
Maddalena vive e chiede spazio
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Dal dopoguerra a oggi il rione della Maddalena di Trieste ha subito numerose trasformazioni, passando da una realtà agricola e operaia a un’area sempre più urbanizzata. La Maddalena è un quartiere ricco di storia e di storie, purtroppo oggi pesantemente penalizzato da scellerate scelte urbanistiche negli ultimi decenni – quando gli spazi verdi sono stati progressivamente deturpati da colate di cemento e si è proceduto alla chiusura di preziosi e storici spazi sociali. Nel 2022 per contrastare queste dinamiche un gruppo di residenti ha costituito il comitato Maddalena Vive. Il nodo fondamentale dell’azione del nostro comitato è la richiesta di un risarcimento verde, grazie alla realizzazione di un anello pedonale che colleghi spazi verdi – esistenti e potenziali – presenti nel rione, che in questo modo potranno diventare luoghi privilegiati di socialità. In questi anni ci siamo attivati anche su altre campagne per allargare la base di attivisti del comitato, per promuovere positivi percorsi di attivazione sociale e stimolare l’intervento di un’amministrazione comunale troppo spesso disattenta e sorda, per dare risposte adeguate ai bisogni delle periferie, anche in rete con altri comitati rionali.
Là dove c’era un parco ora c’è… una colata di cemento
Nel 2008 ruspe e motoseghe hanno spianato il parco pubblico dell’ospedale della Maddalena: era analogo, in scala ridotta, al tuttora funzionante e più noto parco dell’ex psichiatrico di S.Giovanni. Si distrussero così decine di alberi secolari e si cancellò un polmone verde vitale nel cuore del nostro rione. Dopo questa devastazione l’area per anni è stata abbandonata ed è diventata una palude dannosa e malsana, che rischiava di essere un pericolo per l’igiene e la salute pubblica. Tredici anni dopo (2021) al suo posto è stato costruito l’ennesimo supermercato e un parcheggio, oltre ad alcuni edifici residenziali. Il rione della Maddalena, da Campanelle fino a Largo Pestalozzi, ha subìto così l’ennesima colata di cemento e una speculazione edilizia che vede appartamenti di lusso, tuttora in vendita a 3500 euro al metro quadro, sopra a vaste aree commerciali di non primaria necessità, sovradimensionate e perennemente semivuote, mentre mancano tuttora nel rione servizi quali un farmacia, una posta, o uno sportello bancario per una popolazione in gran parte di anziani a mobilità ridotta o famiglie monoreddito con bambini in tenera età.
Un risarcimento verde
Il motivo che ci ha spinti a costituire il comitato Maddalena Vive è la richiesta di un risarcimento verde a seguito delle scelte urbanistiche scellerate che hanno ridotto le aree verdi del rione optando per uno sviluppo edilizio caotico e frammentato, senza qualità. Chiediamo un rione più vivibile, a misura di persona, che consenta una percorribilità sicura, e che permetta una vita dignitosa per tutte le età. La prima proposta che abbiamo fatto è stata la creazione di un anello verde pedonale e pubblico che colleghi diverse aree del rione, migliorando la vivibilità e promuovendo la socialità.
L’anello verde partirebbe dall’ex edificio sanitario di via Marenzi, trasformato in piazza verde, e attraverserebbe via del Veltro, il Giardino Pincherle, il crinale di Montebello fino a Villa Sartorio, per poi collegarsi alla ciclabile Cottur. La proposta è di realizzare un percorso verde integrato che sia un’infrastruttura che promuova stili di vita sani, mobilità attiva, aggregazione sociale e costruzione di comunità. Fin dal principio abbiamo chiesto con fermezza che questo tipo di rigenerazione urbana venga fatta attraverso un processo di progettazione partecipata reale ed effettiva interpellando chi nel rione ci vive e lavora.
Una nuova piazza panoramica vista mare
Uno dei tasselli più importanti dell’anello verde è il panoramico spazio pubblico di proprietà Ater dell’ex disinfezione tra via Marenzi e via Mulino a Vento abbandonato e in degrado da decenni. Nel 2024 abbiamo lanciato una campagna specifica su questo spazio, chiedendo di trasformarlo in una piazza verde pubblica con vista sul golfo, da destinare a socialità e aggregazione. Dopo aver raccolto oltre 1000 firme, il comitato ha chiesto alla Quinta Circoscrizione del Comune di Trieste un’assemblea popolare, che si è svolta l’11 giugno 2024 e che ha approvato all’unanimità la proposta della piazza verde.
Successivamente abbiamo scritto al sindaco Dipiazza per sollecitare lo stanziamento di risorse nel bilancio comunale, e l’apertura di un tavolo istituzionale, per discutere il futuro dell’area in modo trasparente e realmente partecipato. Abbiamo sottolineato i benefici di questa riqualificazione: maggiore vivibilità, sostegno al commercio locale, mitigazione del cambiamento climatico e rafforzamento del senso di comunità con tutte le ricadute positive che questo porta.
Il Comune ha recentemente annunciato l’avvio di un percorso di progettazione partecipata per la rigenerazione dell’area, sul quale intendiamo vigilare con attenzione, affinché il processo sia realmente inclusivo e risponda ai bisogni dei residenti.
Al fianco del prezioso commercio locale
Più recentemente, sabato 8 febbraio 2025, abbiamo organizzato un presidio di solidarietà rivolto ai negozi di vicinato. L’intenzione era quella di dire un caloroso grazie a nome della comunità a tutte le attività commerciali che in questi anni hanno mantenuto vivo il rione. Attività che hanno svolto negli anni un prezioso presidio del territorio, sono state occasione di incontro e conoscenza reciproca, hanno contribuito alla costruzione di vita di quartiere, di appartenenza e di integrazione. Ai ringraziamenti si associa però una nostra forte preoccupazione per il progressivo svuotamento di indispensabili negozi di quartiere.
I piccoli negozi sono punti vitali di incontro per gli abitanti, contribuendo a un senso di accoglienza, sicurezza, come pure di identità e vivacità. Il rischio è quello dello squallore di serrande abbassate e di mancanza di vita, e i centri commerciali non possono sostituire l’umanità delle relazioni e della preziosità del tessuto connettivo sociale costituito dal piccolo commercio.
Chiediamo con ferma insistenza azioni urgenti per fermare la moria di negozi di prossimità. Un Comune può e deve fare molto: si tratta da una parte di intervenire per migliorare la qualità degli spazi urbani delle periferie per renderle belle e attrattive anche dal punto di vista commerciale – e la proposta dell’anello verde va precisamente in quella direzione; dall’altra mettere in campo risorse per supportare i piccoli negozi sviluppando il loro valore sociale, oltre che commerciale e attento alle filiere corte. Il comune di Bari per esempio da tre anni ha attivato il bando “Un negozio non è solo un negozio” che finanzia investimenti (ristrutturazioni, nuovi arredi e attrezzature) e supporto alla gestione come assunzioni di personale e consulenze specialistiche. In cambio, le attività commerciali beneficiarie si impegnano a offrire eventi, servizi, attività gratuite per i loro clienti e la comunità locale, in collaborazione con associazioni, scuole e comitati civici. Così si promuove la costruzione di comunità, vitale per il piccolo commercio e capace di promuovere a sua volta socialità e benessere.
Chiediamo che anche nei nostri rioni vengano avviate progettualità di questo tipo, per non abbandonare i commercianti da soli di fronte ai cambiamenti epocali della nostra società, e non trasformare i rioni periferici in tristi e degradati dormitori.
Tenere vive le storie del rione
La Maddalena è un rione ricco di storia e di storie. In questi anni abbiamo raccolto testimonianze per preservare la memoria storica del quartiere, apponendo delle targhe nei luoghi simbolo del suo passato.
La prima targa che abbiamo apposto segnala la presenza in-loco di ruderi della chiesa che ha dato il nome al nostro rione: la chiesa di Santa Maria Maddalena, (già menzionata negli Statuti di Trieste del 1350 e sconsacrata nel 1785 durante le riforme di Giuseppe II d’Asburgo, successivamente convertita in abitazione privata e demolita attorno al 1850), di cui si possono ancora osservare i resti delle mura. La festa di Santa Maria Maddalena, celebrata il 22 luglio, era ancora ricordata nei primi decenni del Novecento. In sloveno, il rione è noto come Sveta Marija Magdalena Zgornja.
Un’altra targa ricorda l’osteria “Alla Vittoria” (1919), un tempo punto nevralgico di riferimento per il movimento operaio triestino e importante centro di aggregazione del dopoguerra, e che ha ospitato eventi, feste e incontri politici, oltre alla fondazione del circolo culturale sloveno Prosvetno društvo “Aldo Čebulec”. Negli anni Cinquanta, l’urbanizzazione portò alla demolizione del villino e alla costruzione di condomini, la trattoria chiuse definitivamente e fu sostituita dal Bar Blu, tuttora punto di riferimento del quartiere.
Nel 1887 veniva inaugurata la linea ferroviaria che collegava Trieste Sant’Andrea (poi Trieste Campo Marzio) con la Val Rosandra e il Carso, proseguendo verso Pola, e nel 1910 venne aperta la stazione di Sant’Anna. Negli anni Quaranta e Cinquanta, la ferrovia era parte integrante della vita del rione: i bambini giocavano lungo i binari e raccoglievano il carbone caduto dai treni, spesso lasciato apposta per aiutare le famiglie bisognose. L’ultimo treno percorse la linea il 31 dicembre 1958 e le rotaie furono smantellate nel 1966. L’idea era di usare il tracciato per costruire una superstrada che avrebbe squarciato il rione e esposto a rischio di inquinamento l’ospedale infantile Burlo-Garofolo”, ma grazie all’attivazione di un Comitato di quartiere e alla visione di un dirigente della Provincia, si riuscì a usare il tracciato per trasformato in una pista ciclabile e pedonale, inaugurata nel 2010. Uno degli aspetti più interessanti è che i protagonisti di allora sono gli stessi che portano avanti alcuni comitati cittadini attuali. Questi stessi protagonisti si augurano oggi di trovare nell’Amministrazione attuale degli interlocutori illuminati e impegnati per gli interessi della cittadinanza tutta, così come lo furono gli Amministratori di allora.
Una lotta intergenerazionale per il futuro delle periferie
Molto si sta dicendo in questo periodo sulla sicurezza urbana, ebbene: sono proprio realtà come quella del Comitato Maddalena Vive che possono contribuire a realizzarla. Un gruppo di residenti che ama il proprio rione, che già in passato ha vinto importanti battaglie, come trasformare un collegio abbandonato in scuola elementare tuttora funzionante, rendere pubbliche tre linee urbane di bus private, trasformare un tracciato ferroviario abbandonato in una pista ciclabile oggi usatissima, anziché farne una superstrada; un Comitato che lotta per valorizzarne il passato con uno sguardo rivolto al futuro. E nel farlo cerca di coinvolgere e attivare in un impegno costruttivo e pacifico le giovani generazioni, in un’alleanza necessaria oltre che preziosa.
Valdo Cozzi, con la sua ottimista ed efficace determinazione, ha raccontato l’episodio avvenuto nelle scorse settimane di cinquanta ragazze e ragazzi di una scuola professionale, di cui molti stranieri di seconda generazione, che sono stati accompagnati in un sopralluogo in un vicino giardino pubblico piuttosto degradato. Dalle proposte di miglioramento è scaturita la richiesta al Comune di poterle mettere in pratica. L’Amministrazione ha tristemente risposto proponendo un affitto annuale, ovviamente impossibile da affrontare.
Noi invece sogniamo istituzioni che sappiano accogliere e tendere una mano a iniziative spontanee dal basso, che possono davvero migliorare i territori, la qualità di vita delle persone, la loro progettualità condivisa, la loro voglia di partecipare alla costruzione del bene comune anziché ostacolare. Un Comune e una Regione che costruiscono fiducia, collaborazione, e che guardino al futuro con ostinato ottimismo e tanta voglia di fare bene.
Maddalena Vive
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