Passa al contenuto principale
friuli

(Anche) Noi siamo Friuli-Venezia Giulia, storie di uomini e caporali


A fine gennaio si sono svolte tra Spilimbergo, S. Vito al Tagliamento, Udine e Pozzuolo tre intense giornate di incontro, racconto, confronto e approfondimento con centinaia di studenti di due istituti superiori, con cittadini italiani e stranieri immigrati, con associazioni e organizzazioni sindacali, con rappresentanti di amministrazioni pubbliche e forze dell’ordine, dedicate alla miglior conoscenza di alcuni ambiti lavorativi nella nostra regione nei quali sono largamente presenti lavoratori immigrati extracomunitari spesso sulla soglia della clandestinità. Sono state portate a conoscenza anche situazioni specifiche e documentate perché su di esse si è esercitata l’azione delle forze dell’ordine, l’attività delle agenzie ed uffici incaricati della vigilanza sulla sicurezza e salubrità nei posti di lavoro, delle organizzazioni sindacali e sulle quali si dovrà esprimere o si è espressa la magistratura. 

Un mondo vicino a noi ma che spesso ci è apparso in questi incontri come un altro mondo lontano nel passato, dove le regole del nostro mondo civile odierno non esistono anche perché spesso non sono nemmeno conosciute, dove i rapporti tra le persone non sono rapporti tra pari ed uguali, dove l’altra o l’altro non è un tuo fratello o sorella ma solo un’occasione da sfruttare in ogni modo.

Un mondo che molti non vedono e non suppongono esista per buonafede, insufficiente informazione, disinteresse e tanti però, probabilmente, perché vedono che accade ad “altri”, a “diversi”, a individui che non sono come noi e valgono meno di noi.

Il razzismo presente in questi atteggiamenti è pericoloso, rende giustificabili e tollerabili modelli d’impresa che distorcono il mercato e la concorrenza, degradano la società che li tollera e, alla lunga, rischiano di trasformare l’insieme dei modelli produttivi e delle relazioni sociali estendendo a tutti noi, del posto, proprio i rapporti di forza senza controlli e senza limiti che oggi sono ancora marginali ma presenti anche nelle nostre comunità.

Qui riprendiamo l‘intervento di apertura del convegno svoltosi presso il Centro Balducci a Pozzuolo del Friuli e svolto da Giuliana Colussi. Contiamo di pubblicare prossimamente, in collaborazione con Libera, alcuni se non tutti gli interventi tenutisi.

La legalità senza giustizia sociale, diritti, lavoro, cultura è una bella parola ma astratta e lontana

– Giuliana Colussi

“Dobbiamo sporcarci le mani.

Dobbiamo essere persone più vive.

Per la libertà, per la pace, per la giustizia di tutti non si può tacere.

Ci sono momenti della vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo morale, una responsabilità civile. Fate sentire la vostra voce. La cultura è importante. Siamo chiamati tutti a fare la nostra parte

Abbiamo scelto di aprire il nostro convegno regionale con le parole che il nostro presidente Luigi Ciotti ci ha messo sotto l’albero poco prima di Natale: una forte esortazione che sentiamo dentro e viviamo nella nostra quotidianità, nel nostro impegno in associazione, nell’essere qui oggi assieme a tutti voi per questo importante appuntamento.

Rappresento in questa sede il coordinamento regionale di Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. 

Il nostro sogno collettivo è liberare il Paese dalle mafie, dalla corruzione, dall’illegalità e siamo convinti che per raggiungerlo sia necessario un impegno comune, di tutti, anche e soprattutto nella nostra regione che spesso viene ancora rappresentata come geneticamente protetta da infiltrazioni mafiose nonostante l’attività della magistratura e delle forze dell’ordine abbia già evidenziato come il Friuli Venezia Giulia non sia più solo terra di passaggio per i business illeciti delle consorterie criminali italiane e transnazionali ma è territorio di elezione per una presenza ramificata della criminalità organizzata.

Siamo impegnati in Friuli-Venezia Giulia in diversi settori:

  • Organizzazione del 21 marzo Giornata della memoria e dell’impegno
  • Sportello legalità e antiusura presso la CCIAA di TS
  • Percorsi di sensibilizzazione e di educazione civica nelle scuole (Marco Omizzolo in questi ultimi due giorni ha incontrato 400 studenti delle scuole di Udine e Spilimbergo)
  • Monitoraggio dei beni confiscati
  • Gioco d’azzardo
  • Monitoraggio PNRR

Ho voluto indossare oggi i colori della WHIPALA: è la bandiera tradizionale e simbolo del movimento indigeno andino che promuove l’armonia nella diversità, riconoscendo la forza che nasce dalla condivisione di uno scopo comune.

È composta da settecolori che rappresentano elementi naturali e valori culturali.

  • ROSSO – La terra e il mondo degli antenati
  • ARANCIO – La società e la cultura
  • GIALLO – L’energia e la forza
  • VERDE – La natura e la produzione agricola
  • CELESTE– Il cielo e l’acqua
  • BLU – Lo spazio e l’infinito
  • VIOLA – La politica e l’ideologia

Proprio come l’arcobaleno, che è unico e indivisibile pur essendo composto da sette colori, la WHIPALA rappresenta l’unità attraverso le differenze.

Se siamo qui oggi è grazie alla immediata adesione che abbiamo raccolto da oltre trenta realtà diverse, tanti colori diversi, che hanno messo a disposizione le proprie competenze e le proprie risorse per realizzare questa rassegna di tre giorni per fare un focus sulla situazione del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori nella nostra Regione. 

A loro va il nostro ringraziamento e, se mi permettete, vorrei citarli uno ad uno:

il Centro “Ernesto Balducci” innanzitutto, che ci ospita e con pazienza ci ha affiancanto nelle parti più squisitamente tecniche; l’Osservatorio Regionale Antimafia; i Comuni di Udine, San Vito al Tagliamento e Pozzuolo del Friuli; la Guardia di Finanza di Pordenone; la Direzione Regionale Lavoro; le organizzazioni sindacali SPI CGIL, FLAI CISL e CGIL Le radici del sindacato; le cooperative sociali Aracon, Bottega del Mondo, Damatrà, Il Piccolo Principe e Nuovi Vicini; le associazioni Arci Udine e Pordenone, Donne senza confini, Welcome S. Vito, Hand by hand, UGAP – Unione Giovani Africani Pordenone, Ospiti in arrivo, Get UP, CSS Teatro Stabile di Innovazione, Vicino e Lontano, La mafia non è solo sud, Il piacere della legalità, Mondi a confronto; Radio Onde Furlane e Radio Spazio; gli istituti scolastici Agraria “Il Tagliamento” e Liceo “Caterina Percoto”; la Parrocchia dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia di S. Vito al Tagliamento; il B&B Aganis di Casarsa

Questo importante appuntamento è l’arrivo di un percorso che abbiamo iniziato tre anni fa nello stile di Libera: partire dalla conoscenza per promuovere un dibattito pubblico, fare memoria e assieme – cittadini, organizzazioni, istituzioni – ricercare e costruire strade possibili di cambiamento.

Abbiamo fatto formazione, raccolto testimonianze, cercato di capire cosa succede nelle nostre comunità, nella nostra regione che appare sempre essere al di fuori dall’illegalità, quasi geneticamente protetta anche perché il friulano si riconosce per essere “salt, onest e lavorador” (nel dizionario di lingua friulana si trova anche la citazione che “i friulani restano un popolo di lavoratori, che senza fare tanta confusione vanno avanti con serietà, con misura, senza parlare per niente” – “furlans a restin un popul di lavoradôrs che cence fâ tante confusion a van indevant cun serietât, cun misure, cence fevelâ dibant”)

Ma cosa ci racconta la cronaca?

I diversi episodi degli ultimi anni che hanno coinvolto lavoratori stranieri sfruttati, nei vigneti, nei cantieri navali, ma anche nell’edilizia e nella ristorazione, con numeri in costante crescita, ci restituiscono che abbiamo un problema, che il problema è serio, che non possiamo più far finta di niente, non vedere e girarci dall’altra parte.

L’anno 2024 è stato segnato dalla morte di Satnam Singh, lo ricorderete tutti, scaricato davanti a casa con il braccio in una cassetta di frutta. È successo nell’agro pontino, ma qualcuno si ricorda cos’è successo cinque mesi dopo?

Un operaio egiziano di 53 anni è stato abbandonato agonizzante davanti a un distributore di benzina dopo essere precipitato da un’altezza di tre metri mentre lavorava senza tutele di alcun tipo in un cantiere. Questo è successo a Grado, la nostra isola del sole.

Siamo quindi tutti testimoni di un’ingiustizia, un’ingiustizia che deve interrogare le coscienze e spingere ad un impegno comune per costruire un possibile cambiamento.

Oggi siamo qui per questo: perché senza la giustizia sociale, i diritti, la cultura, le politiche sociali, il lavoro, la legalità resta una bella parola ma una parola astratta, una parola lontana.

Commuoversi non basta più, bisogna muoversi. La memoria scritta sulla pelle di Satnam Singh, di Paola Clemente morta di fatica sul campo, di Annamaria Torno bracciante di 18 anni morta sul ford transit sovraccaricato e di tanti altri lavoratori, ci parla, ci aiuta a distinguere il giusto dall’ingiusto, a capire ciò che serve, ci costringe a mobilitarci e a farlo tutti insieme.

In questi due giorni, oltre a fare il punto e dare un quadro della situazione e denunciare lo sfruttamento dei lavoratori e le criticità emerse nei diversi comparti produttivi della nostra regione, vorremmo riuscire a ragionare assieme, in un confronto aperto con parti sociali, organizzazioni datoriali, istituzioni, magistrati ed esperti, su quali strategie proporre, quali strumenti mancano a supporto, quali azioni muovere nelle comunità sul piano di sensibilizzazione della cittadinanza e di supporto ai lavoratori affinché non ci siano più episodi in cui uomini e donne vengono sfruttati, sottopagati e privati della propria dignità.

+ posts

Sono nata in terre lontane, dove i miei genitori hanno cercato un’opportunità; sono cresciuta in Friuli, dove sono le mie radici.
Da sempre sono impegnata nel sociale, lavoro al Piccolo Principe, cooperativa sociale che dal 1988 cerca di prendersi cura della propria comunità di riferimento e da oltre 10 anni sono impegnata in Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, della quale sono la referente regionale.
Il nostro sogno collettivo è liberare il Paese dalle mafie, dalla corruzione e dall’illegalità e siamo convinti che per raggiungerlo sia necessario un impegno comune, di tutti, anche e soprattutto nella nostra regione che spesso viene ancora rappresentata come geneticamente protetta da infiltrazioni mafiose, nonostante l’attività della magistratura e delle forze dell’ordine abbia già evidenziato diversi elementi di criticità in Friuli Venezia Giulia.

Iscriviti alla newsletter de Il Passo Giusto per ricevere gli aggiornamenti