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salto con sci

Cortina 2026, luci ed ombre


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Le Olimpiadi e le paralimpiadi si sono concluse domenica 15 marzo 2026 con la cerimonia di chiusura allo stadio del ghiaccio di Cortina d’Ampezzo. Nel raccontare ciò che è accaduto conviene iniziare dagli aspetti positivi e dai fatti che hanno assunto un significato rilevante per gli atleti e gli spettatori partecipanti. Innanzitutto, occupiamoci di quello che resterà nella memoria collettiva che, come sappiamo, seleziona i propri ricordi in base al piacere che sono in grado di riprodurre rievocando il passato. Ogni ricordo è una manipolazione di un evento, del quale si è stati, in modo diretto o indiretto, protagonisti. 

Perciò, quello che rimarrà sono le 16 medaglie conquistate dagli atleti paralimpici delle quali 7 d’oro e 7 d’argento e la quarta posizione nel medagliere, dopo la Cina gli Stati Uniti e la Russia. Resteranno anche le 30 medaglie olimpiche, delle quali 10 d’oro e sei d’argento che, anche in questo caso, ottengono il quarto posto del medagliere dopo la Norvegia gli Stati Uniti e i Paesi Bassi. Assistere alle prestazioni atletiche mette in moto emozioni e sentimenti profondi nella psiche umana, legati strettamente alla nostra natura di mammiferi competitivi e opportunisti.

Foto di Gigi Casanova - Gli alberi abbattuti sono simbolicamente alla manifestazione milanese del febbraio scorso
Foto di Gigi Casanova – Gli alberi abbattuti sono simbolicamente alla manifestazione milanese del febbraio scorso

Il fascino dello sport

Oggi il corpo maschile e femminile, giovane, forte, sano, robusto ed erotico è diventato una merce che seduce grazie ai media e alla pubblicità. I corpi lucenti nello splendore della bellezza, e l’oro lucente (ma van bene anche le carte di credito) sono i miti dell’unica ideologia sociale sopravvissuta. Sono le nuove divinità alle quali si dedicano i giochi olimpici e si sacrificano i corpi degli atleti. L’eros nello sport è la passione, il cui fine è il miglioramento delle proprie abilità atletiche che, nella Grecia classica, erano associate alle virtù civiche, è una forza potente e affascinante per ognuno. 

Allo stesso tempo, l’impegno sportivo è orientato alla vittoria, al superamento di tutti gli avversari. E anche questo fa parte della nostra psiche, desiderosa di riconoscimento, successo e gloria. Per questo ci immedesimiamo negli atleti, gioiamo delle loro vittorie e ci immalinconisce la loro sconfitta. L’emozione erotica della gara ci coinvolge e sconvolge. Lo sport cura la mente e il corpo, produce l’universale capacità di riconoscerci parte dell’umanità. Per questo, anche se tristi per la sconfitta dei nostri campioni, riconosciamo il valore del vincitore.

Da questo punto di vista sia le Olimpiadi che le paralimpiadi sono state prodighe di momenti di autentica e collettiva emozione. Per averli visti direttamente testimonio che a Cortina l’atmosfera olimpica è stata festosa e molto piacevole da vivere. La presenza di giovani atleti provenienti da ogni parte del mondo ha creato, come accade spesso in situazioni analoghe, un clima diffuso di gentile cameratismo e di accoglienza. Cortina ha confermato anche in questa occasione la sua capacità di organizzare le gare e l’accoglienza degli atleti nel modo migliore possibile. Nemmeno la presenza esorbitante del personale addetto alla sicurezza degli atleti ha potuto ridurre la qualità di questo clima olimpico. Non era affatto un risultato scontato ed è sicuramente un merito della comunità ampezzana averlo garantito.

Naturalmente sottolineare questo non significa giustificare l’inopportuna e petulante declinazione nazionalista di questi sentimenti. A cominciare dallo slogan ospitato su gran parte dei mezzi di trasporto in cui si afferma “l’emozione di essere italiani”, oppure l’altro slogan altrettanto sgradevole del ricorso al sentimento dell’orgoglio italiano. L’etimologia di orgoglio ci dovrebbe indurre ad utilizzare questo sostantivo con prudenza. Esso significa alterigia di chi troppo presume di sé, tipico di chi ha un’opinione esageratamente vantaggiosa di sé stesso. Non a caso, esso è sempre associato a un sentimento patologico che presume una superiorità di una nazione sull’altra per effetto dei successi dei propri atleti su quelli di altre comunità nazionali. È del tutto evidente che il merito dei successi agonistici è degli atleti e dei loro allenatori non certo della nazione e tantomeno dello Stato che, spesso e volentieri, lesina risorse per il sostegno a molte discipline olimpiche salvo poi, in caso di successo, prendersi meriti per risultati per raggiungere i quali non ha dato alcun contributo.

I volontari e la mobilità

Un altro aspetto molto positivo riguarda l’attività dei molti volontari affluiti a Cortina per fornire supporto logistico e informativo ai molti ospiti affluiti per assistere alle gare. Il loro impegno è stato encomiabile e molto importante per il funzionamento dei servizi olimpici. Questa capacità di mettersi a disposizione gratuitamente è uno degli aspetti di pregio che aggiunge qualità empatica alle relazioni umane rilevanti, laddove si tende a vedere soprattutto la massa e non si presta la dovuta attenzione alle necessità e ai bisogni degli individui. Con la loro generosa disponibilità i volontari hanno ovviato e risolto molti dei problemi che la macchina organizzativa ufficiale ha creato oppure che non avrebbe saputo risolvere.

Ne cito uno per tutti: la comunicazione sull’accessibilità di Cortina durante gli eventi olimpici è stata pessima. Anche chi ha seguito da vicino le fonti di informazione ufficiale, non capiva quali mezzi potevano accedere alla località ampezzana, in quale modo si potesse coniugare il trasferimento in treno con quello con gli autobus organizzati per il trasporto da Calalzo a Cortina. In verità il sistema organizzato per la mobilità ha funzionato molto bene, solo che ci son voluti i volontari per dare le informazioni capillari ai viaggiatori e favorire l’utilizzo di un sistema efficiente che si presentava incomprensibile. L’organizzazione dei sistemi di navetta ferroviaria e automobilistica ha dimostrato che, volendo, si può sostituire gran parte del traffico automobilistico individuale con mezzi di trasporto pubblico e liberare le Dolomiti da un traffico insensato che peggiora la qualità dell’esperienza turistica.

Un modello efficace per le “normali” stagioni turistiche

È evidente che non si può organizzare per tutte le stagioni un sistema di trasporto che ha spostato su Cortina giornalmente circa 17-20 mila persone. Tuttavia, nel pieno della stagione invernale ed estiva a Cortina arrivano circa 40-50 mila turisti e sulla statale Alemagna che serve tutto il Cadore ci sono, per almeno 60 giorni l’anno, 25.000 veicoli che si spostano e che potrebbero essere sostituiti in modo sostenibile da mezzi pubblici. Questo risultato sperimentato toglie di mezzo tutte le obiezioni di coloro che si ostinano a favorire il traffico automobilistico invece che rendere l’esperienza del trasferimento una parte del prodotto turistico.

La comunicazione

Al netto dell’ossessione pubblicitaria, anche la comunicazione degli eventi olimpici sui vari media è stata di buona qualità. In particolare, le riprese televisive delle gare (in particolare il pattinaggio e lo sci alpino) sono state di notevole valore estetico, considerando che il tempo tra le due olimpiadi ospitate a Cortina è esattamente quello dello sviluppo dello strumento televisivo nel seguire gli sport agonistici invernali. Gran parte delle strutture predisposte per l’evento sono state realizzate in tempo utile e hanno permesso lo svolgersi delle competizioni senza particolari problemi. Una provvidenziale nevicata prima dei giochi ha anche celato le devastazioni e i cantieri ancora aperti, riducendo la sgradevole percezione di essere in mezzo a dei lavori in corso. Questo evidente aspetto positivo non deve farci dimenticare che, anche se funzionanti, molte delle opere non sono ancora concluse e la loro consegna dopo la fine dei giochi olimpici non sarà più così urgente e necessaria. 

Le note dolenti, sempre quelle

È, invece, scandalosa la realizzazione in fretta e furia dell’impianto Apollonio Socrepes costruito sopra una frana attiva, per pura ostinazione e in totale assenza di una sua utilità rispetto al comprensorio che vorrebbe servire. Una mera e prepotente esibizione di potere che ha portato a uno spreco di denaro pubblico per un’opera priva di senso. Il valore dell’appalto è partito dai 22 milioni di euro iniziali, al consuntivo di 35 milioni. Un aumento del 60%, direttamente collegato alle problematicità tecniche e ambientali del tracciato, che dimostrano senza dubbio l’approssimazione con cui è stato progettato. Un lavoro iniziato male e finito peggio. 

Foto di Gigi Casanova  -Funivia Socrepes
Foto di Gigi Casanova -Funivia Socrepes

Nel luglio del 2025, la prima asta di gara fu deserta. Successivamente il cantiere fu assegnato alla società Graffer che non ha mai costruito un impianto di risalita dalla sua fondazione. Ovviamente la funivia è stata consegnata il 6 marzo 2026, dodici giorni dopo la chiusura delle Olimpiadi e il giorno prima dell’inizio delle Paralimpiadi. Seguendo un costume collaudato nel nostro sciagurato paese per ogni opera pubblica, la Procura di Belluno ha aperto un fascicolo sulla cabinovia Apollonio-Socrepes di Cortina a seguito di un esposto per disastro e frana colposi presentato dai legali dei residenti e dei proprietari di immobili nel villaggio storico di Lacedel.

Anche la nuova pista da bob prima dedicata ad Eugenio Monti che ora si chiama, con smemorata leggerezza, “Sliding Centre” è stata inaugurata nel marzo 2025. La costruzione è stata realizzata in 305 giorni dall’impresa Pizzarotti di Parma. Anche in questo caso, da un costo iniziale di circa 60 milioni di euro a consuntivo è costata, finora, 120 milioni di euro. Indipendentemente dai danni che la pista ha già subito per i quali troveranno un rimedio, il problema è che mantenere in esercizio una pista da bob costa molto, la si può usare poco, per solo tre sport di nicchia e invecchia rapidamente. Tra 10 o vent’anni sarà già, almeno in parte, obsoleta per materiali, specifiche e tecnologia di raffreddamento. Mantenerla in esercizio richiede grandi investimenti, senza considerare il fatto che la manutenzione annuale costerà non meno di 1 milione di euro, con un consumo di 2.000.000 di KWh e 21.890.000 di litri d’acqua. L’esperienza della pista realizzata a Cesana torinese per le Olimpiadi invernali del 2006 è stato un monito inascoltato: ora è in completa rovina e in totale abbandono. Anche quella costò al contribuente italiano 110 milioni di euro. 

Foto di Gigi Casanova -Pista di bob
Foto di Gigi Casanova -Pista di bob

Un altro elemento critico è il destino del villaggio olimpico di Fiames a Cortina costato 38 milioni di euro che in fase di progettazione avrebbe dovuto essere smantellato immediatamente dopo la fine dei giochi olimpici e che ora, invece, resterà dov’è per almeno altri due anni. Il 29 novembre scorso il consiglio comunale di Cortina ha fatto un accordo con la società Simico (Società infrastrutture Milano Cortina) e la Fondazione Mico per l’uso temporaneo del villaggio formato da 377 prefabbricati su un’area di circa 98mila metri quadrati. Un fatto inaudito poiché infrange l’elemento fondante dell’iter autorizzativo seguito dalla Simico che, l’undici luglio del 2024 nella Conferenza dei Servizi decisoria sul villaggio, aveva spiegato: “Il concetto di sostenibilità è alla base delle strategie progettuali, che sono volte a minimizzare l’impatto dell’intervento, con il recupero delle strutture, la riciclabilità dei materiali, l’efficienza energetica e l’impiego di fonti di energia rinnovabile. La realizzazione si articolerà in tre fasi: costruzione dell’infrastruttura, allestimento per i Giochi e successiva dismissione e disassemblaggio al termine dell’evento sportivo”.

Questa è una pratica nota per le opere pubbliche in Italia, per le quali si chiede un’autorizzazione con criteri di sostenibilità e, in corso d’opera o alla sua fine, la si usa per altra destinazione infrangendo i criteri che all’origine ne hanno consentito l’edificazione. Un conto è ospitare una comunità di atleti per 15 giorni un altro è costruire un villaggio di circa 1.400 persone senza le infrastrutture necessarie per metterlo in sicurezza e garantire lo smaltimento dei liquami e dei rifiuti. Una tipica furbata all’italiana, sempre pronti ad agire al limite dell’illecito e superandolo spesso e volentieri.

Foto di Gigi Casanova -  Villaggio Olimpico
Foto di Gigi Casanova – Villaggio Olimpico

Sostenibilità ambientale, locale e nel tempo. Sarà per un’altra volta…

Concludendo questa prima valutazione, a Olimpiadi e paraolimpiadi finite, è opportuno offrire alcune considerazioni slegate dai singoli eventi.

La prima è relativa alla mancanza di lungimiranza manifestata dai sostenitori dell’evento olimpico poiché, pur accogliendo l’ipotesi di olimpiadi diffuse, non sono stati conseguenti nell’utilizzare tutte le strutture esistenti nell’arco alpino al fine di ridurre al minimo l’impatto, che un grande evento inevitabilmente scarica su piccole località di montagna.

La seconda riguarda l’assenza di visione rispetto alla mobilità del futuro, rinunciando a priori alla costruzione del tratto di ferrovia Calalzo Dobbiaco o Calalzo San Candido al fine di evitare il traffico automobilistico in Dolomiti. Si è preferito inventarsi una fantasiosa “metropolitana di superficie” che ha portato lungo l’Alemagna un gran numero di autobus con un costo, solo in riferimento alla Dolomitibus, di circa nove milioni di euro. Dimenticando che le metropolitane usano veicoli elettrici e non con motori termici.

La terza riguarda l’uso furbesco dei criteri di sostenibilità, eludendoli sistematicamente nel corso della realizzazione delle opere, sia in Dolomiti sia in altri ambiti.  Così, si è prodotto un grave “vulnus” all’idea stessa di sostenibilità, che è diventata un puro elemento di marketing senza costringere chi la usa ad essere conseguente nei suoi comportamenti.

L’ultima considerazione riguarda un vizio inestirpabile nella definizione di grandi eventi, ovvero il completo disinteresse per il coinvolgimento dei residenti nei luoghi in cui questi eventi vengono ospitati. Questo è un’evidente violazione del criterio di sostenibilità sociale ma manifesta anche l’arroganza del potere politico ed economico. Il quale, pur di usare i soldi pubblici eludendo i controlli che le procedure normali esigono, prende decisioni non adeguatamente ponderate pur di realizzare il massimo profitto in dispregio di qualsiasi elemento di ragionevolezza, pubblica utilità e trasparenza. Le competizioni olimpica e paralimpica sono stati eventi di grande valore sportivo ed umano. Nonostante tutto, alcune opere pubbliche che manterranno la loro utilità anche in futuro sono state realizzate. Ma le procedure e le pratiche utilizzate sono state la desolante conferma di un atteggiamento provinciale, ostile all’innovazione e all’efficiente allocazione della spesa pubblica. 

Diego Cason
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Nato a Sedico, BL, il 25 gennaio 1954, residente a Belluno, laureato in Sociologia presso l’Università di Trento. Docente in Discipline economiche s’è occupato di ricerca sociologica su comunità, economia e pianificazione territoriale. Ha svolto 70 incarichi professionali, ha pubblicato 49 lavori di ricerca sociologica ha scritto, con Michele Nardelli, “Il monito della ninfea, Vaia la montagna, il limite”. È stato uno dei fondatori del BARD, Belluno autonoma Dolomiti Regione, è Presidente dell’ISBREC Istituto storico bellunese della Resistenza e dell’età contemporanea.

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