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Udine criminale?


Negli ultimi giorni la cronaca udinese è stata purtroppo segnata da episodi di violenza, spesso a opera di gang giovanili. Di fronte a questi fatti il dibattito pubblico si è acceso, fatalmente con la richiesta di misure più repressive da parte di alcuni settori dell’opinione pubblica e della politica.

Tuttavia è fondamentale come cittadini e come Istituzioni non perdere la bussola, diventando poi preda di strumentalizzazioni politiche. La Comunità udinese del Patto per l’Autonomia ritiene che un approccio banalmente securitario e repressivo non sia la soluzione adeguata, e sia invece necessario orientarsi alla promozione di forme di benessere sociale ampio e condiviso.

La città è una città sicura

Udine rimane una città sicura, i numeri non mentono: i tassi di criminalità recentemente pubblicati dal Sole24ore mostrano come la nostra provincia in generale si posizioni ben al di sotto della media nazionale, e decisamente agli ultimi posti in Italia per quanto riguarda minacce, percosse, lesioni dolose, danneggiamenti.

Eppure, la percezione di insicurezza è in aumento. Questo è senza dubbio dovuto a una serie di fatti di cronaca che hanno caratterizzato questo ultimo periodo, che non vanno di certo ignorati, nonché a certa manipolazione dell’opinione pubblica da parte di alcuni media oppure da parte di politici che soffiano sul fuoco per interessi elettorali, alimentando una narrazione securitaria che non corrisponde alla realtà.

Non possiamo cedere a questa deriva. La risposta non può essere quella del pugno duro e della repressione indiscriminata: come s’è già visto altrove si rischia solo di peggiorare la situazione e creare un clima di tensione.

Nessuna strumentalizzazione dei fatti deve alimentare una percezione di paura e insicurezza, di certo pessime alleate per ragionare e individuare le migliori possibili soluzioni. Vanno contrastate le derive populiste e xenofobe che inquinano il dibattito cittadino senza apportare informazioni o soluzioni, ma solo opinabili se non indegni punti di vista, alla luce della Costituzione.

Fermo restando una adeguata capacità e tempestività degli interventi delle forze di polizia, cosa che difficilmente si concilia con la riduzione del personale in essere, e stabilita una capacità di sanzionamento per i reati commessi che non può dilatarsi negli anni a causa di una lentezza giudiziaria che prolunga la conclusione dei processi, serve un approccio ampio e sistemico, multidisciplinare, che sappia leggere i fenomeni in maniera obiettiva con grammatiche aggiornate, per individuare le cause profonde del disagio giovanile, in particolare di quelle legate all’immigrazione.

Occorre investire in formazione, inclusione e azioni di coesione sociale, creando opportunità concrete per le fasce giovanili della collettività, contrastando la marginalizzazione.

Capire fenomeni sociali diversi e complessi

L’esperienza in atto nel quartiere di San Domenico può essere un utile esempio di come la risposta non solamente securitaria crei condizioni positive di convivenza.

Serve un’analisi attenta del fenomeno delle gang giovanili, che tenga conto delle complesse dinamiche sociali e culturali che ne sono alla base, per poi agire con interventi mirati e diversificati contrastando la marginalità e l’esclusione, creando opportunità concrete, intercettando precocemente il disagio e la devianza, costruendo reti di solidarietà e di sostegno.

Serve una gestione complessiva del fenomeno dei minori non accompagnati, ragionata e adeguata a numero e tipologia che abbia le risorse necessarie per garantire non solo la custodia ma anche interventi educativi e se necessario di supporto psicologico con una regia che non abbandoni i singoli comuni al contingente.

Provvedimenti mirati e adeguati

La Comunità udinese del Patto per l’Autonomia auspica che

– gli organi statali si assumano responsabilmente le proprie competenze mettendo risorse e personale adeguato, ma anche le necessarie riforme per una giustizia tempestiva ed efficace;

– la Regione sappia coordinare gli interventi necessari a gestire immigrazione irregolare e minori non accompagnati che abbandonati rischiano di cadere nell’economia sommersa o illegale;

– l’Amministrazione Comunale, in collaborazione con le altre Istituzioni competenti, assuma un ruolo di leadership nel promuovere questo approccio multidisciplinare, in un dialogo aperto e costruttivo con tutti i soggetti interessati.

L’impegno di tutti, misura di civiltà, rimane la costruzione corale di una collettività più coesa, solidale e inclusiva, in un territorio sano.

Massimo Brianese

Coordinatore della Comunità udinese del Patto per l’Autonomia

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