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Impianti fotovoltaici

Spunti per un Energy Green Deal regionale, pubblico e condiviso


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La transizione energetica non è una strada asfaltata, ma un percorso complesso ed articolato; richiede determinazione di intenti (politici, ma non solo), continuità di impegno finanziario e tecnico, condivisione ed accettazione da parte di tutti i player interessati.

È anche un percorso obbligato, se davvero crediamo, come crediamo, che i cambiamenti climatici sono un problema vero (e particolarmente nella nostra regione (vedi ARPA 2024) che va affrontato per lasciare un futuro vivibile a chi verrà dopo di noi.

L’impegno per la transizione richiede un grande sforzo pianificatorio e programmatorio (ad oggi ancora inesistente) che traduca su scala regionale l’impegno assegnato dallo Stato alla Regione di installare 1.960 MW di nuova potenza rinnovabile entro il 2030 (Decreto aree idonee e burden sharing) *.

Senza questa capacità di pianificare su tutto il territorio lo sforzo di allocazione della potenza elettrica nominale assegnata al F-VG e di gestire con determinazione e chiarezza di intenti il grande lavoro che tale processo richiede, la transizione rischia di essere un affare molto conveniente nelle mani di gruppi finanziari che nulla badano all’interesse pubblico e collettivo che la sottende.

È quindi necessario che tutti i territori della regione diano il loro contributo alla transizione in relazione alle loro potenzialità attuali o residue ed alle loro fonti energetiche disponibili (fotovoltaico, biomasse, idroelettrico, eolico, geotermico). 

Ciò è tanto più vero ed urgente in quanto il processo di transizione è stato finora affrontato con un approccio affidato solo all’iniziativa privata sostenuta, spesso, da contributi pubblici senza che ciò si sia trasformato in reali e concreti vantaggi per le comunità locali; e queste, sempre più spesso, rispondono ai progetti di grandi impianti con un’opposizione forte affiancata da quella degli amministratori locali. 

Occorre superare questa condizione di impasse sul fronte politico-amministrativo e, in buona parte, anche sociale per andare verso una transizione conveniente ed attrattiva.

Per affrontare questo insieme di problemi è necessario pensare ad un Energy Green Deal F-VG con il quale la Regione si impegni a costruire un sistema di pianificazione, programmazione e realizzazione di impianti pubblici destinati a produrre ed erogare energia ai territori, aggregati in gruppi omogenei per entità di consumo (Comunità di Energia), a costi contenuti in una logica di utilità e vantaggio per tutti, garantendo adeguatezza, sicurezza e flessibilità del sistema. 

fotovoltaico

La situazione

Dal punto di vista del fotovoltaico, al 31.12.2024 la situazione in F-VG è la seguente:

Regione  Numero impianti Potenza installata (MW) Produzione Lorda (GWh) Produzione Netta (GWh) Autoconsumo (GWh) Numero sistemi di accumulo Capacità Sistemi di Accumulo (SDA) (MWh)
Friuli-VG 75.375 1.211 961 948 331 35.621 409

Nel 2024, il numero degli impianti è cresciuto del 23% rispetto al 2023 mentre la potenza installata è aumentata del 39%. La superficie occupata dagli impianti a terra è di soli 424 ha (0,19% della SAU FVG) che rappresentano il 27% di tutta la potenza installata; ciò evidenzia come anche in F-VG gli impianti a terra hanno compiuto un balzo in avanti nel 2024, balzo che è continuato anche nel 2025.

Di contro, la potenza degli impianti di piccole dimensioni (<20 kW) finanziati con contributo regionale se è cresciuta del 23.5% tra il 2023 e il 2024, ha visto un crollo di circa il 250% tra il 2024 e il 2025 (dati Regione FVG – Bandi LR 1/2026 agg.ti a 06.11.25)

L’obiettivo assegnato al F-VG dal burden sharing nazionale (1.960 MW) è in buona fase di conseguimento; al 30.06.2024 risultavano installati 376 MW (19.2% dell’obiettivo) e a fine ottobre 2025 “risultano 47 impianti autorizzati (42 fotovoltaici e 5 agrivoltaici), per una potenza complessiva di circa 732,9 MWp, e 36 impianti in iter autorizzativo (29 fotovoltaici e 7 agrivoltaici), per 417,7 MWp, per un totale di oltre 1.150 MWp tra autorizzati e in corso”. (fonte)

Per quanto le norme abbiano aperto ampie strade alla realizzazione di impianti e per quanto si sia normata la questione delle aree idonee, dopo la sentenza del TAR Lazio del 2025 (qui), la situazione è tornata in una paradossale fase di incertezza con aumento di ricorsi ai TAR e di contenziosi con la Pubblica Amministrazione. Restiamo in attesa di vedere gli effetti del recente DL 175/2025. 

Le opposizioni, i Comitati e i sindaci

L’opposizione ai grandi impianti sta crescendo un po’ dappertutto, a causa di un “clima” cambiato, di procedimenti amministrativi poco trasparenti che mettono i comuni e le comunità nella condizione di “dover accettare” impianti di cui non si conoscono i finanziatori e senza vere compensazioni.

Popolazioni e sindaci contro le rinnovabili non sono una buona premessa all’avanzamento della transizione e servono l’adozione di procedure serie e precise di partecipazione e condivisione dei progetti, di compensazioni e di vantaggi che possano raffreddare la contrarietà, rendendo la transizione accettabile, e, soprattutto, desiderabile.

In altri termini, la transizione deve diventare un processo collettivo e per realizzarla, è necessario cambiare approccio, rendendola desiderabile attraverso azioni basate non solo sulla discussione dei progetti, ma anche sull’educazione alla transizione, sulla diffusione di forme partecipative agli investimenti, pubblici e privati, che consentano forme di compartecipazione alla proprietà degli impianti. 

In carenza di ciò, la transizione energetica rischia di arenarsi se resta appannaggio solo dell’iniziativa di gruppi privati.

fotovoltaico pannelli solari

Verso un Energy Green Deal regionale

Affinché questa trasformazione avvenga è essenziale ripensare il modello in atto dove i proprietari della transizione sono solo privati; bisogna evitare che, così come vi è stata la privatizzazione dell’acqua in montagna, vi sia ora la privatizzazione dei suoli, del sole e del vento in pianura!

Occorre cominciare ad affermare la necessità di un ampio dispiegamento di risorse per la realizzazione di impianti pubblici e pubblico-privati nel quadro di un Energy Green Deal Regionale.

Se la transizione energetica deve garantire “sicurezza e indipendenza energetica”, bisogna porsi nell’ottica di realizzare impianti di proprietà pubblica e/o pubblico-privata, “a servizio” delle popolazioni locali, che rendano concreti vantaggi alle comunità che si attivano per realizzare i “loro” impianti di comunità.

La transizione non è solo tecnica, ma anche di giustizia; deve assicurare ricadute concrete e misurabili per tutte le categorie sociali quali detentrici del controllo e del governo e, perché no, della proprietà del sistema energetico.

Va pensato e realizzato, quindi, un grande Piano che sottragga al “caso” la distribuzione degli impianti per trasferirla ad una seria pianificazione che individui località dove fare impianti e potenze da installare; una sorta di Burden Sharing regionale dove tutti, dai monti al mare, giocano un ruolo perché tutti sono chiamati responsabilmente a parteciparvi.

In altri termini la domanda che dobbiamo porci è: ma chi provvederà alla decarbonizzazione delle nostre città, dei centri più grandi, delle zone montane, delle imprese energivore?

Non possiamo eludere questa domanda. 

Occorre, quindi, far nascere “strutture territoriali di sviluppo energetico” in grado di unire l’iniziativa politica regionale al sistema delle amministrazioni locali e alle forze del sistema economico, finanziario ed associativo locali.

Se ciò non accadrà, avremo solo impianti là dove è più conveniente farli (in pianura) con il risultato che i territori coinvolti saranno sempre più indisponibili ad accettarli e che larghe parti del territorio regionale (la montagna, le colline moreniche) non saranno minimamente coinvolte nella transizione. 

Non ci sarà limite del 3% di occupazione della SAU, né vincolo del Piano Paesaggistico, né norma urbanistica che non possano essere superati.

fotovoltaico impianto a terra.

Oltre l’accettazione, la desiderabilità sociale

La transizione energetica deve essere desiderabile se vogliamo che essa sia percepita non come una fastidiosa imposizione, ma come socialmente desiderabile e desiderata, deve offrire benefici e vantaggi, e perciò richiede investimenti comuni che garantiscano, fra l’altro, che nessuno venga lasciato indietro.

La desiderabilità della transizione energetica non è un accessorio; è il motore del cambiamento. Non si tratta di “vendere” un prodotto, ma di condividere una cultura in cui la sostenibilità sia associata a una migliore qualità della vita, all’innovazione e a un benessere distribuito. Quando l’energia pulita non sarà più vista solo come una soluzione costosa, riservata a pochi, ma come fonte di lavoro, di un’aria più salubre e come vantaggio economico concreto (bollette meno care), allora si innescherà la desiderabilità.

In questa prospettiva, anche chi si trova nelle fasce sociali più povere, chi non ha una casa di proprietà o un minimo capitale iniziale può diventare parte del cambiamento.

Per consolidare la transizione e la desiderabilità della transizione, per superare le diffidenze e le resistenze di Comitati e Amministrazioni locali, per contenere il costo dell’energia serve un Energy Green Deal FVG, che punti ad organizzare una forte presenza del pubblico nel realizzare e gestire impianti a fonti rinnovabili, attraverso la regia di FVG energia SpA e di una Finanziaria per l’Energia quali strumenti di regolazione e finanziamento del processo transitivo che ne sostengano i costi e le opportunità; questo processo dovrà operare con un chiaro obiettivo di decarbonizzazione e giustizia energetica e  dotarsi di strumenti partecipativi territoriali (Consorzi, Comunità Energetiche, Fondazioni, altro) costituiti con e dalle Comunità locali con l’obiettivo di realizzare un burden sharing regionale che definisca la ripartizione degli impegni della decarbonizzazione nel territorio regionale, valorizzando ogni tipo di  risorsa energetica locale (sole, vento, acqua, biomasse, geotermico) per la costituzione di ambiti energetici (Comunità di Energia) autonomi e dialoganti tra loro.

Un progetto ambizioso ma che solo può sottrarre, almeno in parte, le chiavi della cassa del tesoro (l’energia) ai privati, affidandole alla responsabilità pubblica dei territori e delle Comunità.

 

*Il burden sharing (condivisione degli oneri) è un principio che prevede la ripartizione equa di costi, rischi o obiettivi tra diverse parti, applicato principalmente in contesti finanziari, energetici e geopolitici.

Emilio Gottardo
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Referente per l’energia e le CER di Legambiente FVG, già ispettore forestale del Corpo forestale regionale.

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