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Val Tramontina senza medici, a questo siamo ormai nelle aree montane


Lo spopolamento delle comunità che vivono in area montana è spesso il risultato di una combinazione di fattori socioeconomici, ambientali e culturali che rendono più difficile la sopravvivenza e lo sviluppo di queste aree. Le opportunità di lavoro migliori e una maggiore accessibilità ai servizi nelle città spingono molte persone a trasferirsi dalle zone rurali alle aree urbane. È drammaticamente evidente che le comunità montane sono svantaggiate dalla mancanza di infrastrutture e servizi essenziali come trasporti, assistenza sanitaria e istruzione, e questa mancanza scoraggia le persone dal rimanere o stabilirsi in queste aree. Questo fa sì che molte comunità registrino un invecchiamento della popolazione, poiché i giovani tendono a trasferirsi altrove in cerca di opportunità, che perlopiù richiede servizi sanitari più efficaci nel dare risposte in tempi brevi ed in particolare con la medicina generale che insieme al servizio farmaceutico sono un importante e fondamentale presidio sanitario di prossimità.

Triplicata in tre anni la carenza di medici di base

In Friuli-Venezia Giulia mancano all’appello dai 150 ai 170 medici di base, tre volte tanto la carenza che si registrava appena tre anni fa e i dati, forniti dalla Federazione medici di medicina generale, non sono confortanti in vista dei prossimi pensionamenti. Il medico di famiglia, così viene ancora chiamato, rappresenta la prima linea di difesa per la salute dei cittadini. È il punto di riferimento per le cure primarie, per la gestione delle malattie croniche e per l’orientamento verso eventuali specialisti. Tuttavia, troppo spesso, molte persone si trovano a dover affrontare lunghe attese o addirittura la mancanza di un medico di base nella propria zona. Questo non solo compromette la salute individuale, ma mette a rischio l’efficacia dell’intero sistema sanitario ed evidenzia anche una disparità significativa nell’accesso alle cure primarie.

Le aree montane della regione, nello specifico la Val Tramontina, si trovano ad affrontare l’assenza sul territorio del medico di base e la difficoltà nel trovare assistenza medica quando necessario. Questa situazione è particolarmente preoccupante per i residenti anziani e per coloro che soffrono di patologie croniche, che dipendono fortemente dalla continuità delle cure offerte dai medici di famiglia e hanno molta difficoltà a muoversi su distanze medio lunghe per raggiungere gli Ambulatori Sperimentali di Assistenza Primaria e ad interagire con le nuove tecnologie informatiche, che potranno senza dubbio essere un valido supporto però nel prossimo futuro.

In risposta a questa situazione critica, le comunità locali hanno sempre ricercato soluzioni sostenibili. Una di queste è la messa a disposizione degli ambulatori comunali e di appartamenti di proprietà pubblica ad un costo calmierato. Tuttavia, queste misure richiedono un impegno coordinato e strategico da parte delle autorità regionali, locali e delle strutture dirigenziali sanitarie.

Per questo, qualche mese fa, è nato un comitato che ha promosso la petizione “Un medico di medicina generale per la Val Tramontina”, che manifesta l’urgente obiettivo comune della nomina di un nuovo medico di base, dato che a seguito del pensionamento del medico di medicina generale la Val Tramontina, nel Friuli occidentale, con ben due ambulatori esistenti ed attrezzati sul territorio, si è trovata dal maggio 2023 ad essere gestita dall’Ambulatorio Sperimentale di Assistenza Primaria collocato nel comune di Meduno, con tre medici individuati per assicurare tutte le funzioni della medicina generale, su prenotazione telefonica.

600 persone senza medici e farmacia

In Val Tramontina sono residenti oltre 600 persone, la maggior parte delle quali anziani che si trovano in condizioni di cronicità, fragilità e disabilità, le quali necessitano assolutamente di un presidio medico nei due paesi, almeno una volta la settimana, considerato che si tratta di zona montana disagiata, con reale difficoltà nel raggiungimento del presidio sito nel comune di Meduno e distante ben 15 chilometri, carente di un servizio di trasporto pubblico locale efficace. Cittadini che con la mancanza del medico hanno subito un duro colpo, trovandosi all’improvviso abbandonati dalle istituzioni con tutte le difficoltà nel raggiungere i vari servizi sanitari sul territorio anche per poter ottenere una semplice prescrizione di ricetta medica. Si aggiunga che dalla fine del 2022 ha chiuso i battenti anche l’unica farmacia presente.

La salute è un diritto fondamentale per tutte le persone, un diritto che la nostra Costituzione tutela e che lo Stato deve garantire; e persino il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in linea con le indicazioni europee, prevede investimenti destinati in particolare all’assistenza domiciliare over 65 e a promuovere lo sviluppo di nuovi progetti: Casa come primo luogo di cura.

Perché se è vero che la carenza dei medici coinvolge moltissimi assistiti distribuiti sull’intero territorio della regione, è anche vero che la persona anziana che vive in un borgo montano, che soffre già di una viabilità precaria, non può essere paragonata ad un’altra persona che abita in un distretto urbano o in una frazione di Comuni capoluogo, o comunque Comuni grandi, con una rete del trasporto locale ben supportata.

È essenziale che le autorità regionali prendano atto di questa situazione e agiscano con urgenza per garantire che ogni cittadino abbia accesso a un medico di medicina generale, indipendentemente dalla zona in cui risiede. Questo non solo migliorerà la salute e il benessere delle persone, ma contribuirà anche a rafforzare l’intero sistema sanitario regionale evitando, tra l’altro, gli accessi impropri ai pronto soccorso. I dati dimostrano che ogni euro investito in prevenzione ne fa risparmiare tre al sistema sanitario pubblico.

Siamo consapevoli delle sfide che il sistema sanitario affronta, ma crediamo fermamente che garantire un servizio medico di prossimità ad ogni cittadino sia un obiettivo realizzabile e vitale per il benessere della nostra comunità.

In conclusione, la carenza di medici di base nelle aree interne del Friuli-Venezia Giulia rappresenta una sfida che richiede un’immediata attenzione e azione da parte delle autorità competenti. Solo attraverso un impegno congiunto e determinato sarà possibile garantire un accesso equo e universale alle cure primarie, assicurando così il diritto alla salute per tutti i residenti della regione.

Giampaolo Bidoli

Libero professionista, nato e cresciuto a Tramonti di Sotto dove, da molto tempo, è amministratore locale. Alle spalle due mandati di sindaco del comune dove vive e un mandato di consigliere regionale per il Patto per l’Autonomia.

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