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La Scuola di Atene
Raffaello, “La Scuola di Atene”

Una Scuola che Serve


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Tra il concetto di leadership e quello di solidarietà passa un binario educativo che vale la pena di percorrere in un momento storico di scomposizione e ricostruzione valoriale come questo.

Tratto dalla sfera semantica aziendale, il termine di leadership caratterizza senz’altro quel tipo di guida carismatica che tra pari le giovani generazioni accordano a chi sa tenere il palco, a chi si prende naturalmente la scena. Attenzione: si tratta delle medesime giovani generazioni che, invece, ad una o ad un insegnante la riconoscono per tutt’altre ragioni e secondo tutt’altri parametri.

Entriamo in classe, in una qualunque classe di qualsiasi ordine di scuola nazionale e regionale. Il clima che si respira è quello di un insieme di individui che stanno faticando – chi più, chi meno – a diventare gruppo in formazione, famiglia in crescita: il cardine di ogni gruppo che si possa definire tale è la sua anima, la motivazione per cui si riconosce come parte essenziale di un tutto. 

Da individui a persone

Il passaggio da individui a persone è quindi decisivo per la ricerca del sé, per quello che oggi le Linee Guida sancite già con il D.M. 328/2022 chiamano l’orientamento ai Futuri Possibili, cioè alla molteplicità di strumenti valoriali, emotivi e cognitivi (oggi la norma dice “competenze non cognitive”), che ogni classe di ogni istituto scolastico deve poter garantire alle persone in formazione, per poter trovare il proprio segmento di felicità nella vita.

La o il docente dotato di leadership è in grado, dal punto di vista dei ragazzi e delle ragazze – ma anche delle bambine e dei bambini – di governare il gruppo aiutandolo a costruire la propria anima. Lo fa con una propria personalità, che oggi più di prima gli studenti chiedono che sia competente, attenta, capace di cogliere – e accogliere – sensibilità e speranze, per aiutarli a coltivarle grazie ad un senso di appartenenza che dia loro forza.

Non produce effetti rilevanti dal punto di vista sociale – non produce dunque felicità – una leadership che non imperni oggi (e domani) la sua missione educativa sulla leva della solidarietà, fattore proattivo e prosociale presente fin da subito nell’essere umano. Con un sintagma ora in disuso, si potrebbe dire che “per natura” il bambino, la bambina tendono ad avvertire il bisogno di supporto dell’altro: se mi cade una penna mentre un piccolo cammina accanto a me, quel piccolo la afferra e di solito la porge.

Man mano che il bambino o la bambina cresce, quel tipo di affezione e di responsabilità verso l’altro scema, travolto da una competitività che il concetto di leadership epurato dall’etica riconosce agli adulti: il modello adulto del fuori scuola racconta che è capace solo chi arriva primo, è in grado di avere successo solo chi ottiene risultati personalistici.

A scuola

Complessità come base

Quando AI è un legittimo compagno di banco, è fondamentale rileggere il senso del contesto scolastico. Contesto si scompone in Con-Te-Sto: non può non assumere una rilevanza notevole un ambiente di apprendimento in cui si costruisca insieme il perché della classe, il perché delle persone, il perché del venire in presenza ogni giorno a fare fatica, anche a litigare, e quindi a capire, a capirsi, a scoprirsi. Conoscersi e volersi bene non è mai facile, anzi. Ma chi se non la scuola può accompagnare oggi i giovani a coltivare il sapere disciplinare come occasione per costruire il bene di tutti?

Per questo la leadership significativa ruota oggi attorno al concetto distributivo di solidarietà: solo chi sposta il proprio baricentro da sé verso il fuori di sé riconosce l’altro con le sue esigenze e le sue aspettative, le sue frustrazioni e le sue soddisfazioni. Chi se non l’insegnante può lavorare affinchè il fulcro delle mie azioni non si collochi sempre e solo in me, monade isolata dal resto dell’universo, solitudine come peso insopportabile per adolescenti, per coloro che adolescunt, che stanno per diventare adulti, come il latino ben precisa? E se questi ragazzi diverranno adulti senza la spinta educativa verso il bene dell’altro, a chi spetterà poi risolvere il dramma di un mondo senza felicità?

Perché in tutta la letteratura di ogni tempo e di ogni luogo la persona non abita la sua anima da sola. La abita all’interno di una comunità che ogni cultura dipinge come àncora di salvezza.

La co-costruzione della sicurezza

Già da anni le competenze chiave per l’apprendimento permanente e le competenze chiave di cittadinanza – frutto legislativo di un’Unione Europea che fino a qualche anno fa radicava nella fiducia e nella cultura gli investimenti di pace per il futuro – raccontano di una valutazione che a scuola non può e non deve più essere disciplinaristica, ma interdisciplinare, trasversale ed essenzialmente comunitaria, mai individualistica.

Solidarietà è occuparsi del bene di chi mi sta attorno, con la ferma fiducia che del mio bene si occuperà il mio compagno o la mia compagna di classe. Forse anche così potremo seminare spirito di comunità pur all’interno di un orizzonte sempre più arido della vera felicità, che nelle letterature antiche di ogni parte del mondo partecipa dell’idea di nascita di un figlio o di una figlia, simbolo quanto mai prezioso nel nostro inverno demografico.

La nobiltà del servire

Da questo tipo di scuola che serve, che cioè è utile perché si mette al servizio delle persone, può nascere la sicurezza dentro e fuori la scuola, sicurezza come termine ambito, molto più complesso del complicato uso di controlli e controllori da cui spesse volte è accompagnato. La sicurezza passa attraverso la fatica della formazione. Dell’adulto di riferimento essenzialmente, creduto solo perché credibile.

Sonia Zanello
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56 anni, mamma di Giuliano e Fabiano, insegnante di lettere della scuola secondaria di secondo grado dopo molti anni passati alla scuola secondaria di primo grado.

Attualmente è distaccata come Tutor Coordinatore di Area Umanistica presso l’Università di Trieste nei Percorsi abilitanti per docenti.

Ha lavorato per anni presso l’Area Contenzioso dell’Ufficio di Ambito Territoriale di Udine – Ufficio Scolastico Regionale FVG come docente delegata dall’Avvocatura dello Stato presso il Tribunale di Udine.

Ha guidato il gruppo di formazione giovanile di Fare Comunità da capogruppo uscente in Consiglio Comunale a Codroipo, presso il quale in precedenza ha ricoperto l’incarico di Presidente della Commissione Servizi Sociali. 

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