è ovviamente asfaltato.
Lubiana 1942, una città ridotta ad un carcere
Attraversandone i tratti di campagna, non ancora urbanizzati dalla crescita di Lubiana, ci si rende conto delle dimensioni che aveva l’area sotto il controllo dell’esercito fascista e poi di quello nazista. E così pure della dicotomia tra quanto sia sempre più enfatizzata, spesso in chiave revisionista, la temporanea occupazione della Venezia Giulia tra maggio e giugno 1945, dalle truppe dell’Esercito Popolare di Liberazione guidato da Tito, parlandone in termini di “occupazione” e di “terrore”, senza mai ricordare l’invasione del Regno jugoslavo (Regno dei Serbi, Croati e Sloveni) da parte italiana e tedesca, o meglio fascista e nazista, con conseguente annessione al Regno d’Italia della “Provincia di Lubiana” e occupazione della Dalmazia, del Montenegro, ecc… e senza mai ricordare nemmeno il razzismo violento perpetrato nei territori italiani multiculturali, dopo la fine della prima guerra mondiale, ai danni delle popolazioni slovene e delle minoranze croate e serbe.
In quest’epoca di narrazione distorta della storia vissuta nel ‘900 nell’Alto Adriatico, dove i confini sono stati tutt’altro che inviolabili e molte famiglie hanno visto la propria casa cambiare 5 bandiere nazionali in meno di ottant’anni, ascoltare la memoria e la storia dell’Altro, andando nei luoghi dov’è stata fatta, permette di riconoscere senza errori, crimini e criminali, orrori e vittime innocenti, contestualizzando fatti e misfatti.
E percorrere la strada per un’autentica coesione europea, di cui sentiamo sempre più il bisogno.
Bisiaco classe 1962, dopo l'esperienza amministrativa come vicesindaco del Comune di Monfalcone dal 1993 al 2001, con la Giunta Persi e successivi 5 anni come consigliere comunale sempre della lista civica Cittadini per Monfalcone (presente in Consiglio dal 1993 al 2011), si è dedicato all'associazionismo ecopacifista e dal 2014 è Presidente dell'associazione network internazionale Adriatic Greenet che comprende piccole associazioni ambientaliste o culturali dell'area dell'x-Jugoslavia.



